Testo Unico Bancario


TITOLO IV
MISURE PREPARATORIE, DI INTERVENTO PRECOCE E LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA (1)

Capo I
Banche

Sezione III
Liquidazione coatta amministrativa

Art. 90

Liquidazione dell’attivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. I commissari liquidatori hanno tutti i poteri occorrenti per realizzare l’attivo. In caso di alienazione di beni immobili e di altri beni iscritti in pubblici registri, una volta eseguita la vendita e riscosso interamente il prezzo, la Banca d’Italia, su richiesta dei commissari liquidatori, dispone la cancellazione delle iscrizioni relative ai diritti di prelazione, nonché delle trascrizioni dei pignoramenti e dei sequestri conservativi e di ogni altro vincolo (2).

2. I commissari, con il parere favorevole del comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia, possono cedere attività e passività, l’azienda, rami d’azienda nonché beni e rapporti giuridici individuabili in blocco. Quando non ricorrono le condizioni per l’intervento dei sistemi di garanzia dei depositanti o l’intervento di questi è insufficiente, al fine di favorire lo svolgimento della liquidazione, la cessione può avere ad oggetto passività anche solo per una quota di ciascuna di esse. Resta in ogni caso fermo il rispetto della parità di trattamento dei creditori e del loro ordine di priorità. La cessione può avvenire in qualsiasi stadio della procedura, anche prima del deposito dello stato passivo; il cessionario risponde comunque delle sole passività risultanti dallo stato passivo, tenuto conto dell’esito delle eventuali opposizioni presentate ai sensi dell’articolo 87. Si applicano le disposizioni dell’articolo 58, commi 2, 3 e 4, anche quando il cessionario non sia una banca o uno degli altri soggetti previsti dal comma 7 del medesimo articolo (3).

3. I commissari possono, nei casi di necessità e per il miglior realizzo dell’attivo, previa autorizzazione della Banca d’Italia, continuare l’esercizio dell’impresa o di determinati rami di attività, secondo le cautele indicate dal comitato di sorveglianza. La continuazione dell’esercizio dell’impresa disposta all’atto dell’insediamento degli organi liquidatori entro il termine indicato nell’articolo 83, comma 1, esclude lo scioglimento di diritto dei rapporti giuridici preesistenti previsto dalle norme richiamate dal comma 2 del medesimo articolo (4).

4. Anche ai fini dell’eventuale esecuzione di riparti agli aventi diritto, i commissari possono contrarre mutui, effettuare altre operazioni finanziarie passive e costituire in garanzia attività aziendali, secondo le prescrizioni e le cautele disposte dal comitato di sorveglianza e previa autorizzazione della Banca d’Italia.



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(1) Rubrica sostituita dall'articolo 1, comma 10, del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(2) Comma così modificato dall’art. 1, comma 32, lett. a), decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 181.
(3) Comma modificato prima dall’art. 18, comma 1, decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 342 e, successivamente, dall’art. 1, comma 32, lett. b), decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 181.
(4) Periodo inserito dall’art. 64, comma 16, decreto legislativo 23 luglio 1996, n. 415.

GIURISPRUDENZA

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione

Cessione di azienda bancaria – Cessione Veneto Banca-Intesa San Paolo ex D.L. 25 giugno 2017 n. 99 – Individuazione del contenzioso oggetto di cessione – Efficacia dell’accordo ricognitivo 19 gennaio 2018
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Il criterio in base al quale individuare i rapporti contenziosi ceduti da Veneto Banca a Intesa San Paolo è unicamente quello della pendenza o meno di una controversia (anche non giudiziale) al momento dell’apertura della liquidazione coatta amministrativa della cedente e ciò indipendentemente dal fatto che si tratti di rapporti ancora in essere o estinti.

L’Accordo ricognitivo dell’atto di cessione di azienda bancaria 26 giugno 2017 siglato tra Veneto Banca a Intesa San Paolo in data 19 gennaio 2018, laddove precisa che rimane in capo a Veneto Banca “il contenzioso giudiziale civile passivo pendente al 26 giugno relativo/connesso a rapporti estinti” non è idoneo a derogare a quanto stabilito nel contratto di cessione, in quanto in contrasto con quanto stabilito nel decreto-legge 25 giugno 2017 n. 99 e con il disposto dell’art. 2560 c.c. che non può essere derogato per accordo contrattuale tra cedente e cessionario. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 31 Maggio 2019.


