Massimario di Diritto Bancario


Conto corrente di corrispondenza in genere

Contratti e operazioni bancari in genere – Cointestazione – Successione per causa di morte – Buona fede nell'esecuzione dei rapporti
Secondo le disposizioni contrattuali sottoscritte tra banca e clienti, in presenza di un conto corrente o di contratto di un deposito titoli cointestato tra coniugi, in caso di morte di uno dei cointestatari, il coniuge superstite può continuare ad operare sul conto corrente a condizione che un coerede del defunto non si opponga mediante invio alla banca di semplice lettera raccomandata.

In caso di opposizione da parte di un coerede la banca deve pretendere il consenso di tutti i coeredi per consentire nuove operazioni di disposizione sul conto corrente o sul deposito titoli da parte del cointestatario superstite.

Nel caso in cui, ricevuta la raccomandata con la quale un coerede chieda il “congelamento” dei rapporti bancari in essere, ove la banca richieda all’opponente documentazione comprovante la propria effettiva qualità di erede, la banca viola il principio di buona fede se, nel tempo necessario a produrre la documentazione, consenta al cointestatario superstite di compiere operazioni di giroconto dei titoli depositati ed è tenuta a risarcire l’erede opponente che abbia subito un danno a causa della distrazione dei titoli. (Roberto Bartolini) (riproduzione riservata) Appello Napoli, 25 Febbraio 2020.


Contratti bancari - Operazioni bancarie in conto corrente - Convenzione tra correntista e banca per l'autorizzazione anche di altro soggetto (delegato) a compiere operazioni sul conto corrente - Natura - Portata e limiti
L'accordo tra il cliente e la banca, in base al quale anche altro soggetto a ciò delegato è autorizzato a compiere operazioni sul conto corrente, spiega unicamente l'effetto, per le operazioni e nei limiti di importo stabiliti, di vincolare la medesima banca a considerare alla stessa stregua di quella del delegante la firma di tale delegato, ma non comporta il conferimento a quest'ultimo di un potere generale di agire in rappresentanza del detto delegante per il compimento di qualsiasi tipo di atto negoziale riferibile al conto in esame. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 17 Gennaio 2020, n. 859.


Conto corrente bancario – Variazione delle condizioni contrattuali – Usura sopravvenuta – Esclusione – Usura originaria
Nel caso del conto corrente bancario, in ipotesi di esercizio dello ius variandi da parte della banca, non si può verificare il fenomeno del contrasto a posteriori di una clausola già pattuita con la sopravvenuta individuazione legale dei tassi usurari, bensì la variazione, da parte della banca medesima, del saggio precedente degli interessi: sicché il nuovo valore di questi ultimi ben può eccedere il tasso-soglia vigente al momento della variazione stessa (usura originaria). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 02 Ottobre 2019.


Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Prescrizione – Prova dell’esistenza di rimesse solutorie – Eccezione di prescrizione in assenza dell’estratto integrale – Ricalcolo saldo in assenza dell’estrato conto integrale

Conto corrente bancario – Azione di accertamento negativo del saldo – Azione di ripetizione di indebito – Delibera CICR 9/02/2000 – Nullità del regime di capitalizzazione trimestrale – Necessità della firma specifica della clausola

In punto di prescrizione e di distinzione tra atti di pagamento ed atti ripristinatori della provvista, la disponibilità dei soli riassunti scalari, dai quali risultano i soli saldi giornalieri ordinati per data valuta, risulta insufficiente a verificare “secondo il criterio della data di disponibilità delle singole operazioni, l’esistenza di uno scoperto di conto e l’idoneità della rimessa in conto a ridurre e-o estinguere l’anzidetto scoperto, e la necessità invece di esaminare la movimentazione del c/c quale risultante dal c.d. foglio movimenti, dove le operazioni sono classificate per tipo, data contabile e data valuta”; da ciò ne consegue che l’eccezione di prescrizione non può essere esaminata in assenza dell’estratto integrale.
Resta ferma invece la possibilità di procedere alle verifiche sugli addebiti di competenze operate dalla banca e all’eventuale rettifica del saldo, in quanto la verifica di legittimità degli addebiti in conto corrente, lo storno degli addebiti illegittimi perché operati in assenza di contratto o in base a una clausola invalida, il conseguente ricalcolo ricorsivo – trimestre per trimestre – delle competenze “legittime” no esige la produzione del c.d. foglio movimenti, visto che sulla base dei soli riassunti scalari e del riepilogo delle competenze, il C.T.U. è in grado di operare le dovute rettifiche dei numeri debitori e delle liquidazioni nei trimestri successivi.

Non spetta la capitalizzazione trimestrale (né altra forma di capitalizzazione: cfr. Cass. sez. un. 24418/2010) fino alla prima contrattualizzazione del regime di capitalizzazione ai sensi della Delibera CICR 9/02/00, non potendosi ritenere sufficiente la comunicazione al cliente dell’adeguamento contrattuale e/o la pubblicazione della stessa in G.U.
Se per il tratto anteriore al 30.6.2000 è indiscusso che la banca non poteva e non può legittimamente addebitare interessi su interessi, per il tratto successivo l’introduzione ex novo del meccanismo di capitalizzazione, sia pure su base di pari periodicità, ma con (ovvia, peraltro legittima) disparità nei tassi creditori e debitori, rappresenta un intuitivo peggioramento delle condizioni contrattuali ed esige specifica approvazione per iscritto – mediante sottoscrizione ad hoc ex art. 1341 c.c. – come è previsto in via generale dall'art. 6 delibera CICR 9.2.2000 per i nuovi contratti. (Antonio Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 19 Giugno 2019.


Regime di monopolio legale di Poste Italiane S.p.A. per la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta ICI - Compatibilità con gli artt. 14 e 106, paragr. 2, TFUE - Questione pregiudiziale - Potere di Poste Italiane S.p.A. di determinazione unilaterale dell'importo della "commissione" dovuta dal concessionario della riscossione ICI - Compatibilità con gli artt. 106, paragr. 2, 107, paragr. 1, e 102, paragr. 1, TFUE - Questione pregiudiziale
La Terza Sezione Civile ha sollevato innanzi alla CGUE, ex art. 267 del TFUE, le seguenti questioni pregiudiziali:

1) se osti agli artt. 14 TFUE (già art. 7D Trattato, poi art. 16 TCE) e 106 paragr. 2, TFUE (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) ed all’inquadramento nello schema del servizio di interesse economico generale (SIEG) una normativa come quella prevista dal combinato disposto dell’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992 con l’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, alla stregua della quale viene istituita e mantenuta – anche successivamente alla privatizzazione dei servizi di “bancoposta” erogati da Poste Italiane s.p.a. – una riserva di attività (regime di monopolio legale) a favore di Poste Italiane s.p.a. avente ad oggetto la gestione del servizio di conto corrente postale dedicato alla raccolta del tributo locale ICI, tenuto conto dell’evoluzione della normativa statale in materia di riscossione delle imposte, che almeno a far data dall’anno 1997, consente al contribuente ed anche agli enti locali impositori, di avvalersi liberamente di modalità di pagamento e riscossione dei tributi (anche locali) attraverso il sistema bancario;

2) qualora l’istituzione del monopolio legale dovesse essere riconosciuta rispondente alle caratteristiche del SIEG, se osti agli artt. 106, paragr. 2, TUEF (già art. 90 Trattato, poi art. 86, paragr. 2, TCE) e 107, paragr. 1, TUEF (già art. 92 Trattato, poi art. 87 TCE), secondo l’interpretazione di tali norme fornita dalla Corte di Giustizia con riferimento ai requisiti intesi a distinguere una misura legittima – compensatoria degli obblighi di servizio pubblico – da un aiuto di Stato illegittimo, una normativa come quella risultante dal combinato disposto degli artt. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996 e 3, comma 1, del d.P.R. n. 144/2001, che attribuisce a Poste Italiane s.p.a. il potere di determinazione unilaterale dell’importo della “commissione” dovuta dal Concessionario (Agente) della riscossione del tributo ICI, ed applicata su ciascuna operazione di gestione effettuata sul conto corrente postale intestato al Concessionario/Agente, tenuto conto che Poste Italiane s.p.a. con delibera del consiglio di amministrazione n. 57/1996 ha stabilito detta commissione in Lire 100 per il periodo 1.4.1997-31.5.2001 ed in Euro 0,23 per il periodo successivo all’1.6.2001;

3) se osti all’art. 102, paragr. 1, TUEF (già art. 86 Trattato, poi art. 82, paragr. 1, TCE), come interpretato dalla Corte di Giustizia, un complesso normativo quale quello costituito dall’art. 2, commi 18-20, della l. n. 662 del 1996, dall’art. 3, comma 1, del d.P.R. n. 144 del 2001 e dall’art. 10, comma 3, del d.lgs. n. 504 del 1992, dovendo necessariamente assoggettarsi il Concessionario (Agente) al pagamento della “commissione”, così come unilateralmente determinata e/o variata da Poste Italiane s.p.a., non potendo altrimenti recedere dal contratto di conto corrente postale, se non incorrendo nella violazione dell’obbligo prescritto dal citato art. 10, comma 3, e nel conseguente inadempimento all’obbligazione di riscossione dell’ICI assunta nei confronti dell’ente locale impositore. (massima ufficiale) Cassazione penale, 23 Maggio 2019, n. 14080.


Legittimazione attiva del fideiussore

Prescrizione quinquennale – Infondatezza – Prescrizione decennale – Conto in attivo – Ripristino integrale della provvista – Inesistenza rimesse solutorie

Anatocismo – Mancata pattuizione e sottoscrizione della clausola di reciprocità degli interessi – Illegittimità

Spese – Mancata pattuizione – Illegittima applicazione

Usura – Formula matematico-finanziaria post 2009 – Irrilevanza Istruzioni di Banca d’Italia – Rilevanza della mera pattuizione – Conto corrente – Tasso superiore alla soglia usura per effetto dello ius variandi – Usura ab origine – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Non debenza di tutte le somme pagate – Tramissione atti alla Procura della Repubblica

La legittimazione del garante/fideiussore, in ordine alla nullità ed alla invalidità relative ad un conto corrente bancario, si configura in termini di intervento dipendente, atteso il suo evidente interesse giuridico a che il saldo per il quale deve eventualmente rispondere sia determinato correttamente.

L’eccezione di prescrizione quinquennale riferita agli interessi è palesemente infondata se si riferisce al diritto di ripetere gli interessi illegittimamente addebitati.

È palesemente infondato l’assunto della banca che individua un autonomo effetto solutorio in considerazione del fatto che il conto sia tornato in attivo. L’unico effetto di una rimessa tale da riportare il conto in attivo si risolve nel ripristino integrale della provvista dell’apertura di credito e in una pre-costituzione di attivo da utilizzare nuovamente, con o senza apertura di credito, ma sicuramente non comporta alcuna forma di pagamento, non essendovi alcun debito esigibile da estinguere.

In forza del nuovo testo dell’art. 120 TUB vigente dal 9.02.2000 al 31.12.2013, la capitalizzazione trimestrale degli interessi è consentita purchè prevista a favore del cliente e attraverso una clausola specificatamente approvata.

La sentenza n. 16303/2018 delle Sezioni Unite della Corte di cassazione regola la vicenda dell’usura sino al 31.12.2009; per il periodo successivo, la formula che deve essere utilizzata è quella finanziaria, come prevista dalla legge 108/1996 e non quella fornita dalle Istruzioni di Banca d’Italia, la quale non ha potere di regolare la materia diversamente dalla Legge.

Se per effetto dello ius variandi esercitato dalla banca il tasso sale sopra la soglia usuraria, si tratta in ogni caso di usura originaria, con le conseguenze di cui all’art. 1815 c.c.

Il superamento della soglia usuraria comporta la segnalazione presso alla competente Procura della Repubblica in relazione al reato di cui all’art. 644 c.p. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Aprile 2019.


