Testo Unico Bancario


TITOLO IV
MISURE PREPARATORIE, DI INTERVENTO PRECOCE E LIQUIDAZIONE COATTA AMMINISTRATIVA (1)

Capo I
Banche

Sezione III
Liquidazione coatta amministrativa

Art. 82

Accertamento giudiziale dello stato di insolvenza
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. Se una banca non sottoposta a liquidazione coatta amministrativa o a risoluzione (2) si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo dove essa ha il centro degli interessi principali, su richiesta di uno o più creditori, su istanza del pubblico ministero o d’ufficio, sentiti la Banca d’Italia e i rappresentanti legali della banca, dichiara lo stato di insolvenza con sentenza in camera di consiglio. Quando la banca sia sottoposta ad amministrazione straordinaria, il tribunale dichiara l’insolvenza anche su ricorso dei commissari straordinari, sentiti i commissari stessi, la Banca d’Italia e i cessati rappresentanti legali. Si applicano le disposizioni dell’articolo 296 del codice della crisi e dell’insolvenza (3).

2. Se una banca, anche avente natura pubblica, si trova in stato di insolvenza al momento dell’emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa e l’insolvenza non è stata dichiarata a norma del comma 1, il tribunale del luogo in cui la banca ha il centro degli interessi principali, su ricorso dei commissari liquidatori, su istanza del pubblico ministero o d’ufficio, sentiti la Banca d’Italia e i cessati rappresentanti legali della banca, accerta tale stato con sentenza in camera di consiglio. Si applicano le disposizioni dell’articolo 297 del codice della crisi e dell’insolvenza (4).

3. La dichiarazione giudiziale dello stato di insolvenza prevista dai commi precedenti produce gli effetti indicati nell’articolo 298 del codice della crisi e dell’insolvenza (5).



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(1) Rubrica sostituita dall'articolo 1, comma 10, del D.Lgs. 16 novembre 2015, n. 181.
(2) Le parole «o a risoluzione» sono state inserite dall’art. 1, comma 25, decreto legislativo 16 novembre 2015, n. 181.
(3) Comma così modificato dall’art. 369, comma 1, lett. e), numero 1), decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. L’art. 369, comma 4, del medesimo decreto legislativo ha stabilito che il comma così modificato si applichi alle liquidazioni coatte amministrative disposte per effetto di domande depositate o iniziative comunque esercitate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. Si riporta il testo del comma antecedente alla modifica: " Se una banca non sottoposta a liquidazione coatta amministrativa o a risoluzione si trova in stato di insolvenza, il tribunale del luogo in cui essa ha la sede legale, su richiesta di uno o più creditori, su istanza del pubblico ministero o d’ufficio, sentiti la Banca d’Italia e i rappresentanti legali della banca, dichiara lo stato di insolvenza con sentenza in camera di consiglio. Quando la banca sia sottoposta ad amministrazione straordinaria, il tribunale dichiara l’insolvenza anche su ricorso dei commissari straordinari, sentiti i commissari stessi, la Banca d’Italia e i cessati rappresentanti legali. Si applicano le disposizioni dell’articolo 195, commi primo, secondo periodo, terzo, quarto, quinto, sesto e ottavo della legge fallimentare".
(4) Comma così modificato dall’art. 369, comma 1, lett. e), numero 2), decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. L’art. 369, comma 4, del medesimo decreto legislativo ha stabilito che il comma così modificato si applichi alle liquidazioni coatte amministrative disposte per effetto di domande depositate o iniziative comunque esercitate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. Si riporta il testo del comma antecedente alla modifica: "Se una banca, anche avente natura pubblica, si trova in stato di insolvenza al momento dell’emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa e l’insolvenza non è stata dichiarata a norma del comma 1, il tribunale del luogo in cui la banca ha la sede legale, su ricorso dei commissari liquidatori, su istanza del pubblico ministero o d’ufficio, sentiti la Banca d’Italia e i cessati rappresentanti legali della banca, accerta tale stato con sentenza in camera di consiglio. Si applicano le disposizioni dell’articolo 195, terzo, quarto, quinto e sesto comma della legge fallimentare".
(5) Comma così modificato dall’art. 369, comma 1, lett. e), numero 3), decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. L’art. 369, comma 4, del medesimo decreto legislativo ha stabilito che il comma così modificato si applichi alle liquidazioni coatte amministrative disposte per effetto di domande depositate o iniziative comunque esercitate successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14. Si riporta il testo del comma antecedente alla modifica: "La dichiarazione giudiziale dello stato di insolvenza prevista dai commi precedenti produce gli effetti indicati nell’articolo 203 della legge fallimentare".