Finanziamento per l'acquisto delle azioni – Asserita nullità del rapporto ai sensi dell'art. 2358 c.c. – Competenza della sezione specializzata per la materia d'impresa

Contratto di cessioni di azienda – Cessione di crediti deteriorati – Incertezza in merito al soggetto titolare del credito alla restituzione del finanziamento – Incertezza in merito alla natura deteriorata del credito – Necessità di estensione del contraddittorio sia alla società cessionaria di azienda sia alla società cessionaria del credito
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Nella causa dell'azionista in forma di s.r.l. contro la banca per la nullità di un finanziamento finalizzato all'acquisto di azioni della stessa banca finanziatrice in violazione dell'art. 2358 c.c., va disposta – in caso di successiva messa in liquidazione coatta amministrativa della banca che aveva concesso il finanziamento - l'integrazione del contraddittorio con la banca cessionaria di azienda (ai sensi dell'art. 3 decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017) nonché nei confronti di S.G.A. S.p.A. quale società cessionaria di crediti deteriorati (ai sensi dell'art. 5 decreto-legge n. 99 del 25 giugno 2017), affinché – nell'ambito del procedimento già pendente dinanzi al giudice adito prima della messa in liquidazione coatta amministrativa e successivamente riassunto nei confronti della cessionaria - assicurando il necessario contraddittorio fra tutte le parti, si accerti in via pregiudiziale la sussistenza della legittimazione passiva della banca che ha originariamente concesso il prestito e/o della banca cessionaria dell'azienda e/o di S.G.A. S.p.A. (Valerio Sangiovanni) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 06 Giugno 2018.


Istituto di credito in liquidazione coatta amministrativa - Responsabilità dell'istituto cessionario dell'azienda per debiti del cedente - Insinuazione al passivo del cedente - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
La responsabilità, per debiti del cedente, dell'istituto di credito cessionario d'azienda di altro istituto di credito posto in liquidazione coatta amministrativa può farsi valere solo con l'insinuazione nello stato passivo del cedente, ex art. 90, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto correttamente respinta l'azione di responsabilità perché proposta nei confronti dell'istituto cessionario mediante riassunzione del giudizio interrotto a seguito della messa in liquidazione coatta amministrativa dell'istituto cedente). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Marzo 2018, n. 5116.


Liquidazione coatta amministrativa - In materia bancaria - Azione dei commissari finalizzata al soddisfacimento delle ragioni dei creditori - Interesse pubblico - Esclusione .
Da quanto previsto, in linea generale, per le procedure di vendita nell’ambito della liquidazione coatta amministrativa, dall’art. 210, comma 1, della legge fallimentare dettata dal R.D. n. 267 del 1942 - ai sensi del quale “il commissario ha tutti i poteri necessari per la liquidazione dell’attivo, salve le limitazioni stabilite dall’autorità che vigila sulla liquidazione” - e, nella specifica materia bancaria, dai commi 1 e 3 dell’art. 90 T.U.B. - in base ai quali “i commissari liquidatori hanno tutti i poteri occorrenti per realizzare l’attivo” e per la massimizzazione dello stesso - emerge come l’azione dei commissari sia finalizzata al soddisfacimento più pieno delle ragioni dei creditori (e, ove residui un attivo finale, degli azionisti) e, dunque, unicamente alla realizzazione dell’interesse di una specifica categoria di soggetti (ovvero i creditori inseriti nell’elenco formato attraverso la procedura di accertamento del passivo ex art. 85 TUB), la cui tutela costituisce la ratio della disciplina e lo scopo che permea tutte le operazioni di liquidazione.

Tale interesse, che, come detto, appartiene ad una schiera circoscritta di soggetti, non appare configurare, se non a costo di una forzatura, un “interesse pubblico” propriamente inteso, né poter tantomeno fondare una qualificazione in senso pubblicistico dei commissari liquidatori incaricati di perseguirlo.

Né tale attività, in quanto svolta - coerentemente con la finalizzazione della stessa alla tutela dei creditori - mediante operazioni aventi la forma di negozi giuridici privatistici volti al perseguimento del miglior realizzo dell’attivo, unitamente alla fisionomia impressa all’organo liquidatore dalla normativa di riferimento, può essere ritenuta di natura pubblicistica, non costituendo espressione di poteri pubblicistici in senso proprio e non presentando profili di discrezionalità in senso tecnico.

[Nel caso di specie, rappresentato dalla cessione da parte dell’organo liquidatorio di singole attività o singoli beni e partecipazioni ancora detenuti dalla banca, già posta in liquidazione coatta amministrativa, non viene in rilievo, almeno direttamente, l’interesse pubblico alla stabilità del sistema bancario e alla tutela dei risparmiatori, che presiede l’azione delle competenti autorità nella precedente fase dell’accertamento della situazione di crisi della banca e dell’adozione delle misure straordinarie e degli aiuti pubblici volti a farvi fronte, quanto, piuttosto, la normale attività giuridica privatistica dei professionisti chiamati a massimizzare, come anticipato, l’interesse dei creditori e a svolgere il loro compito secondo gli ordinari canoni di diligenza professionale.] (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
T.A.R. Lazio, 31 Gennaio 2018.