Contratto di conto corrente – Richiesta ex art. 119 e mancate consegna e produzione in giudizio – Non sussiste inadempimento dell’onere della prova a carico del cliente – Nullità di tutte le condizioni economiche non giustificate da valida pattuizione
Secondo i principi generali in materia di onere della prova, l’attore correntista in accertamento negativo del credito è onerato alla produzione del contratto di conto corrente e relativi estratti conto; qualora però l’attore abbia vanamente chiesto tale documentazione  ex art. 119 TUB, le conseguenze della mancata produzione in giudizio non potranno che ricadere sullo stesso istituto di credito, con la conseguenza che, non essendovi prova di una valida pattuizione scritta, va dichiarata la nullità del contratto con condanna della banca a restituire al cliente tutti gli addebiti non giustificati da alcuna pattuizione.

In tema di prescrizione decennale eccepita dalla banca, se viene dedotto e provato che il conto corrente è assistito da apertura di credito, i versamenti effettuati non costituiscono pagamento se non al momento della chiusura del rapporto allorquando il correntista restituisce alla banca gli importi utilizzati e solo da questo momento comincerà a decorrere il relativo termine di prescrizione.

In caso di mancanza di contratto di fideiussione, il garante è legittimato a proporre le eccezioni in ordine al rapporto garantito non potendosi ritenersi provata la circostanza dedotta dalla banca per la quale il fideiussore abbia sottoscritto una garanzia "a prima richiesta". (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 13 Febbraio 2019.


Cessione crediti – Società di cartolarizzazione – Escussione dei crediti ceduti – Responsabilità patrimoniale
Le c.d. società veicolo sono disciplinate dalla legge n. 130 del 1999, il cui art. 3, comma 2, prevede che "I crediti relativi a ciascuna operazione costituiscono patrimonio separato a tutti gli effetti da quello della società e da quello relativo alle altre operazioni. Su ciascun patrimonio non sono ammesse azioni da parte di creditori diversi dai portatori dei titoli emessi per finanziare l'acquisto dei crediti stessi.".

Questo comporta che eventuali terzi creditori, quali potrebbero essere i debitori dei singoli crediti ceduti in caso di esito vittorioso dei giudizi intentati nei loro confronti, non potrebbero contare sull'attivo sociale dato dall'importo dei crediti oggetto di cartolarizzazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Perugia, 04 Dicembre 2018.


Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Erronea annotazione in conto – Duplice scritturazione a credito del cliente – “Approvazione” dell’estratto conto – Decorso del termine di cui all’art. 1832, comma 2°, c.c. – Preclusione dell’azione di ripetizione – Esclusione
La mancata contestazione dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832 c.c. e la connessa implicita approvazione delle operazioni in esso annotate riguardano gli accrediti e gli addebiti nella loro realtà effettuale nonché la verità contabile, storica e di fatto delle operazioni annotate, ma non impediscono la formulazione di censure concernenti la validità ed efficacia dei rapporti obbligatori sottostanti.

Nel contratto di conto corrente l’approvazione anche tacita dell’estratto conto ai sensi dell’art. 1832 comma 1 c.c., non impedisce di sollevare contestazioni ed eccezioni che siano fondate su ragioni sostanziali attinenti alla legittimità, in relazione al titolo giuridico, dell’inclusione o dell’eliminazione di partite del conto. (Lorenzo Del Giudice) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 20 Novembre 2018, n. 30000.


Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)
 
La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 22 Ottobre 2018.


Prescrizione singoli versamenti – Prova – Applicabilità del principio di vicinanza della prova

Fido di fatto – Meri atti di tolleranza – Insussistenza – Massimo scoperto di fatto consentito dalla banca

Azione di ripetizione – Termine di prescrizione decennale – Decorrenza – Data di chiusura del c/c

Inesistenza contratto di apertura di credito – Mancata pattuizione di tassi di interesse – Violazione art. 117 comma 4 T.U.B. – Applicazione tasso sostitutivo ex art. 117 comma 7 T.U.B.

CMS – Illegittimità – Mancata indicazione dei criteri di calcolo

Contratto di mutuo – Usura ab origine – Sussistenza – Concreta applicazione compenso per estinzione anticipata – Inserimento nel TEG – Applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. – Restituzione di tutti gli interessi pagati

Non può pretendersi che sia il correntista a fornire la prova di avere diritto a considerare nel ricalcolo i singoli versamenti, perché quella di prescrizione è un’eccezione in senso proprio, per cui alla parte che la solleva spetta l’obbligo di specificare i fatti che ne costituiscono il fondamento (cfr. Cass. n. 3578/2004 e Cass. n. 4468/2004). Del resto, l'impostazione che impone alla banca di comprovare lo sconfinamento e i pagamenti asseritamente prescritti è coerente con il principio di vicinanza della prova (indicante un particolare rapporto di facilità di accesso e recupero tra un soggetto e la prova), che la Suprema Corte a S.U. n. 13533/2001 ha elevato a criterio principe nella ripartizione dell’onere stesso. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La durata, la stabilità e l’importanza dell’utilizzo da parte del correntista di somme della banca consentono di escludere che si sia trattato di meri atti di tolleranza, ma configurano il riconoscimento dell’esistenza di un fido di fatto, avente come limite estremo lo stesso massimo scoperto di fatto consentito dalla banca. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

L’ordinario termine di prescrizione decennale per far valere il diritto alla ripetizione decorre dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, salvo interruzione. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata contrattualizzazione del contratto di apertura di credito nonché la mancata pattuizione dei relativi tassi di interesse configura la violazione dell’art. 117 comma 4 T.U.B. con conseguente applicazione del tasso sostitutivo di cui al successivo comma 7. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

La mancata indicazione dei criteri di calcolo della c.m.s., benchè pattuita, comporta l’illegittimità della stessa. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata)

Nei contratti di mutuo, il compenso per l’estinzione anticipata, pattuito contrattualmente ab origine, entra nel calcolo del T.E.G. solo se si sia verificata l’effettiva estinzione anticipata del rapporto (con la conseguente applicazione dell’onere pattuito); accertato, quindi, che il tasso effettivo ricercato risulta usurario poiché superiore alla soglia di riferimento prevista dalla legge, deve applicarsi il secondo comma dell’art. 1815 c.c. con conseguente gratuità dell’intero contratto di mutuo e restituzione al mutuatario di tutti gli interessi dal medesimo versati. (Lorenzo Fumagalli) (riproduzione riservata) Tribunale Cremona, 22 Ottobre 2018.


Contratti bancari - Conto corrente di corrispondenza - Domande di nullità ex artt. 1418-1419 c.c. e di ripetizione d’indebito ex art. 2033 c.c. - Contratto di conto corrente - Onere di produzione a carico del correntista ex art. 2697 c.c. - Ordine di esibizione del contratto ex art. 210 c.p.c. e consulenza tecnica d’ufficio - Inammissibilità

Rilevabilità d’ufficio della nullità contrattuale ex art. 117, 3° c. D. Lgs. n. 385/93 - Presupposti - Limiti segnati dalla documentazione in atti e dalle risultanze istruttorie fornite dalla parte onerata della prova ex art. 2697 c.c. - Esercizio d’ufficio di attività istruttorie - Inammissibilità

Usura (art. 644 c.p. e L. n. 108/96) - Onere della prova a carico del correntista - Verifica - Formula di cui alle Istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura - Applicabilità - Altre formule di calcolo - Inattendibilità

La prova dell’esistenza della clausola contrattuale (in punto interessi debitori, interessi anatocistici, c.m.s., etc.) di cui si chiede la declaratoria di nullità non può prescindere dalla produzione in giudizio del contratto di conto corrente, poiché il giudice solo attraverso l’esame del testo contrattuale può accertare che il contratto effettivamente la contiene nei termini indicati da chi agisce e può valutarne la validità o la eventuale invalidità: spetta al correntista medesimo fornire la prova della fondatezza della propria domanda attraverso la produzione in giudizio del documento contrattuale relativo al rapporto di conto corrente, al fine di consentire la valutazione sul contenuto e sulla validità delle clausole contestate, nonché dei relativi estratti conto. L’inottemperanza del correntista-attore rispetto all’onere probatorio così delineato non può essere supplita né dall’ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c. rivolto alla banca - considerato che tale istanza deve ritenersi inammissibile qualora l’ordine abbia ad oggetto documenti direttamente accessibili alla parte ex art. 119 Tub, quindi documenti che la parte, nel diligente assolvimento dell’onere probatorio su di essa gravante, avrebbe dovuto previamente acquisire in via stragiudiziale (come peraltro verificatosi nel caso di specie avendo la cliente richiesto ed ottenuto dalla banca, prima del giudizio, tutta la documentazione contrattuale inerente al rapporto controverso) e dunque allegare agli atti di causa -, né dalla consulenza tecnica d’ufficio. (Dante Abbondanza) (riproduzione riservata)

La rilevabilità d’ufficio della nullità contrattuale postula, quanto meno e come ben sottolineato anche dalla giurisprudenza di legittimità (Cass. 7.5.2015 n. 9201), la sufficienza probatoria della documentazione prodotta, non potendosi ritenere esigibile una attività istruttoria integrativa da parte del giudice diretta a sopperire al mancato assolvimento dell’onere probatorio di una delle parti ed avente ad oggetto il contenuto dei rapporti intercorsi con l’altra parte. Pertanto, in difetto della produzione in giudizio della necessaria documentazione contrattuale ad opera della parte (correntista) a tanto onerata, del tutto correttamente e legittimamente il giudice declina la pretesa del rilievo d’ufficio, ai sensi dell’art. 101 c.p.c., della nullità del contratto ex art. 117 Tub. (Dante Abbondanza) (riproduzione riservata)

Il correntista che denuncia la natura usuraria del tasso d’interesse ha il preciso onere di allegare e provare, in termini analitici e specifici, modi, tempi e misura del superamento del tasso soglia ex L. n. 108/96. A nulla rilevano, all’uopo, formule e criteri di calcolo diversi da quelli indicati nelle Istruzioni della Banca d’Italia per la rilevazione del t.e.g.m. ai sensi della legge sull’usura: invero, essendo sprovvisti di qualsiasi giustificazione sul piano tecnico, logico e normativo, risultano inattendibili e del tutto impraticabili. (Dante Abbondanza) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 27 Marzo 2018.


Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Prova del credito della banca da (asserito) saldo negativo di conto – Produzione da parte della banca degli estratti conto relativi al rapporto al fine di ricostruire il saldo – Necessità – Decorso del termine decennale di conservazione delle scritture contabili – Irrilevanza – Distruzione dei documenti per decorso del termine decennale – Violazione del precetto di sana e prudente gestione ex art. 5 T.U.B. – Sussistenza
La banca non può sottrarsi all’onere di provare il preciso ammontare del credito vantato nei confronti di un cliente, e da quest’ultimo contestato in giudizio, invocando l’insussistenza dell’obbligo di conservare le scritture contabili oltre i dieci anni dall’ultima registrazione. D’altro canto, il comportamento della banca che si disfa della documentazione afferente a un credito di cui non ha ancora ottenuto soddisfacimento integra una negligenza grave, che viola apertamente il dovere di sana e prudente gestione di cui all’art. 5 del T.U.B. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 20 Febbraio 2018, n. 4102.


Contratti bancari – Conto corrente di corrispondenza – Erronea annotazione in conto – Duplice scritturazione a credito del cliente – Indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. – Sussistenza – “Approvazione” dell’estratto conto – Decorso del termine di cui all’art. 1832, comma 2°, c.c. – Preclusione dell’azione di ripetizione – Esclusione
Nel contesto di un rapporto di conto corrente, le attribuzioni patrimoniali, pur annotate in conto, che siano tuttavia prive di idonea causa di giustificazione, costituiscono indebito oggettivo ex art. 2033 c.c. Ai fini della proponibilità dell’azione di ripetizione, è irrilevante il termine di decadenza previsto per l’impugnazione dell’estratto conto dall’art. 1832, comma 2°, c.c., il cui decorso non è idoneo a consolidare attribuzioni patrimoniali prive di causa in capo alle parti. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 10 Gennaio 2018, n. 372.