GIURISPRUDENZA

Enti creditizi - Giudizi per la dichiarazione dello stato di insolvenza - Atti della Banca d’Italia o dei commissari straordinari - Valore probatorio - Limiti - Fondamento.
Nei giudizi instaurati per la dichiarazione dello stato d'insolvenza degli enti creditizi, gli atti provenienti dalla Banca d'Italia o dai commissari straordinari non hanno il valore di prova privilegiata ex art. 2700 c.c. in quanto non sono formati da pubblici ufficiali nell'esercizio di una funzione specificatamente diretta alla documentazione. Tuttavia tali atti, proprio in ragione della loro origine e delle finalità perseguite dai soggetti che li pongono in essere, costituiscono una legittima fonte di informazione, utile all'accertamento dei fatti di causa in senso stretto, che, ove non sia validamente contraddetta, ben può concorre alla formazione del convincimento del giudice, il quale è tenuto ad ammettere le prove che le altre parti deducano per contrastare le risultanze in questo modo acquisite, ma non ad acquisirne d'ufficio per controllare la loro rispondenza al vero. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2020, n. 11267.


Enti creditizi sottoposti a risoluzione - Stato di insolvenza - Accertamento - Infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario di tutela dei depositi - Rilevanza - Esclusione - Fondamento - Fattispecie.
Ai fini della dichiarazione d'insolvenza degli enti creditizi sottoposti a risoluzione ai sensi dell'art. 32 del d.lgs. n. 180 del 2015, non assumono rilievo gli infruttuosi tentativi di intervento del Fondo interbancario per la tutela dei depositi, tenuto conto che l'art. 36 del d.lgs. cit. si limita a precisare che l'accertamento dello stato d'insolvenza deve essere effettuato avendo riguardo alla situazione esistente al momento dell'adozione del provvedimento di avvio della risoluzione, senza prevedere che, a differenza di quanto avviene per ogni altro imprenditore commerciale, si debba compiere anche una valutazione controfattuale sulle cause che hanno condotto a tale stato. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha respinto il ricorso contro la decisione di merito, che aveva escluso ogni rilevanza all'esito del giudizio di appello, promosso contro la sentenza del Tribunale UE, che aveva negato agli interventi del Fondo interbancario la natura di aiuti di Stato, perché tali interventi, nella specie, non erano stati effettuati e, dunque, non avevano assunto alcuna rilevanza nell'apprezzamento dello stato di insolvenza). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 11 Giugno 2020, n. 11267.


Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Situazione contabile redatta secondo criteri di continuità – Inadeguatezza – Criteri di liquidazione – Necessità

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Valutazione dello stato di insolvenza – Intervento dello Stato – Rilevanza
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Una situazione contabile redatta secondo criteri di continuità non può essere rappresentativa dell'effettiva consistenza del patrimonio netto della banca alla data di avvio della liquidazione coatta amministrativa (essendo la continuità aziendale già venuta meno): l'utilizzo dei principi contabili "in continuità" deve, infatti, essere necessariamente sostituito dall'utilizzo di opportuni criteri di liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Ai fini della valutazione dello stato di insolvenza di una banca posta in liquidazione coatta amministrativa, il fatto che lo Stato abbia ritenuto necessario intervenire con consistenti misure di sostegno pubblico al fine di evitare lo smembramento con dissoluzione degli assets della banca stessa è un chiaro sintomo del deficit patrimoniale della medesima alla data della messa in liquidazione coatta amministrativa, soprattutto laddove le misure di sostegno pubblico si siano rese necessarie a cagione della grave insufficienza patrimoniale. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 09 Gennaio 2019.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Accertamento - Effetti - Revocatoria fallimentare - Decorrenza del periodo sospetto nella liquidazione coatta amministrativa - Computo a ritroso dalla data del provvedimento amministrativo se anteriore all'accertamento giudiziale dello stato di insolvenza.
Nella liquidazione coatta amministrativa, allorché la sentenza dichiarativa dello stato di insolvenza sia successiva al provvedimento amministrativo che dispone la liquidazione coatta, il "periodo sospetto" ai fini dell'esercizio dell'azione revocatoria fallimentare decorre (a ritroso) necessariamente dalla data del provvedimento amministrativo, perché è in relazione a tale momento che viene accertato - ancorché con sentenza successiva - lo stato di insolvenza. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 13 Luglio 2018, n. 18728.


Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Riferimento alla data del decreto che dispone la liquidazione – Norma di carattere generale – Causa – Rilevanza – Esclusione – Dichiarazione di dissesto o di prossimità al dissesto – Rilevanza

Liquidazione coatta amministrativa – Impresa bancaria – Stato della liquidazione – Accertamento dell’insolvenza – Impostazione patrimonialistica – Raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale – Insolvenza – Presupposti – Giudizio finanziario prognostico sulla liquidazione dell’attivo – Liquidazione ordinata ex d.l. 99/2017
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L'accertamento dello stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa deve essere compiuto con riferimento alla data del decreto che dispone la liquidazione (art. 82, co. 2, TUB e art. 202 L. Fall., Cass. 20186/2017, 9408/2006) e applicando i criteri previsti dall'art. 5 L. Fall., posto che questa norma ha carattere universale ed è valida anche per le crisi bancarie (Cass. 9408/2006).