Liquidazione coatta amministrativa - In materia bancaria - Azione dei commissari - Caratteristiche - Interesse pubblico - Esclusione - Posizioni di interesse legittimo in capo ai destinatari della attività dei commissari - Esclusione - Qualifica di pubblici ufficiali - Limiti.
Se, dunque, sotto il profilo oggettivo, l’analisi della consistenza e della finalità dei poteri attribuiti agli organi liquidatori della liquidazione coatta amministrativa è inidonea a configurare, in capo ai destinatari della relativa attività, posizioni di interesse legittimo, sotto il profilo soggettivo deve evidenziarsi che i commissari liquidatori – proprio in ragione della finalità delle loro attività e dei poteri conferiti - non assumono, se non ai limitati fini connessi all’assolvimento di determinati obblighi, quale quello di denuncia di fatti suscettibili di essere qualificati come reati, la qualifica di pubblici ufficiali, non agendo altrimenti quali organi della Banca d’Italia (pur essendo da essa nominati ai sensi dell’art. 81 del T.U.B). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) T.A.R. Lazio, 31 Gennaio 2018.


Liquidazione coatta amministrativa - In materia bancaria - Attività dei commissari liquidatori - Interesse pubblico - Esclusione - Soggezione alle istruzioni e direttive della Banca d’Italia o necessità della previa autorizzazione della stessa per il compimento di talune operazioni - Adozione di atti aventi carattere autoritativo e discrezionale, strumentali alla cura di interessi pubblici - Esclusione - Perseguimento dell’interesse al miglior realizzo dell’attivo vantato dai creditori come tale estraneo ad ambiti pubblicistici.
A ricondurre l’attività dei commissari liquidatori della liquidazione coatta amministrativa nell’orbita pubblicistica non valgono neppure la soggezione alle istruzioni e direttive della Banca d’Italia o la necessità della previa autorizzazione della stessa per il compimento di talune operazioni: il potere della Banca d’Italia, che si configura come un potere di vigilanza, indirizzo e di supervisione, lascia, infatti, sussistere in capo ai commissari spazi decisionali assai ampi, che non si traducono, in ogni caso, nell’adozione di atti aventi carattere autoritativo e discrezionale, strumentali alla cura di interessi pubblici, ma sono volti a perseguire, come già ricordato, unicamente l’interesse al miglior realizzo dell’attivo vantato dai creditori, come tale estraneo ad ambiti pubblicistici.

Non può, infine, operarsi una estensione della natura pubblicistica del procedimento di messa in liquidazione coatta amministrativa ai successivi atti posti in essere dai liquidatori, venendo in rilievo segmenti del tutto distinti, in cui diversi sono i soggetti e la natura dei poteri esercitati. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
T.A.R. Lazio, 31 Gennaio 2018.


Istituti o enti di credito - Altre aziende di credito - Liquidazione - Istituto di credito - Cessione delle attività e passività - Debiti del cedente - Azione nei confronti del cedente - Improcedibilità - Responsabilità del cessionario - Limiti - Debiti risultanti dallo stato passivo - Fondamento.
L'azione proposta dal creditore di un istituto di credito, posto in liquidazione coatta amministrativa con cessione delle attività e passività, è improcedibile nei confronti della banca cedente, mentre nei confronti della banca cessionaria può trovare accoglimento solo per i debiti risultanti dallo stato passivo della liquidazione, come espressamente prevede l'art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Ottobre 2017, n. 24181.


Banche e intermediari finanziari - Risoluzione - Cessione di azienda bancaria di ente in risoluzione - Cessione di attività e passività - Effetti sui giudizi pendenti - Successione a titolo particolare - Fattispecie relativa alla cessione di Cassa di Risparmio di Ferrara S.p.A..
In caso di cessione di azienda bancaria ai sensi dell'art. 43 del D.Lgs. n. 180 del 2015 (Risanamento e risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento), che abbia ad oggetto attività e passività della banca in risoluzione, con riferimento ai giudizi pendenti in cui si parte la cedente, ove non si verifichi l'estinzione della banca cedente non si può parlare di cessione a titolo universale ai sensi dell'art. 110 c.p.c., trattandosi invece di successione a titolo particolare ex art. 111 c.p.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli, 28 Aprile 2017.


Liquidazione coatta amministrativa - Azione revocatoria fallimentare - Interruzione del giudizio per messa in liquidazione della banca convenuta - Riassunzione nei confronti della sola banca cessionaria ex art. 90 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Ammissibilità - Fondamento.
In caso di revocatoria fallimentare di rimesse solutorie promossa nei confronti di società bancaria, la quale, in corso di causa, sia stata posta in liquidazione coatta amministrativa con conseguente interruzione del processo, è valida la riassunzione effettuata nei confronti della cessionaria ex art. 90 d.lgs 1 settembre 1993, n. 385, che è equiparabile alla chiamata in causa della stessa quale successore a titolo particolare, essendo improseguibile per legge l'azione nei confronti della liquidazione coatta amministrativa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 14 Maggio 2014, n. 10456.