Contratti bancari – Rapporto tra saldo del conto corrente e domanda risarcitoria del cliente per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario finanziario – Questione di giudicato del decreto ingiuntivo ottenuto dalla banca – Esclusione
Il decreto ingiuntivo passato in giudicato che abbia ad oggetto il pagamento del saldo di conto corrente a favore della banca non costituisce antecedente logico, essenziale e necessario (secondo la consolidata nozione di limiti oggettivi del giudicato, cfr., di recente, Cass. 16 agosto 2012, n. 14535) rispetto alla domanda di risarcimento proposta dal cliente nei confronti della banca medesima per violazione degli obblighi di comportamento dell’intermediario in relazione ad operazioni in contratti derivati.

Nel caso di specie, la Corte ha rilevato che agli atti non vi era nessun elemento che potesse far ritenere che il contratto uniforme in contratti derivati e quello di conto corrente potessero essere considerati parti di un unico contratto e che la pretesa risarcitoria non è astrattamente riconducibile ad una posta di conto corrente se non nel caso di espresso riconoscimento debitorio da parte della banca. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 25 Ottobre 2017, n. 25317.


Domanda di ripetizione degli interessi creditori non liquidati
Non ricorre alcun vizio di ultrapetizione della sentenza di primo grado, che ha correttamente attribuito all’attrice gli interessi creditori maturati nel corso del rapporto, espressamente domandati in citazione (con formulazione inequivoca, e non diversamente interpretabile solo perché l’attrice non aveva lamentato che il CTU li avesse calcolati nella misura legale, anziché in base alle effettive previsioni contrattuali), oltre che implicitamente compresi nella domanda principale di “ripetizione dell’indebito, previa esatta determinazione del dare e dell’avere”, necessariamente riferita a tutte le somme illegittimamente trattenute dalla banca. (Antonio Tanza) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 07 Settembre 2017.


Contratti bancari – Forma scritta per la validità – Conclusione mediante scambio di corrispondenza – Ammissibilità

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Condizioni

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Momento di conclusione del contratto e decorrenza degli effetti – Dalla data della produzione in giudizio – Esclusione

Prove documentali – Scrittura privata sottoscritta dal solo convenuto – Produzione in giudizio – Equipollente della sottoscrizione dell’attore – Momento di conclusione del contratto e decorrenza degli effetti – Dalla data della stipulazione – Affermazione

Contratti bancari – Forma scritta per la validità – Conclusione mediante scambio di corrispondenza – Condizioni – Prova della conoscenza dell’accettazione – Per testi e presunzioni – Ammissibilità

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08

Usura – Poteri dell’autorità amministrativa secondo la legge n. 108/96 – Rilevazione statistica dell’andamento dei tassi medi di mercato – Affermazione – Potere di escludere la rilevanza usuraria di costi inerenti all’erogazione del credito – Esclusione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08 – “Separata rilevazione” della commissione (circolare Banca d’Italia 2 dicembre 2005 n. 12) – Incompatibilità con la legge n. 108/96 – Disapplicazione

Usura – Commissione di massimo scoperto – Costo inerente all’erogazione del credito – Fattispecie ante DL 185/08 – Computo nel TEG della somma addebitata a titolo di commissione senza rettifica del TEGM – Affermazione

Gli artt. 117 TUB e 23 TUF non sono incompatibili con la conclusione del contratto dell’intermediario bancario o finanziario mediante scambio di corrispondenza, non prescrivendo che risultino da unico documento le sottoscrizioni di entrambe le parti. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Per regola giurisprudenziale consolidata, da circa un settantennio, la produzione in giudizio da parte dell’attore della scrittura firmata dal solo convenuto (“scrittura mono-firma”) costituisce valido equipollente della sottoscrizione dello stesso attore, ai fini del perfezionamento del contratto, a condizione che: a) l’attore faccia valere gli effetti negoziali del contratto; b) il convenuto non abbia, medio tempore, revocato la proposta; c) la scrittura non sia fatta valere dagli eredi o aventi causa di una delle parti o nei loro confronti, dato che costoro non potrebbero efficacemente accettare in luogo del loro autore, non subentrando di regola nella posizione di oblato o proponente. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Poiché ogni proposta perde effetto, ancorché non revocata né irrevocabile, dopo che è decorso il termine per l’accettazione (stabilito dal proponente, dalla natura dell’affare o dagli usi: cfr. art. 1326 co. 2 c.c.).e non può restare indefinitamente pendente, non è ammissibile che il contratto mono-firma si abbia per concluso soltanto al momento della produzione in giudizio ((Cass. 24 marzo 2016 n. 5919 et al.). Egualmente non è possibile che il contratto, di cui è provata la conclusione tramite produzione in giudizio della scrittura mono-firma, abbia efficacia soltanto ex nunc, poiché tale considerazione svuota di significato la produzione in giudizio, malgrado la dichiarata equiparazione degli effetti, ogni qual volta sia rilevante il comportamento tenuto dalle parti nel tratto di tempo tra la formazione della scrittura e la sua produzione in giudizio. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Per evitare queste aporie, deve ritenersi che la produzione in giudizio della scrittura mono-firma “non determina la costituzione del rapporto ex nunc, ma supplisce alla mancanza della sottoscrizione di detta parte con effetti retroagenti al momento della stipulazione”, ossia che la regola giurisprudenziale “produzione vale sottoscrizione” non attenga alle regole di formazione del contratto, ma a quelle di prova in giudizio di contratti già conclusi; prova semplificata perché colui che fa valere la scrittura privata in giudizio è esonerato dalla prova della propria sottoscrizione. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Resta fermo l’onere di provare le altre condizioni per la valida conclusione del contratto, cioè che: 1) il regolamento di interessi sia fatto per iscritto; 2) sussista la sottoscrizione della parte contro cui la scrittura è fatta valere; 3) il proponente abbia conoscenza dell’accettazione dell’oblato, scritta e sottoscritta.
La prova della conoscenza, al fine di stabilire il momento di conclusione del contratto, può essere data con qualsiasi mezzo attendibile e concludente, anche per testi e presunzioni e quindi, a fortiori, per ammissione del convenuto stesso, senza che a ciò osti l’art. 2725 c.c. (richiamato da Cass. 24 marzo 2016 n. 5919), quando il contratto deve farsi per iscritto a pena di nullità, poiché l’oggetto del limite probatorio verte sulla dichiarazione (scrittura) e sulla sua paternità (sottoscrizione), non sugli altri elementi pur necessari al perfezionamento della fattispecie contrattuale, come la ricezione e conoscenza delle dichiarazioni da parte dei loro destinatari. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Secondo la posizione espressa dalla stessa Banca d’Italia (nella circolare 2 dicembre 2005 n. 12) la c.m.s. è costo inerente all’erogazione, pur se rilevata separatamente rispetto alle altre remunerazioni e spese per la ritenuta difficoltà di prevedere, con prognosi ex ante, l’effettiva incidenza della c.m.s. “storica” sul complessivo costo del credito. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

La “separata rilevazione” della c.m.s., nelle istruzioni anteriori alla versione “agosto 2009”, non può avere l’effetto di escludere la c.m.s. dalla verifica di usurarietà ai sensi dell’art. 644 c.p. e ciò in quanto la legge n. 108/96 ha demandato all’autorità amministrativa di fare una rilevazione statistica dell'andamento dei tassi medi di mercato (praticati dal sistema bancario-finanziario e distinti per classi omogenee di operazioni), ma non il potere di definire la fattispecie usuraria e di escludere la rilevanza di costi comunque collegati all’erogazione del credito. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)

Malgrado il contrario avviso di Cass. 22 giugno 2016 n. 12965, ostano all’applicazione del regime c.d. del margine (descritto nella circolare 2 dicembre 2005 n. 12) l’incompatibilità con la legge n. 108/96, che prescrive la rilevazione di un tasso medio “globale” (art. 2) e perciò onnicomprensivo. Alla globalità segue anche l’unicità del “limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” (art. 644 co. 3 c.p.), che è determinato nel “tasso medio risultante dall'ultima rilevazione […] aumentato dello spread. O il costo è inerente alla concessione di credito, e allora deve rientrare nel TEGM e rientra senz’altro nel TEG, oppure ne è estraneo. Viceversa, il regime del margine introduce due distinte coppie di tassi medi e relative soglie, una pertinente la globalità della remunerazione dell’intermediario, l’altro la sola c.m.s., rendendo frastagliato e non uniforme “il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari” e ingenerando irrazionali disparità di trattamento. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata)  

Poiché appare altresì impossibile il ricalcolo ab ovo del TEGM, comprensivo della c.m.s., non essendo accessibile al pubblico la massa di dati utilizzati dalla Banca d’Italia per la rilevazione statistica, deve ammettersi per esclusione il raffronto tra il TEG del contratto, compresi i costi addebitati per la c.m.s., e il tasso soglia determinato a partire dal TEGM pubblicato nel d.m., senza incrementi. (Enrico Astuni) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 15 Luglio 2017.


Contratti bancari – Forma scritta – Contratto sottoscritto dal solo correntista – Produzione in giudizio – Costituisce accettazione
In materia di contratti bancari di conto corrente e di apertura di credito, la produzione in giudizio ad opera della banca delle copie sottoscritte dal solo cliente costituisce atto di accettazione di precedenti proposte trasmesse dalla banca e sottoscritte dal cliente. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 04 Maggio 2017.


Piano finanziario MY Way e contratti collegati – Indicazione della facoltà di recesso – Omissione – Nullità – Segnalazione Centrale Rischi – Cancellazione
Deve essere accertata la nullità del piano finanziario My Way e dei contratti ad esso collegati, conclusi fuori sede, in caso di mancata previsione nei moduli della facoltà di recesso. Tale facoltà deve avere il contenuto di cui al comma 6 dell’art. 30 TUF, vale a dire deve consentire all’investitore di recedere dal contratto nei sette giorni successivi alla sua conclusione senza alcuna spesa o corrispettivo in favore del promotore finanziario e del soggetto abilitato. La clausola sul recesso, pertanto, non può essere identificata nell’eventuale previsione di estinzione anticipata del contratto che è esercitabile dal cliente, ma nel corso del rapporto e a titolo oneroso.
Il risparmiatore ha diritto alla restituzione delle somme versate in forza di tali contratti nulli e gli interessi legali decorrono ai sensi dell’art. 2033 cc dal giorno dei pagamenti, posto che la banca ha chiesto il versamento di somme sulla base di un contratto la cui nullità era chiaramente evincibile.
Il risparmiatore, inoltre, ha diritto all’eliminazione delle segnalazioni alla Centrale Rischi della Banca d’Italia (o ad altra banca dati) relative al mancato pagamento delle somme dovute sulla base del contratto dichiarato nullo. (Roberta Tedeschi) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 04 Maggio 2017.


Contratto di conto corrente – Ripetizione di somme – Produzione del contratto e degli estratti conto completi – Onere del correntista – Ordine di esibizione del contratto – Esclusione – Ordine di esibizione degli estratti conto – Limitazione all’ultimo decennio
Il correntista che domanda la ripetizione di somme indebitamente versate alla banca deve allegare e provare i fatti costitutivi della propria pretesa creditoria, ovvero l’esecuzione della prestazione e l’inesistenza (originaria o sopravvenuta) del titolo della stessa. Il correntista ha, pertanto, l'obbligo di produrre il contratto di conto corrente e gli estratti conto relativi a tutto il periodo contrattuale.
La mancata produzione del negozio di conto corrente e degli estratti conto completi va a scapito dell’attrice, poiché – trattandosi del soggetto che agisce in ripetizione – è la parte gravata dal relativo onere probatorio. Né si può ritenere che tale omissione possa essere sanata accogliendo la richiesta di ordine di esibizione ex art. 210 c.p.c., in quanto il presupposto per l’emanazione di tale ordine è che la parte si trovi nell’impossibilità di produrre essa stessa in giudizio i documenti. Tale istanza, comunque, non può avere ad oggetto i contratti, poiché l’art. 119 TUB consente al cliente solo di acquisire dalla banca i documenti relativi a singole operazioni contabili eseguite negli ultimi dieci anni. (Guido Corapi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 07 Marzo 2017.


Contratti bancari - Forma scritta ad substantiam - Produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l’ha sottoscritta - Equivalente della sottoscrizione - Efficacia ex nunc - Conseguenze -  Ricalcolo del saldo di conto corrente con applicazione di interessi al tasso sostitutivo B.O.T., data contabile ed esclusione di c.m.s. ed oneri sostitutivi
Con riferimento ai contratti per i quali la legge richiede la forma scritta ad substantiam ex art. 117 T.U.B., la produzione in giudizio di un modulo di conto corrente e di apertura di credito recante un visto per autenticità della firma ha effetti perfezionativi del contratto con effetti ex nunc e non ex tunc, con la conseguenza che gli addebiti a titolo di interessi ultralegali, commissioni e spese effettuati prima del perfezionamento in giudizio del contratto devono ritenersi nulli perché presuppongono l’esistenza “a monte” di valide ed efficaci condizioni contrattuali. (Pierantonio Paissoni) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 16 Novembre 2016.


Contratti bancari - Forma scritta ad substantiam - Produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l’ha sottoscritta - Equivalente della sottoscrizione - Efficacia ex nunc - Nullità di protezione - Rilevabilità d’ufficio - Conseguenze - Interessi al tasso sostitutivo
Con riferimento ai contratti per i quali la legge richiede la forma scritta ad substantiam, la produzione in giudizio della scrittura da parte del contraente che non l’ha sottoscritta realizza un equivalente della sottoscrizione, con perfezionamento del contratto con effetti ex nunc e non ex tunc, essendo necessaria la formalizzazione delle dichiarazioni di volontà che lo creano, nulla rilevando la ricorrenza di atti di esecuzione del contratto stesso da parte di chi non l’abbia ancora sottoscritto, in quanto la natura formale del contratto non ammette la sua stipula per atti concludenti.

La nullità del contratto per mancata sottoscrizione di una delle parti, in quanto nullità di protezione, può essere rivelata d’ufficio dal giudice innanzi al quale sia stato proposta domanda di nullità anche per causa diversa da quella allegata dall’istante.

La nullità del contratto bancario impedisce alla banca di reclamare le competenze previste dal contratto nullo (interessi convenzionali, capitalizzazione degli stessi, spese e commissioni varie), essendo lo stesso completamente privo di effetti; in tal caso potranno essere richiesti unicamente gli interessi al tasso sostitutivo previsto dall’articolo 117, comma 7, TUB. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ragusa, 17 Ottobre 2016.


 
L’art. 38, 2° comma, del D.Lgvo 385/1993, nel prevedere che la Banca d’Italia possa determinare l’ammontare massimo dei finanziamenti in rapporto al valore dei beni ipotecati (che, secondo delibera del CICR del 22.4.1995, attualmente ammonta all’80% del valore del bene concesso in garanzia ipotecaria), ha lo scopo esclusivo di tutelare le banche e, indirettamente, il sistema bancario, essendo volto ad impedire che gli istituti di credito assumano esposizioni finanziarie senza adeguata garanzia.

In ragione dello scopo della norma, poiché l’art. 38 non incide sulla validità del contratto, un’eventuale sua violazione determinata dalla concessione di un mutuo superiore alla soglia determinata dalla Banca d’Italia (nello specifico, all’80% del valore dell’immobile) non si ripercuote sulla validità del mutuo né, tanto meno, comporta il venir meno o la riduzione del privilegio. (Giuseppe Cudoni) (riproduzione riservata) Tribunale Nuoro, 17 Maggio 2016.


Art. 38 T.U.B., 2° comma del D.Lgvo 385/1993 – Funzione della norma – Violazione – Effetti sull’efficacia del contratto di mutuo e sui privilegi
Art. 38, 2° comma, del D.Lgvo 385/1993, nel prevedere che la Banca d’Italia possa determinare l’ammontare massimo dei finanziamenti in rapporto al valore dei beni ipotecati (che, secondo delibera del CICR del 22.4.1995, attualmente ammonta all’80% del valore del bene concesso in garanzia ipotecaria), ha lo scopo esclusivo di tutelare le banche e, indirettamente, il sistema bancario, essendo volto ad impedire che gli istituti di credito assumano esposizioni finanziarie senza adeguata garanzia.
In ragione dello scopo della norma, poiché l’art. 38 non incide sulla validità del contratto, un’eventuale sua violazione determinata dalla concessione di un mutuo superiore alla soglia determinata dalla Banca d’Italia (nello specifico, all’80% del valore dell’immobile) non si ripercuote sulla validità del mutuo né, tanto meno, comporta il venir meno o la riduzione del privilegio. (Giuseppe Cudoni) (riproduzione riservata) Tribunale Nuoro, 17 Maggio 2016.


Nullità clausole contrattuali - Azione del garante ex art. 1945 c.c.
L'azione del garante ex art. 1945 c.c. è volta alla corretta rideterminazione del saldo dare-avere del rapporto bancario di c/c attraverso una ricostruzione che depuri il rapporto stesso dagli effetti determinati dalla presenza di eventuali clausole nulle, quali la capitalizzazione trimestrale, da prassi del tutto arbitrarie, quali l'addebito di interessi ultralegali non concordati e indeterminati e da altri eventuali oneri non pattuiti, come la commissione di massimo scoperto, le valute e le spese. (Adolfo Pesaresi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 12 Aprile 2016.


Processo civile - Consulenza tecnica d'ufficio - Natura esplorativa - Dimostrazione della irrilevanza della consulenza - Necessità - Deroga al divieto di compiere indagini esplorative - Condizioni - Accertamento di situazioni di fatto che richiede l'ausilio di speciali cognizioni tecniche - Acquisizione da parte del c.t.u. degli elementi necessari a rispondere al quesito anche se non prodotti dalle parti - Fattispecie in tema di rapporti di conto corrente non prodotti dalle parti - Ordine di esibizione - Necessità
Nonostante non vi sia dubbio che "la mancata disposizione della consulenza tecnica d'ufficio da parte del giudice, di cui si asserisce l'indispensabilità, è incensurabile in sede di legittimità sotto il profilo del vizio di motivazione, laddove la consulenza sia finalizzata ad esonerare la parte dall'onere della prova o richiesta a fini esplorativi alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati" (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219), tuttavia, quando la parte chieda una consulenza contabile sulla base di una produzione documentale, il giudice non può qualificare come esplorativa la consulenza senza dimostrare che la documentazione esibita sarebbe comunque irrilevante.

Ha natura esplorativa la consulenza finalizzata alla ricerca di fatti, circostanze o elementi non provati dalla parte che li allega (Cass., sez. 1^, 5 luglio 2007, n. 15219, m. 598314), non la consulenza intesa a ricostruire l'andamento di rapporti contabili non controversi nella loro esistenza. E secondo la giurisprudenza di questa corte, è consentito derogare finanche al limite costituito dal divieto di compiere indagini esplorative, "quando l'accertamento di determinate situazioni di fatto possa effettuarsi soltanto con l'ausilio di speciali cognizioni tecniche, essendo in questo caso consentito al c.t.u. anche di acquisire ogni elemento necessario a rispondere ai quesiti, sebbene risultante da documenti non prodotti dalle parti, sempre che si tratti di fatti accessori e rientranti nell'ambito strettamente tecnico della consulenza, e non di fatti e situazioni che, essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati dalle stesse" (Cass., sez. 3^, 14 febbraio 2006, n. 3191).

E' vero che l'esibizione di documenti non può essere chiesta, ai sensi dell'art. 210 c.p.c., a fini meramente esplorativi, allorquando neppure la parte istante deduca elementi sulla effettiva esistenza del documento e sul suo contenuto per verificarne la rilevanza in giudizio (Cass., sez. L, 20 dicembre 2007, n. 26943). Ma detta ipotesi non ricorre nel caso in cui non possa mettersi in dubbio l'esistenza dei rapporti oggetto di indagine (nella specie di conto corrente non contestati dalla banca) e dunque l'esistenza della documentazione relativa alla loro gestione.

(Nel caso di specie, la Suprema corte ha ritenuto che erroneamente i giudici del merito avessero negato l'ammissione della consulenza contabile e respinto la richiesta di ordinare alla banca l'esibizione della documentazione necessaria alla ricostruzione dei rapporti con gli attori). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 15 Marzo 2016, n. 5091.


Conto corrente – Applicazione commissioni e interessi illegittimi – Segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento danno non patrimoniale – Nesso di causalità
Se, per effetto dell’applicazione di commissioni e interessi illegittimi (in quanto usurari e/o anatocistici), la correntista viene segnalata in Centrale Rischi, la Banca è tenuta al risarcimento del danno non patrimoniale derivante da tale illegittima segnalazione. Sussiste infatti il nesso causale tra le difficoltà finanziarie incontrate nel proprio esercizio di impresa dalla società e le condotte tenute dalla Banca, che – pur avendo la società una posizione creditoria e non debitoria – ha segnalato la medesima in centrale rischi e applicato interessi usurari. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Marzo 2016.


Conto corrente – Applicazione commissioni e interessi illegittimi – Segnalazione in Centrale Rischi – Risarcimento danno non patrimoniale – Quantificazione del danno
È equo riconoscere alla società correntista, per il ristoro del danno non patrimoniale, una somma pari al doppio delle somme illegittimamente addebitate alla medesima. E ciò, in quanto la condotta della Banca comporta per la correntista l’impossibilità economica di operare sul mercato, avendo ogni impresa, per produrre reddito, la necessità di ricorrere al mercato del credito; per contro, la segnalazione in Centrale Rischi in quanto tale, nonché la revoca degli affidamenti presso gli altri istituiti che ne deriva, impediscono l’espansione commerciale e produttiva della società, impedendole di utilizzare il credito bancario per la propria attività d’impresa. La Banca è tenuta, altresì, a risarcire il danno non patrimoniale cagionato ai garanti della società, in una misura che tenga conto del fatto che il loro coinvolgimento nella vicenda è più limitato e circoscritto alla segnalazione illegittima in Centrale Rischi. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Marzo 2016.


Conto corrente – Interessi usurari – Accertamento dell’usurarietà del tasso applicato – Commissione di massimo scoperto
Ai fini della verifica dell’usurarietà del tasso applicato nei singoli trimestri, l’unico metodo di calcolo corretto è quello che fa inclusione di tutti i costi e le spese, commissione di massimo scoperto compresa, a prescindere da quello che dica la Banca d’Italia. La stessa infatti, dopo la nota sentenza della Cassazione Penale del 2009, ha prontamente incluso la commissione nel calcolo del tasso almeno fino a quando la legge 2/2009 non ha radicalmente mutato la natura e la struttura della commissione di massimo scoperto. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Marzo 2016.


Conto corrente – Interessi anatocistici – Esclusione
Se il rapporto di conto corrente è stato acceso in data anteriore alla delibera CICR 2000, qualsiasi pattuizione relativa all’applicazione di interessi anatocistici, seppure previsti a condizione di reciprocità, è illegittima; per l’effetto, il saldo del conto corrente va ricalcolato escludendo gli addebiti per interessi anatocistici. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) Tribunale Padova, 09 Marzo 2016.


Mediazione cd. delegata in materia bancaria – Indicazione dei temi della conciliazione da parte dell’AG per la futura mediazione – Poteri del giudice

Conto corrente di corrispondenza – Azione di accertamento – Onere della prova 

In materia bancaria, il Giudice può delegare la mediazione ex art. 5, comma 2 d.lvo 28/10 indicando altresì alle parti i “temi della conciliazione” al fine di delimitare il thema decidendum e fornire gli elementi tecnici per giungere alla definizione della controversia, quale espressione del generale potere di direzione del procedimento spettante al Giudice ex art. 175 cpc e degli “obblighi collaborativi” gravanti sulle parti. (Laura Fazio) (riproduzione riservata)

Nel caso di azione di accertamento bancario l’onere della prova grava sul correntista, il quale dovrà esibire la documentazione contabile relativa almeno a tutto il decennio anteriore alla proposizione della domanda, trattandosi di atti che questi puo’ acquisire in via stragiudiziale dalla banca ex art. 119 d.lvo 385/1993, in quanto la ricostruzione del rapporto bancario deve avvenire con la “continuità contabile” richiesta dalla natura del contratto. (Laura Fazio) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 26 Febbraio 2016.