Liquidazione coatta amministrativa di istituto di credito - Cessione ad altra banca di attività e passività o dell'azienda (art. 90 T.U. bancario) - Effetti con riguardo alle posizioni debitorie - Mutamento soggettivo del rapporto - Configurabilità - Natura - Successione a titolo particolare.
In caso di liquidazione coatta amministrativa di un istituto di credito, la cessione ad altra banca di attività e passività, aziende, rami d'azienda, beni e rapporti giuridici individuali in blocco, ai sensi e nel vigore dell'art. 90, comma secondo, del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385, comporta, per le posizioni debitorie, ove si determini liberazione dell'originario obbligato, un mutamento soggettivo del rapporto, qualificabile come successione a titolo particolare, come tale ricadente nella disciplina dell'art. 111 cod. proc. civ., e non a titolo universale, atteso che detta cessione, per quanto possa segnare il passaggio della titolarità di un complesso di posizioni attive o passive, od anche dell'intera azienda, non determina il venir meno della banca cedente, ne' si correla ad alcun fatto estintivo, rimanendo la banca medesima in vita, pur se sottoposta alla procedura liquidatoria. (massima ufficiale) Cassazione Sez. Un. Civili, 22 Gennaio 2003, n. 875.


Liquidazione coatta amministrativa - Banca cessionaria delle attività e passività di altra banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Sentenza non definitiva nei confronti di quest'ultima - Affermazione della esistenza di rapporti di lavoro e della illegittimità dei licenziamenti con rinvio alla sentenza di merito della determinazione delle spettanze dei lavoratori - Legittimazione della banca cessionaria a proporre appello - Sussistenza.
La banca cessionaria (ai sensi dell'art. 90 del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385) delle attività e delle passività di altra banca - posta in liquidazione coatta amministrativa in epoca successiva a sentenza non definitiva di primo grado la quale abbia affermato la sussistenza di rapporti di lavoro in capo alla banca, poi assoggettata alla procedura concorsuale, abbia dichiarato la illegittimità dei licenziamenti intimati ai lavoratori e abbia rimesso alla sentenza definitiva del giudizio la determinazione delle loro spettanze - è legittimata, ai sensi dell'art. 111 cod. proc. civ., a proporre appello avverso tale sentenza e a chiedere che il giudice del gravame stabilisca, con riferimento alla pronuncia di primo grado, in quali rapporti e in quali limiti sia succeduta alla cedente e sia tenuta verso i lavoratori. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 03 Aprile 2002, n. 4735.


Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Cessione dell'intera azienda (o di un singolo ramo) - Ammissibilità - Accertamento dell'avvenuta cessione o del trasferimento di singoli beni - Competenza esclusiva del giudice di merito - Criteri generali in tema di cessione di azienda - Applicabilità - Cessione di tutte le attività e passività della banca - Indice di cessione dell'intera azienda - Esclusione.
I commissari liquidatori di un'azienda bancaria hanno, in base a quanto previsto dall'art. 75 del R.D.L. 12 marzo 1936, n. 375,(cosiddetta legge bancaria) cui corrisponde sostanzialmente l'art. 90, comma secondo, del D.Lgs. 1° settembre 1993, n. 385 (contenente il nuovo testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia) il potere di procedere alla cessione dell'intera azienda (o di un singolo ramo) della banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa, e l'accertamento in concreto di tale evento, spettante esclusivamente al giudice di merito, non si sottrae ai criteri che presiedono alla individuazione della cessione di azienda in generale, dovendosi verificare, anche nella detta ipotesi, se vi sia stato trasferimento non già dei singoli beni ma di tutto il complesso dei beni che erano stati organizzati dall'imprenditore e che per le loro caratteristiche ed il loro collegamento funzionale rendono possibile lo svolgimento di quella specifica impresa. In particolare, con riguardo all'azienda bancaria deve escludersi che costituisca, di per se un indice di cessione dell'azienda nella sua interezza la cessione di tutte le attività e passività della banca posta in liquidazione coatta (ipotesi del resto specificamente distinta, nell'art. 54 del D.L. del 1936 e nell'art. 90 del T.U. del 1993, dalla cessione di azienda e dalla cessione di beni e rapporti giuridici individuabili in blocco) ben potendo gli elementi patrimoniali attivi e passivi, ancorché ceduti in blocco ad un unico soggetto (che acquista le attività e si accolla le passività) esser considerati dalle parti contraenti in senso atomistico in quanto riferibili ad un organismo ormai non più funzionante. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 15 Settembre 1997, n. 9174.