Anatocismo – Mero accertamento del saldo di c/c – Specifica richiesta di annotazione in conto – Condanna ad annotare il nuovo saldo
La domanda di accertamento del saldo rielaborato epurando le poste illegittime contabilizzate, previa esplicita richiesta di annotazione in conto, comporta la condanna dell’istituto di credito ad eseguire la relativa annotazione. (Costanzo Di Pietro) (Simonetta Verlingieri) (riproduzione riservata) Tribunale Benevento, 10 Febbraio 2016.


Conto corrente bancario - Castelletto di sconto - Prescrizione dell'azione di ripetizione di addebiti nulli - Decorrenza dalla data dell'incasso o dell'addebito in conto corrente
Se la banca concede una linea di credito per anticipazione su fatture, fissando il c.d. castelletto di sconto, il termine di prescrizione per l’azione di ripetizione di addebiti nulli decorre dalla data del pagamento, ossia dell’incasso o dell’addebito in conto corrente, poichè il montante del fido non rappresenta la somma di cui il cliente ha facoltà di disporre fino a revoca (o a termine), ma semplicemente il limite entro cui la banca si impegna a scontare gli effetti e le ricevute bancarie che il cliente le presenterà. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata) Tribunale Ortona, 19 Gennaio 2016.


Castelletto di sconto - Assimilazione all'apertura di credito - Esclusione
Non essendovi creazione di disponibilità, il castelletto di sconto non può essere assimilato all’apertura di credito, tanto è vero che, in tema di azione revocatoria, la giurisprudenza ha qualificato atti solutori «i versamenti effettuati dal fallito sul conto corrente bancario nella parte eccedente l’apertura di credito, in quanto il castelletto, pur regolato nel medesimo conto, non rappresenta, in difetto di specifici elementi contrari, una forma di utilizzazione dell’apertura di credito stessa» (cfr. Cass. 11 settembre 1993, n. 9479, Tribunale Torino 18 novembre 2014). (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata) Tribunale Ortona, 19 Gennaio 2016.


Procedimento civile - Onere della prova - Prova di un fatto negativo - Inversione dell'onere della prova - Esclusione - Distinzione tra rimesse solutorie e ripristinatorie - Onere della prova
L'onere probatorio gravante, a norma dell'art. 2697 cod. civ., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l'estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto "fatti negativi", in quanto la negatività dei fatti oggetto della prova non esclude nè inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo; in tal caso la prova può esser data mediante dimostrazione di uno specifico fatto positivo contrario, od anche mediante presunzioni dalle quali possa desumersi il fatto negativo.

Solo nell’ipotesi in cui la banca confermi l’esistenza di affidamenti, avrà l’onere di indicare specificamente le rimesse ritenute solutorie, distinguendole da quelle ripristinatorie, mentre in assenza di affidamenti, tutte le rimesse effettuate nei periodi di effettivo scoperto di conto corrente sono da intendersi solutorie, senza necessità di ulteriore specificazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ortona, 19 Gennaio 2016.


Art. 119 T.U.B. – Diritto di informazione e accesso alla documentazione del contratto di conto corrente – Onere della prova del rapporto
Nei contratti bancari di durata e, nello specifico, in quello di conto corrente, la parte (o il suo successore) che intenda accedere, ai sensi dell’art. 119 T.U.B., alla documentazione contrattuale, è gravato dall’onere di provare la titolarità del rapporto e le eventuali modifiche relative al decennio antecedente alla richiesta. Il diritto di accesso e informazione, infatti, è limitato esclusivamente alla documentazione riguardante il decennio antecedente la domanda. (Giuseppe Cudoni) (riproduzione riservata) Tribunale Sassari, 21 Dicembre 2015.


Operazioni di giroconto tra due rapporti di conto corrente – Annotazioni contabili – Esclusione del collegamento negoziale – Ratifica tacita dell'operazione – Eccezione in senso lato
Le operazioni di giroconto dai movimenti “dare” di un conto corrente in favore di un altro rapporto di conto corrente costituiscono mere annotazioni contabili che non consentono di qualificare in termini unitari i due rapporti. L'operazione di giroconto, infatti, viene in rilievo non già come uno spostamento dell'intero saldo di chiusura di un rapporto in favore di un altro (ipotesi in cui è doverosa la qualificazione unitaria dei due rapporti in esame), bensì come singola operazione contabile attraverso cui la banca, senza alcuna contestazione della correntista, ha distratto in favore del conto ordinario singoli movimenti passivi. Da ciò consegue, per un verso, che la mancata tempestiva contestazione da parte della correntista che abbia avuto conoscenza dell'operazione di giroconto implichi una tacita ratifica della citata operazione (Cass. n.11626/2011); per altro verso, va evidenziato come, a monte, una tale doglianza vada qualificata come eccezione in senso lato, sicchè la sua deduzione è soggetta al termine decadenziale di cui all'art.183 co.6 c.p.c. non potendo la stessa essere formulata a seguito del deposito della consulenza. (Maria Genovese) (riproduzione riservata) Tribunale Siracusa, 19 Ottobre 2015.


Conto corrente – Scoperto – Contratto di mutuo stipulato per ripianare il saldo debitore di un conto corrente – Ripercussione dei vizi del contratto di conto corrente sul contratto di mutuo – Mancanza di causa concreta del contratto di mutuo – Nullità – Fideiussione – Illegittimità della segnalazione alla Centrale Rischi
Tra il contratto di mutuo stipulato per ripianare il saldo debitore di un conto corrente e il contratto di conto corrente medesimo vi è un «collegamento negoziale» che li rende interdipendenti. Laddove il saldo debitore del conto corrente derivi dall’applicazione di clausole nulle o da addebiti illegittimi, pertanto, tali vizi vengono a ripercuotersi anche sul contratto di mutuo. Ne deriva che, essendo il mutuo finalizzato a ripianare un passivo in realtà inesistente ed apparente (risultante dall’illegittima applicazione di clausole contrattuali nulle ovvero di oneri non pattuiti), lo stesso è nullo per mancanza di causa concreta: nulla deve essere restituito, in forza di detto contratto, dal correntista alla Banca (che, anzi, è tenuta a restituire al correntista/mutuatario le rate di mutuo versate). In effetti, in tale ipotesi l’accredito della somma mutuata sul conto corrente costituisce una mera operazione contabile, finalizzata ad «abbattere» lo scoperto poi rivelatosi insussistente. Ciò posto, neppure possono ritenersi valide né efficaci le fideiussioni poste a garanzia del contratto di mutuo. Ne deriva, altresì, l’illegittimità della segnalazione della posizione del debitore alla Centrale rischi (con ogni conseguenza in punto di risarcimento del danno). (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) Appello Torino, 15 Giugno 2015.


Contratti bancari - Forma scritta ad substantiam - Firma del funzionario di certificazione della firma del correntista - Possibilità di interpretarla, a certe condizioni, come estrinsecazione della volontà negoziale della banca - Sussiste

Contratti bancari - Manifestazione di volontà esternata nel corso del rapporto come modalità di perfezionamento del contratto - Integrazione della forma scritta ad substantiam - Sussiste

Nell’ambito dei contratti bancari necessitante forma scritta ad substantiam, la firma del funzionario di banca, non potendo avere potere certificativo della firma del cliente, deve essere intesa come esternazione della volontà negoziale del funzionario, in nome e per conto dell’istituto, tanto più laddove il regolamento contrattuale sia già stato predisposto dalla banca stessa, nel corpo del testo si faccia ripetutamente riferimento al ‘contratto’ così stipulato, l’efficacia di tale contratto non risulti subordinata all’approvazione di altro organo della banca ed il contratto sia poi stato effettivamente eseguito da tutte le parti.
Pur in assenza di apposizione della firma sul contratto da parte della banca, l’intento di questa di avvalersi del contratto tramite manifestazioni di volontà esternate nel corso del rapporto di conto corrente quali le comunicazioni degli estratti conto, integrano modalità di perfezionamento del contratto stesso con rispetto della forma scritta ad substantiam. (Gianluigi Morlini) (riproduzione riservata) Tribunale Reggio Emilia, 28 Aprile 2015.


Conto corrente bancario - Procedimento di ingiunzione - Giudizio di opposizione - Produzione di perizia econometrica - Gravi motivi ex art. 649 c.p.c. che giustificano la sospensione della provvisoria esecutorietà dell’ingiunzione concessa ex art. 642 c.p.c..
Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, costituiscono gravi motivi ai sensi dell'art. 649 c.p.c. le specifiche contestazioni attinenti alla violazione della normativa in materia di usura ed anatocismo, con illegittima capitalizzazione degli interessi ed indeterminatezza degli stessi (L. n. 108 del 1996, nonché degli artt. 1283 e 1284 c.c), qualora supportate da conteggi contenuti in una perizia econometrica di parte. (Domenico Beraldi) (riproduzione riservata) Tribunale Modena, 14 Aprile 2015.


Contratti bancari – Affidamento in conto corrente e limite del fido – Prova indiretta
Ai fini della prova indiretta della concessione di fatto dell’affidamento in c/c valgono le seguenti circostanze: a) la stabilità, non occasionalità, dell’esposizione a debito; b) l’entità del saldo debitore; c) L’assenza di tracce sensibili di un rientro del cliente; d) l’espresso riconoscimento negli e/c e negli scalari di uno “scoperto nei limiti del fido” e di una ”APC fiduciaria”; e) l’applicazione al c/c delle condizioni economiche previste negli e/c per lo “scoperto nei limiti del fido” e l’apertura di credito.
La circostanza che la banca abbia continuato a dare esecuzione agli ordini della correntista è indice che essa era autorizzata ad andare a debito, ossia che la banca ha trattato il c/c come “passivo” e non meramente “scoperto”.
Tutte le rimesse devono intendersi prima facie eseguite a riduzione dell’utilizzato e contenute nei limiti del fido, ergo ripristinatorie, salvo prova specifica di un predeterminato limite di fido. (Chiara Bosi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 11 Marzo 2015.


Nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi e di altri usi bancari illeciti – Azione di ripetizione dell’indebito oggettivo – Nullità della transazione ante causam – Effetto non novativo dell’accordo transattivo rispetto al titolo originario
E’ nulla la transazione su un contratto illecito; per contro la transazione su titoli nulli per altre cause (diversa dalla illiceità) è annullabile su domanda della sola parte che ignorava al momento della stipulazione della transazione la causa di nullità del titolo.
Pertanto non risultando dalla transazione alcun elemento dal quale possa dedursi che il caput controversum fosse proprio la nullità della clausola lamentata dall’attore e che, dunque, con l’accordo transattivo perfezionatosi le parti avessero voluto emendare tale vizio innovando radicalmente il rapporto sulla base di un fondamento causale diverso, occorre legittimamente concludere che la stessa non avesse contenuto novativo. (Mirko Parentini) (riproduzione riservata) Tribunale Alessandria, 21 Febbraio 2015.


Accertamento del passivo - Domanda di ammissione proposta dal creditore - Contratto di apertura di credito - Mancanza originaria di data certa - Altro fatto idoneo a conferire data certa - Elementi probatori scissione di società e conferimento ramo di azienda - Sussistenza
Costituisce, ai sensi dell’art. 2704 c.c., fatto comprovante l’anteriorità alla dichiarazione di fallimento del contratto di apertura di credito, originariamente privo di data certa, l’atto di scissione parziale e conferimento di ramo d’azienda, munito di data certa, nel caso in cui a seguito della scissione e del conferimento del ramo d’azienda, sia intervenuta una successione nel rapporto originario. (Massimo Tagliareni) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. VI, 26 Settembre 2014, n. 20393.


Conto corrente bancario - Ripetizione dell’indebito - Onere della prova - Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse
In assenza di prova contraria da parte del correntista attore, le rimesse intercorse in costanza di rapporto si presumono tutte ripristinatorie, con la conseguenza che solo l'eventuale pagamento susseguente alla chiusura del conto è ripetibile. (Maddalena Arlenghi) (riproduzione riservata) Tribunale Siena, 07 Luglio 2014.


Conto corrente bancario – Procedimento di ingiunzione – Giudizio di opposizione – Gravi motivi ex art. 649 c.p.c. che giustificano la sospensione della provvisoria esecutorietà dell’ingiunzione concessa ex art. 642 c.p.c..
A fronte della contestazione del credito, oggetto di ingiunzione, in base ad un atto di opposizione cui è stata allegata una relazione contabile di parte e quindi eccepita, sia la violazione di normativa imperativa per applicazione di tassi di interessi usurari, che l’illegittima capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi (in fattispecie in cui l’inizio dei rapporti bancari risale a periodo antecedente rispetto alla delibera CICR 09/02/2000, sicché si dovrà verificare l’eventuale adeguamento da parte della Banca alla disciplina introdotta da tale delibera), sussistono gravi motivi, ai fini della sospensione della provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo, ex art. 649 c.p.c.. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa, 28 Gennaio 2014.


Contratto di conto corrente – Nullità delle clausole di determinazione degli interessi e della capitalizzazione trimestrale, nonché di spese, commissioni e valute – Le rimesse effettuate per ripristinare la disponibilità del conto sono sempre ripristinatorie se riferite a rimesse originariamente imputate al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, sicché la prescrizione inizia a decorrere dalla chiusura del conto e non dalle singole rimesse
Il conto corrente bancario è un contratto misto caratterizzato dalle prestazioni tipiche di differenti contratti nominati, riconducibile alla causa del mandato e del deposito. Tale contratto è destinato a soddisfare un interesse durevole del correntista, per cui la sua riconducibilità nel novero dei contratti di durata ad esecuzione continuata, esplicando la banca senza soluzione di continuità la prestazione di custodia tipica del contratto di deposito ai sensi dell’art. 1766 c.c. e, precisamente, del deposito di danaro in banca di cui all’art. 1831 c.c. (deposito a risparmio), configurando quest’ultimo una peculiare applicazione di una ipotesi speciale del primo, costituita a sua volta dal deposito irregolare di cui all’art. 1782 c.c. Il legislatore ha espressamente riconosciuto la sussistenza, quale elemento costitutivo del contratto di conto corrente bancario, della c.d. causa depositi, legando la stessa esistenza del contratto alla istaurazione di un rapporto giuridico idoneo alla costituzione della provvista a mezzo del quale saranno poi adempiuti gli ordini e le disposizioni impartite dal cliente secondo le regole generali del mandato (art.1856 c.c.).Tanto da confermare la prassi contrattuale che vede la banca richiedere al cliente, al momento della costituzione del rapporto di deposito, di una somma minima, a meno che la provvista sia costituita da un’apertura di credito di cui agli artt. 1842 e ss. c.c., come espressamente prevede il ciato art. 1852 c.c.
In questa ipotesi si ha la c.d. apertura di credito in conto corrente, in cui il rapporto inizia con il contestuale accreditamento in favore del correntista di una somma determinata che diviene immediatamente esigibile e può essere utilizzata per la esecuzione degli incarichi di cui all’art. 1856 c.c.
Le singole operazioni compiute, pur conservando la loro autonomia ai fini delle impugnative dei negozi giuridici da cui originano, rappresentano distinti momenti della fase esecutiva del contratto. Pertanto il corso della prescrizione estintiva decorre dalla data di estinzione dell’unico contratto e non già dai singoli atti esecutivi del rapporto negoziale (e ciò proprio alla luce della sentenza delle SS.UU. 24418/2010). La progressiva formazione del saldo che è sempre esigibile, sia per l’esplicita previsione dell’art.1852 che per il mancato richiamo dell’opposto principio sancito dall’art. 1823 c.c. per il diverso contratto di conto corrente ordinario, fa sì che quando questo sia passivo per il correntista alla sua formazione concorrano le poste successivamente formatesi ed aventi differenti cause giuridiche.
La rimessa del correntista viene così obbligatoriamente ad avere funzione solutoria per il principio sancito dall’art.1194 c.c., dovendo ex lege essere imputata dapprima al pagamento degli interessi e spese e, successivamente, ulteriori voci di debito individuate ai sensi dell’art.1193 c.c. qualora esistenti. Nondimeno la declaratoria di nullità della clausola istitutiva di interessi anatocistici od ultralegali, per accertata violazione degli artt. 1283 c.c., 1284 c.c., 117 comma 6 D.lgs. n. 385/1993, DDMM attuativi della legge 108/1996, avendo efficacia retroattiva ex tunc, produce l’eliminazione del saldo della relativa posta passiva con la medesima efficacia temporale, dovendo l’importo essere considerato come non dovuto sin dal momento in cui fu iscritto nel conto, quale logica conseguenza della retroattività naturale della dichiarazione di nullità. La rimessa effettuata dal correntista, divenuta a sua volta nulla per sopravvenuto difetto di causa, rimane tuttavia valida, in forza del generale principio di conservazione dell’atto giuridico sancito dall’art. 1424 c.c. istitutivo della conversione del contratto, estensibile anche agli atti unilaterali tra vivi a contenuto patrimoniale, sia essi di carattere negoziale che non negoziale dall’art. 1324 c.c. La rimessa, originariamente imputata al pagamento di un debito appostato in forza di una clausola dichiarata nulla con efficacia retroattiva, viene imputata, ora per allora, al pagamento di altri debiti all’epoca esistenti, in conformità col principio sancito dall’art. 1193 cc., oppure in mancanza di ulteriori debiti concorrenti, acquista natura di un atto di ripristino della provvista a favore del correntista, sia questa originariamente costituita dal deposito di denaro o da una apertura di credito contestuale alla stipula del contratto di conto corrente, secondo la duplice alternativa espressamente contemplata dall’art. 1852 c.c. Il ripristino della disponibilità può infatti avvenire sia incrementando il saldo attivo creato dalla provvista effettuata dal correntista nel caso di deposito in conto corrente, si riducendo lo scoperto di conto utilizzato dall’apertura di credito concessa dalla banca e, quindi, provocando la espansione del margine di utilizzo del credito entro i limiti accordati. (Aurelio Arnese) (Lucia Pastore) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 20 Novembre 2013.


Contratti Bancari – Apertura di credito in conto corrente – Deposito di C.T.U. contabile – Istanza ex art. 186quater c.p.c. – Ammissibilità.
E’ ammissibile, a seguito del deposito di CTU contabile che individua il dare/avere tra le parti in causa, la proposizione di istanza ex art. 186 quarter c.p.c. per conto della parte a favore della quale è stato accertato il credito. (Andrea Massa) (riproduzione riservata) Tribunale Firenze, 16 Luglio 2013.


Conto corrente bancario – Prova – Procedimento di ingiunzione – Giudizio di opposizione – Prova del credito della banca – Gravi motivi ex art. 649 c.p.c. che giustificano la sospensione della provvisoria esecutorietà dell’ingiunzione concesse ex art. 642 c.p.c. – Relazione contabile di parte opponente.
L'eccezione di illegittima applicazione di interessi anatocistici o di tasso usurario può in determinate circostanze giustificare la sospensione, ai sensi dell'articolo 649 c.p.c., della provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto. (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata) Tribunale Massa Carrara, 19 Giugno 2013.


Contratto di conto corrente – Recesso del cliente – Mancata chiusura del conto da parte della banca – Conseguenze.
E’ del tutto illegittima la diffusa, quanto deplorevole, prassi di non procedere alla chiusura dei conti correnti che presentino una passività; tale prassi risulta in piena contraddizione con il diritto di recesso attribuito ex lege ai clienti rispetto ai c/c bancari a tempo indeterminato. Trattandosi di attività dovuta in base a contratto integrato ex art. 1374 c.c. il mancato adempimento dell’attività di chiusura pone semplicemente le banche in situazione di inadempimento, con tutte le conseguenze che da ciò derivano. (Aldo Angelo Dolmetta, Ugo Minneci, Ugo Malvagna) (riproduzione riservata) ABF Milano, 19 Aprile 2013, n. 2076.


Contratto di conto corrente – Recesso del cliente – Mancata chiusura del conto da parte della banca – Conseguenze.
E’ del tutto illegittima la prassi di non procedere alla chiusura di conti correnti che presentino una passività: tale pratica è in netta contraddizione con il diritto di recesso attribuito ex lege a qualsiasi soggetto che concluda un contratto di conto corrente bancario a tempo indeterminato. L’intermediario che non proceda alla chiusura del conto nel tempo stabilito dalla legge, in quanto conto “in negativo”, è considerato inadempiente ex art. 1374 c.c. e non ha diritto agli addebiti effettuati al cliente per le spese e gli onorari maturati dalla data in cui avrebbe dovuto chiudere il rapporto a quella della chiusura effettiva. (Valentina Vitali) (riproduzione riservata) ABF Milano, 19 Aprile 2013, n. 2076.


Conto corrente bancario – Nullità di clausole relative all’apertura di credito – Ripetizione di somme indebitamente versate – Onere della prova a carico del correntista – Costante variazione del tasso – Prova indiretta del rinvio al cosiddetto uso piazza – Eventuale pattuizione scritta del primo tasso di interesse – Mancanza di pattuizione per le variazioni successive.
Se è vero che dove sia il correntista ad agire per la ripetizione di somme indebitamente versate per effetto della nullità di alcune clausole che accedono all’apertura di credito sul conto corrente su di lui grava l’onere di provare, ai sensi dell’articolo 2697 c.c., il fondamento della domanda e quindi la ricorrenza della asserita nullità ovvero la mancata pattuizione per iscritto del tasso d’interesse passivo ultralegale e delle forme di remunerazione aggiuntiva di credito elargito dalla banca, è anche vero che, qualora dagli estratti conto prodotti emerga che il tasso praticato dalla banca abbia subito costantemente variazioni nel corso del rapporto, può ritenersi raggiunta la prova che al momento della stipula del contratto fosse stato fatto un rinvio al cosiddetto uso piazza. Inoltre, anche a voler considerare che il tasso ultralegale sia stato pattuito per iscritto ai sensi dell’articolo 1284 c.c., la circostanza che nel corso del rapporto sia variato costantemente comporta che il primo tasso pattuito non fosse più vincolante per le parti, con la conseguenza che l’onere di dimostrare la pattuizione scritta della modifica contrattuale del tasso originariamente pattuito per iscritto o per il periodo successivo all’entrata in vigore del testo unico bancario finisce con il gravare sulla banca creditrice. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Taranto, 11 Marzo 2013.


Recesso repentino e ingiustificato di un istituto di credito dall’apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato – Abuso del diritto – Sussistenza – Conseguenze – Inefficacia.
Il recesso di un istituto di credito dall’apertura di credito in conto corrente a tempo indeterminato, esercitato in modo repentino e senza alcuna motivazione oggettiva, deve ritenersi contrario a buona fede e quindi inefficace per il periodo di tempo per il periodo di tempo ragionevolmente necessario per consentire al correntista di reperire la provvista necessaria, anche tramite il ricorso a crediti alternativi presso il ceto bancario. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 24 Dicembre 2012.


Conto corrente bancario - Verifica preventiva della “copertura” di un assegno circolare - Assunzione di obbligazione integrativa del contratto - Telefonata a operatore non identificato dell'emittente - Diligenza nell'adempimento - Esclusione.
L’istituto di credito, nel caso in cui accetti di effettuare, su richiesta di un suo correntista, una verifica preventiva sulla “copertura” di un assegno circolare, assume, ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c. un’obbligazione integrativa del contratto di conto corrente, che non può ritenersi diligentemente adempiuta con la semplice telefonata rivolta ad un operatore non identificato della banca emittente. (Massimo Vaccari) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 27 Settembre 2012.


Contratti bancari – Conto corrente – Sequestro penale – Obbligo informativo della banca al cliente correntista – Esclusione.
Ricevuta la notifica di un sequestro penale relativo al conto corrente di un proprio cliente, la banca non è tenuta a darne comunicazione al correntista, poiché l’obbligo informativo a carico della banca non può estendersi alle comunicazioni di circostanze incidenti sulla gestione del conto corrente bancario per le quali è prevista una particolare e qualificata disciplina finalizzata a garantire la conoscenza delle stesse. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 03 Settembre 2012.


Azione di accertamento negativo del debito del correntista – Elementi costituti.
Quando l’azione esperita sia un’azione di accertamento negativo del debito del correntista, fondata sulla illiceità degli addebiti operati dalla controparte in relazione al rapporto inter partes, elementi costitutivi dell’azione devono considerarsi le dedotte nullità nonchè la misura in cui le stesse hanno, eventualmente, inciso sulle reciproche ragioni di dare e avere, e, dunque, l’inesistenza in tutto o in parte della pretesa creditoria. (Antonio Ivan Natali) (riproduzione riservata) Tribunale Brindisi, 09 Agosto 2012.


Contratto bancario - Recesso del cliente - Trasferimento liquidi - Ingiustificato ritardo.
In caso di recesso del cliente dal rapporto, è inadempiente la banca che impiega più di un mese per trasferire i liquidi all’intermediario indicatole. (Michela Cortesi) (riproduzione riservata) ABF Milano, 06 Giugno 2012, n. 1929.


Contratti bancari - Conto corrente - Forma scritta - Stipulazione del contratto mediante adesione alla proposta - Manifestazione della volontà negoziale mediante la predisposizione del documento tipo.

Contratti bancari - Conto corrente - Forma scritta - Manifestazione della volontà di avvalersi del documento - Invio degli estratti conto al cliente.

In tema di contratto di conto corrente, la sottoscrizione del cliente, il quale con ciò manifesta l'adesione alla proposta contrattuale proveniente dalla banca, è di per se idonea a perfezionare il contratto nella forma richiesta scritta dalla legge, non essendo necessaria l'ulteriore approvazione del proponente, dal momento che la volontà negoziale e già espressa nel documento tipo da lui predisposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La volontà della banca di avvalersi della scrittura privata di stipula del contratto di conto corrente può essere validamente manifestata nel corso del rapporto attraverso la comunicazione al cliente degli estratti conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Monza, 13 Maggio 2012.


Conto corrente bancario - Disposizioni di bonifico - Erronea duplicazione - Diritto della banca di ripetere l'indebito - Sussistenza.
La banca che, erroneamente, esegua due volte una medesima disposizione di bonifico ricevuta da un proprio correntista, al quale abbia poi riaccreditato l'importo di cui al secondo bonifico, può agire per indebito nei confronti del beneficiario delle disposizioni di bonifico. (Francesco Mainetti) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 05 Gennaio 2012.


Conto corrente - Cosiddetto patto di compensazione - Meccanismo di funzionamento del rapporto - Compensazione in senso tecnico - Esclusione

Concordato preventivo - Conto corrente bancario - Prosecuzione del rapporto - Cosiddetto patto di compensazione - Inscindibilità della pattuizione dal contratto di conto corrente - Diritto del correntista di ottenere la restituzione delle somme incassate dalla banca successivamente all’inizio della procedura di concordato preventivo - Esclusione

Qualora il contratto di conto corrente preveda il cosiddetto patto di compensazione in forza del quale la banca ha facoltà di incassare i crediti oggetto di anticipazione, il meccanismo di funzionamento del conto corrente bancario porta ad escludere che possa darsi compensazione in senso proprio tra i risultati di operazioni di segno opposto registrate nello sviluppo attuativo del rapporto, rimanendo l’effetto di compensazione, secondo il disposto dell’articolo 1853 c.c., limitato alla diversa fattispecie dei saldi attivi e passivi di più rapporti o più conti esistenti tra la banca ed il cliente. Il “patto di compensazione” previsto dal contratto non integra, pertanto, una compensazione in senso tecnico, ma un mero effetto contabile dell’esercizio del diritto, spettante al correntista, di variare continuamente la sua disponibilità. L’annotazione delle riscossioni dei pagamenti non fa, pertanto, sorgere crediti o debiti in senso giuridico, ma serve a rappresentare le modificazioni quantitative che il rapporto subisce nel suo svolgimento e, quindi, ad attuare un continuo regolamento contabile delle voci di segno opposto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

Qualora il contratto di conto corrente, il quale contenga anche il cosiddetto patto di compensazione, prosegua dopo l’ammissione del cliente alla procedura di concordato preventivo, si deve ritenere che il rapporto prosegua nella sua interezza e che il patto di compensazione, in quanto inscindibilmente connesso al contratto di conto corrente, mantenga la sua efficacia. In considerazione di ciò, non possono essere condivise quelle costruzioni giuridiche che vorrebbero mantenere in vigore il rapporto di conto corrente ed escludere l’operatività del cosiddetto “patto di compensazione” attuato attraverso il mezzo tecnico dell’annotazione in conto delle somme riscosse ad elisione delle partite di debito verso la banca. (Nel caso di specie, il Tribunale ha rigettato la domanda della società ammessa alla procedura di concordato preventivo volta ad ottenere la restituzione delle somme incassate dalla banca successivamente all’inizio della procedura in forza del patto di compensazione). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bergamo, 19 Ottobre 2011.


Conto corrente – Insinuazione nel passivo fallimentare – Deposito di tutti gli estratti conto dalla data di inizio rapporto sino alla chiusura – Necessità.
Ai fini dell’ammissione al passivo di un credito derivante da conto corrente, occorre che la banca produca la copia integrale della scheda del conto, che rappresenta tutte le movimentazioni del conto a fare data dalla nascita del rapporto e fino alla sua estinzione, tenuto conto che in un rapporto in cui le operazioni sono regolate in conto corrente il saldo finale è il frutto di tutte le movimentazioni in dare e in avere verificatesi a partire dall’apertura del conto stesso. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 12 Luglio 2011.


Conto corrente bancario - Rapporto unico ed unitario - Definitiva quantificazione delle contrapposte pretese - Chiusura.
Il rapporto di conto corrente, pur articolandosi in una pluralità di atti esecutivi, si configura come un rapporto unico ed unitario, così sì che è solo con la sua chiusura che crediti e debiti delle parti assumono natura definitiva. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 20 Giugno 2011.


Rapporti bancari - Rinegoziazione - Retroattività - Effetti precedenti alla rinnovazione - Sanatoria - Esclusione.
Le successive rinegoziazioni di rapporti bancari non influiscono su eventuali invalidità del contratto originario e sugli effetti che si siano prodotti nel periodo antecedente la rinegoziazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Teramo, 20 Giugno 2011.


Responsabilità della banca – Mandato, accettato dalla banca, di provvedere a pagamenti a favore dell’Agenzia delle Entrate – Presentazione, da parte del cliente, di modulo incompleto – Dovere della banca mandataria di dare pronto avviso della mancata esecuzione – Liquidazione equitativa del danno.
La banca, che accetta il mandato del cliente di provvedere a pagamenti in favore dell’Agenzia delle Entrate, deve poi dare pronto avviso della mancata esecuzione, se il cliente le sottopone un modulo incompleto. In mancanza, la stessa risponde dei danni, con liquidazione di carattere equitativo. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Milano, 26 Gennaio 2011, n. 186.


Responsabilità della banca – Addebito in conto corrente – Dopo l’avvenuta revoca dell’autorizzazione RID – Liquidazione equitativa del danno.
La banca che addebita sul conto del cliente il pagamento di una utenza dopo la revoca della relativa autorizzazione si rende inadempiente ai propri obblighi contrattuali e risponde del danno, che può essere liquidato anche in via equitativa. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata)

Nella specie, la revoca rimontava a circa due anni e quattro mesi prima dell’addebito. Da notare, altresì, che l’Enel (beneficiaria del pagamento) ha provveduto a rimborsare l’importo (non irrilevante) di cui all’addebito in pendenza di ricorso (e quindi circa un anno dopo l’avvenuta percezione). (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Roma, 25 Gennaio 2011, n. 179.


Servizio di pagamento e/o incasso - Servizio di incasso cambiali «al dopo incasso» - Differenza dal servizio di incasso «salvo buon fine» - Accredito di somme da parte della banca - Significato.
A differenza del servizio di incasso «salvo buon fine», in cui la banca si obbliga ad accreditare degli importi con riserva di successiva verifica dell’effettivo incasso dei titoli, in quello «al dopo incasso» gli accrediti per sé presuppongono il fatto effettivo dell’avvenuto incasso. In quest’ultima ipotesi, pertanto, il cliente ben può ritenere che gli intervenuti accrediti da parte della banca siano a «titolo definitivo». (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò) (riproduzione riservata) ABF Roma, 10 Gennaio 2011, n. 28.


Conto corrente – Recesso del cliente con raccomandata – Addebito, per periodi temporali successivi, di imposte di bollo, di interessi e competenze, di rata di polizza sicurezza fabbricato – Comportamento della banca non conforme a principi di diligenza professionale e collaborazione.
Tiene un comportamento contrario ai principi di diligenza professionale e di collaborazione la banca che, ricevuta una raccomanda del cliente di recedere da tutti i rapporti in essere, continua ad addebitargli in conto imposte di bollo, competenze e interessi, rate di polizza sicurezza fabbricato per i periodi successivi all’operare dell’intervenuto recesso. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Daniela Maddalone) (riproduzione riservata) ABF Roma, 12 Novembre 2010, n. 1311.


Conto corrente – Blocco (parziale) dell’operatività – Senza tempestiva comunicazione al cliente – Allegazione del blocco in protesto di assegno tratto da cointestatario – Comportamento della banca non conforme ai principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto – Responsabilità.
Tiene un comportamento contrario ai principi di correttezza e buona fede la banca che blocca l’operatività di un conto senza informare il cliente in via tempestiva e specifica, in ragione della circostanza dell’avvenuto protesto di un assegno bancario tratto da un cointestatario. (Aldo Angelo Dolmetta) (riproduzione riservata) ABF Roma, 10 Novembre 2010, n. 1312.


Conto corrente – Blocco (parziale) dell’operatività – Senza informazione al cliente a protrattosi per quasi nove mesi – Allegazione del blocco in protesto di assegno tratto da cointestatario su altro c/c – Comportamento della banca non conforme ai principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto – Responsabilità.
Tiene un comportamento contrario ai principi di correttezza e buona fede la banca che blocca l’operatività di un conto (per tutti gli utilizzi meno quello dei prelievi bancomat presso sportelli di altri istituti) senza informare il cliente e per un lungo periodo di tempo, in ragione della circostanza dell’avvenuto protesto di un assegno bancario tratto da un cointestatario (del conto bloccato) su un diverso conto corrente. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Sara Belotti) (riproduzione riservata) ABF Roma, 10 Novembre 2010, n. 1278.


Protezione dei dati personali - Ricorso al Garante - Integrazione della documentazione in pendenza del ricorso - Regolazione delle spese del procedimento.
  Garante per protezione dei dati personal, 15 Ottobre 2010.


Conto corrente bancario - Natura di contratto unico ad esecuzione continuata - Esclusione - Schema negoziale aperto caratterizzato dal esecuzione di molteplici negozi giuridici - Distinzione delle varie operazioni in base alla loro autonoma ed effettiva destinazione - Necessità.
Non è condivisibile l'opinione secondo la quale gli atti di accreditamento e di addebitamento nel conto corrente bancario non sarebbero qualificabili come autonomi atti negoziali bensì quali atti di utilizzazione di un unico contratto ad esecuzione continuata, con la conseguenza che solo con la chiusura del conto si stabiliscono definitivamente i crediti e i debiti tra le parti. Il conto corrente bancario non è, infatti, un contratto dall'uniforme contenuto negoziale, ma uno schema negoziale aperto, soltanto integrato dalle disposizioni del codice civile, che sempre di più si caratterizza come strumento attraverso il quale si perfezionano e trovano esecuzione molteplici negozi giuridici nei quali la banca può assumere nei confronti del proprio cliente varie vesti dai vari contenuti obbligatori. Appare quindi riduttivo ed apodittico affermare che tutte le operazioni in conto corrente costituiscano semplici variazioni quantitative dell'unico originario rapporto costituito tra banca e cliente, mentre appare più convincente ed anche aderente alla realtà dei fatti e dei traffici economico giuridici, distinguere le varie operazioni eseguite sul conto attribuendo loro il significato di solutio o di mero incremento della provvista, a seconda della loro autonoma ed effettiva destinazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Verbania, 23 Settembre 2010.


Conto corrente – Tardivo accredito di somme – Responsabilità della banca – Risarcimento dei danni – Saldo negativo – Danno non patrimoniale – Esclusione.
La banca risponde dei danno causati al correntista per la tardività dell’accredito di somme: Se per effetto di tale tardività il saldo del conto diventa negativo, la banca deve tenere indenne il cliente dall’impossibilità di utilizzare il conto. E’ privo di rilevanza costituzionale, e non può quindi essere risarcito, il danno per la paura patita in ragione della inutilizzabilità del conto. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Daniela Maddalone) (riproduzione riservata) ABF Roma, 16 Luglio 2010, n. 750.


Conto corrente – Diligenza professionale della banca – Specifico obbligo della banca di attivarsi, in casi peculiari, per evitare che i propri clienti siano vittime di raggiri perpetrati da terzi.
Al ricorrere di circostanze peculiari (quali, ad esempio, richieste di prelievo di somme in contanti non in linea con la normale operatività del cliente o richieste di effettuare operazioni mai eseguite in precedenza per importi non trascurabili) grava sulla banca l’obbligo di approfondire circa le scelte o le richieste avanzate in concreto dal cliente. (Studio legale Dolmetta, Salomone, Schilirò – Francesca Conte) (riproduzione riservata) ABF Milano, 13 Aprile 2010, n. 218.


Mutuo - Regolato in conto - Modifica della modalità di pagamento - Per contanti - Causa del conto corrente bancario - Cessazione - Scioglimento del contratto.
Se la sola ragione per cui tra il mutuatario e la banca mutuante è stato concluso un contratto di conto corrente bancario è quella di consentire l’addebito della rata del mutuo, la successiva pattuizione del versamento di contanti come modalità sostitutiva del pagamento della rata determina il venir meno della causa del contratto di conto corrente e, dunque, il suo scioglimento per mutuo dissenso. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Napoli, 02 Aprile 2010, n. 187.


Acquisto valuta - Dollari tramite euro - Ordine - Esecuzione dopo mezz’ora - Carenza di personale - Responsabilità della banca.
Qualora la banca, per carenza di personale, provveda ad eseguire dopo mezz’ora un ordine di acquisto di dollari tramite euro risponde del danno subito dal cliente per il peggioramento del tasso di cambio tra l’ordine e la sua esecuzione. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Milano, 01 Aprile 2010, n. 183.


Verifica del passivo – Credito derivante da saldo di conto corrente – Data certa del contratto – Necessità. (15/06/2010)
Non può essere ammesso al passivo il credito della banca costituito dal saldo del conto corrente qualora, a fronte della relativa eccezione sollevata dal curatore, non sia data la prova della data certa anteriore al fallimento del contratto di conto corrente e di eventuali rapporti di finanziamento. In proposito, va ribadito che non valgono a conferire data certa alla documentazione prodotta ed a provare il saldo del conto gli estratti di saldaconto certificati conformi ai sensi dell’art. 50 del TUB, la cui efficacia probatoria è limitata al procedimento monitorio. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vigevano, 25 Marzo 2010.


Deposito - Comunicazione di un saldo maggiore del reale - Violazione dell’obbligo di correttezza - Conseguente recesso del cliente - Mancato guadagno degli interessi - Responsabilità della banca.
Qualora la banca comunichi al depositante - per una disfunzione nelle procedure informatizzate - un saldo maggiore del reale e ciò induca il cliente a recedere dal contratto, ritenendo di aver raggiunto un sufficiente guadagno, la banca risponde degli interessi non realmente acquistati dal cliente, poiché non si è comportata correttamente. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Roma, 17 Febbraio 2010, n. 55.


Verifica del passivo – Credito derivante da saldo di conto corrente – Data certa del contratto – Necessità. (15/06/2010)
Non può essere ammesso al passivo il credito della banca costituito dal saldo del conto corrente qualora, a fronte della relativa eccezione sollevata dal curatore, non sia prodotta la prova della data certa anteriore al fallimento del contratto di conto corrente e di eventuali rapporti di finanziamento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Vigevano, 16 Febbraio 2010.


Conto corrente - Saldo positivo - Impossibilità di disporne per fatto imputabile alla banca - Danni morali - Risarcibilità - Prova - Insufficienza. 
Ove il correntista lamenti un danno morale per non aver potuto disporre del saldo positivo del conto corrente, è suo onere fornire apposita prova della lesione di interessi della persona di rango costituzionale: tale lesione non può presumersi per l’impossibilità a disporre del saldo. (Gianluca Mucciarone) (riproduzione riservata) ABF Milano, 12 Febbraio 2010, n. 39.


Conto corrente bancario – Determinazione del saldo – Ricorso ex art. 702 bis e ss cod. proc. civ. – Mancata deduzione di prove testimoniali o altri mezzi di prova – Ammissibilità.
E’ possibile far ricorso al procedimento di cui agli artt. 702 bis e seguenti codice procedura civile al fine di determinare il saldo del conto corrente, posto che, ove non siano state dedotte prove testimoniali o altre istanze, l’accertamento in questione richiede lo svolgimento di una semplice ctu. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 10 Febbraio 2010.


Conto corrente bancario – Natura unitaria – Ripetizione indebito – Termine decennale – Prescrizione – Decorrenza.
In considerazione della natura unitaria del conto corrente bancario, il dies a quo del termine decennale di prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme non dovute dal correntista decorre dalla chiusura del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Brescia, 18 Gennaio 2010.


Ricavi non dichiarati derivanti da analisi dei conti bancari – Inversione dell’onere della prova a carico del contribuente – Sussistenza.
In caso di ricavi non dichiarati la cui esistenza sia emersa da una analisi dei conti bancari (dei quali è sufficiente che il contribuente abbia la disponibilità operativa come nel caso in cui gli sia stata conferita dall’intestatario la delega ad operare) si realizza, ai sensi degli artt. 32 del d.p.r. 600/1973 e 51 d.p.r. 633/1972, una presunzione di riferibilità dei movimenti bancari ad operazioni imponibili sicché è onere del contribuente dimostrare che i proventi desumibili dalla movimentazione bancaria non debbono essere recuperati a tassazione. (Mauro Bernardi) (riproduzione riservata) (riproduzione riservata) Commissione tributaria provinciale Cuneo, 01 Dicembre 2009.


Codice della privacy – Rapporti di conto corrente bancario – Richiesta di comunicazione dei dati personali – Diritto all’accesso gratuito – Diritto ad ottenere copia dei documenti – Distinzione.
Il diritto di accesso ai dati personali esercitato ai sensi dell’art. 7 del Codice della privacy deve essere garantito gratuitamente e non può essere condizionato, per quanto attiene alle modalità di esercizio, a quanto statuito ad altri fini dal testo unico in materia bancaria (d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385) in riferimento al distinto diritto del cliente di ottenere copia di interi atti e documenti bancari contenenti o meno dati personali. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Garante per protezione dei dati personal, 23 Luglio 2009.


Protezione dei dati personali – Diritto di accesso in materia bancaria – Onerosità – Esclusione – Applicazione delle disposizioni previste dal d. lgs. n. 385/1993 – Esclusione.
Il solo esercizio del diritto di accesso, se fatto valere con il ricorso proposto ai sensi dell'art. 145 del Codice in materia di protezione dei dati personali, deve essere garantito gratuitamente e non può essere condizionato, per quanto attiene alle modalità di esercizio, a quanto statuito, ad altri fini, dal testo unico in materia bancaria (d.lg. 1° settembre 1993, n. 385) in riferimento al distinto diritto del cliente di ottenere, in termini onerosi, copia di interi atti e documenti bancari. (Paolo Calabretta) (riproduzione riservata) Garante per la protezione dei dati perso, 06 Novembre 2008.


Foro del consumatore – Contratto di negoziazione collegato a conto corrente utilizzato per la professione – Natura di cliente professionale – Esclusione.
Ai fine della competenza per territorio e quindi dell’individuazione del foro esclusivo del consumatore, non può qualificarsi quale cliente professionale l’avvocato che operi in strumenti finanziari sulla base di un contratto negoziazione collegato al conto corrente utilizzato anche per scopi attinenti alla professione legale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Avellino, 09 Ottobre 2008.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Prova del credito – Contratti – Forma scritta ad substantiam e ad probationem – Data certa anteriore al fallimento – Necessità.
Ai fini dell’ammissione del credito al passivo, non sono opponibili al fallimento, e non devono pertanto essere ammessi, i crediti fondati su scritture private relative a negozi per i quali la legge prevede la forma scritta ad substantiam o ad probationem che non siano munite di data certa anteriore alla dichiarazione di fallimento, a meno che la prova dell’anteriorità non venga aliunde acquisita (fattispecie relativa a contratti bancari). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 18 Aprile 2008.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Prova del credito – Rapporti bancari – Estratti conto - Data certa anteriore al fallimento – Necessità.
Poiché per i contratti relativi alle operazioni ed ai servizi bancari la legge prescrive, a pena di nullità, la forma scritta ad substantiam, non può essere ammesso al passivo il credito della banca fondato su rapporti i cui contratti non siano muniti di data certa anteriore al fallimento, essendo peraltro a tal fine insufficiente la produzione degli estratti conto in quanto formati dalla stessa banca, che non ha fornito la prova della comunicazione di essi al cliente e che siano privi di data certa. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 18 Aprile 2008.


Fallimento – Domanda di ammissione al passivo – Rapporti bancari di durata – Prova dei relativi crediti – Prova dello svolgimento del conto – Necessità.
In sede fallimentare, la prova dello svolgimento dei rapporti bancari di durata e dell’entità dei relativi crediti a favore della banca non può rinvenirsi soltanto negli estratti conto o nelle risultanze contabili interne alla banca, dovendo essere invece fornita la piena prova del credito mediante la documentazione relativa allo svolgimento del conto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 18 Aprile 2008.


Protesto illegittimo – Conseguenze sulla vita della persona – Impossibilità di accedere a finanziamenti – Rilevanza.

Protesto illegittimo – Perdita della disponibilità del conto corrente – Rilevanza del conto corrente che prescinde dalla qualità professionale o imprenditoriale del soggetto.

Il protesto di un assegno incide sulla esistenza della persona che lo subisce sia sotto il profilo sociale sia sotto quello economico e crea difficoltà, se non impossibilità, nell’accedere a finanziamenti, strumenti questi che, nella vita moderna, hanno enorme importanza anche per il soddisfacimento di esigenze di non rilevante valore economico. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

La perdita della disponibilità del conto corrente comporta di per sé notevoli difficoltà nella vita di tutti i giorni, atteso che lo strumento del conto corrente è ormai divenuto indispensabile per l’espletamento di una serie di operazioni che prescindono dalla qualità professionale o imprenditoriale del soggetto. (Fattispecie in tema di giudizio risarcitorio per protesto illegittimo). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Salerno, 25 Marzo 2008.


Accesso al documentazione relativa a rapporti bancari – Ricostruzione del rapporto al fine di ricostruire il saldo dare/avere – Ordine di esibizione ex art. 119 d. lgs. 385/1993 – Ammissibilità.
  Tribunale Napoli, 16 Ottobre 2007.


Conto corrente bancario – Tasso sostitutivo – Tasso nominale minimo dei BOT annuali emessi ogni chiusura trimestrale del conto.
Il tasso sostitutivo degli interessi spettante alla banca sullo scoperto di conto corrente, in relazione al periodo di vigenza della legge 152/92, va individuato nel tasso nominale minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti ogni chiusura trimestrale del conto atteso che la disposizione di legge che sembra rinviare ad un saggio fisso trova spiegazione solo nel caso in cui venga effettuata un’unica operazione mentre si rivela inapplicabile ad un rapporto di durata caratterizzato da una molteplicità di operazioni e, quindi, dalla variazione dei tassi di interesse. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Brescia, 23 Maggio 2007.