Tale accertamento prescinde dalle cause del dissesto, giacché l’insolvenza potrebbe prodursi quale effetto anche di un singolo fattore sopravvenuto e indipendente dalla condotta degli amministratori (v. Cass. 9523/2012, 15769/2004, 8374/2000), fattore sopravvenuto che può essere costituito dalla dichiarazione di dissesto (o di prossimità al dissesto) destinata a sfociare nella liquidazione coatta amministrativa. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Lo stato di liquidazione impone che l’accertamento dell'insolvenza avvenga secondo una impostazione patrimonialistica (Cass. 12382/2017, 16752/2013, 6170/2003, 6550/2001), posto che l'impresa ha ormai imboccato la strada verso la propria dissoluzione.

Bisogna verificare quindi, in termini di probabilità, secondo il metodo della prognosi postuma, se la liquidazione del patrimonio della banca consente di soddisfare regolarmente tutti i creditori.

Tale giudizio è basato sul raffronto prognostico tra attivo e passivo patrimoniale ma tiene conto delle sorti sia quantitative che temporali della liquidazione; occorre quindi verificare se, al momento della dichiarazione di liquidazione coatta amministrativa, il processo liquidatorio si prospetti tale da assicurare che i valori del realizzo siano adeguati ai fabbisogni necessari per estinguere le passività e per fare fronte alle esigenze immediate (passività correnti).

L'insolvenza sussiste anche quando manchi la liquidità necessaria per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale nella sua fase liquidatoria; a tal fine non è perciò decisiva la circostanza che il bilancio alla data della messa in liquidazione riporti un patrimonio netto positivo, posto che tale bilancio è redatto secondo criteri contabili ispirati alla continuità aziendale.
 
Pertanto, la prevalenza dell'attivo sul passivo alla data di apertura della liquidazione coatta amministrativa non è determinante (Cass. 12382/2017, 5736/1993, 5525/1992, 4450/1992), perché tale criterio deve essere utilizzato congiuntamente ad un giudizio finanziario prognostico sul fatto che l'attivo potrebbe essere non liquidabile nell'immediato, oppure che il passivo connesso alla liquidazione potrebbe lievitare, determinando ad esempio la necessità di cedere in blocco i crediti, o una parte di essi, per fare fronte alle passività correnti.

La "liquidazione ordinata" di cui al decreto-legge 99/2017, che prevede un consistente intervento statale connesso all'operazione ISP/S.G.A., non può considerarsi, un'attività "normale" (ex art. 5 L. Fall.) per far fronte alle obbligazioni, poiché rappresenta un (sia purcondivisibile) intervento straordinario nell'interesse della collettività, ma non un prevedibile e naturale epilogo della liquidazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 27 Giugno 2018.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento successivo - Presupposti.
In tema di liquidazione coatta amministrativa, l'accertamento preventivo e l'accertamento successivo dello stato di insolvenza restano dalle disposizioni della legge fallimentare ancorati ai medesimi presupposti sostanziali; sicché l'accertamento successivo è ammissibile soltanto nei confronti di quegli enti per i quali risulti ammissibile l'accertamento preventivo, anche se in concreto non compiuto, con conseguente esclusione in entrambi i casi degli enti pubblici. (massima ufficiale) Cassazione civile, 30 Aprile 2018, n. 10383.


Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza.
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 l.fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 18 Agosto 2017, n. 20186.


Liquidazione coatta amministrativa – Liquidazione coatta bancaria – Dichiarazione dello stato di insolvenza – Iniziativa del tribunale d’ufficio – Esclusione.
L’art. 82 TUB, laddove attribuisce al tribunale il potere di dichiarare d’ufficio lo stato di insolvenza della banca è incompatibile con la riforma delle procedure concorsuali di cui al d.lgs. n. 5 del 2006, il quale ha determinato la scomparsa dell’iniziativa d’ufficio per la dichiarazione di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Treviso, 28 Luglio 2017.


Liquidazione coatta amministrativa - Dichiarazione di insolvenza di istituto bancario - Instaurazione del contraddittorio - Obbligo di sentire i cessati legali rappresentanti - Convocazione dei commissari straordinari e del commissario della risoluzione.
Ai fini della dichiarazione di insolvenza della banca e dell’avvio della procedura di liquidazione coatta amministrativa, deve ritenersi validamente instaurato il contraddittorio e soddisfatto l’obbligo di sentire i cessati legali rappresentanti qualora del procedimento vengano informati i commissari straordinari nonché il commissario rispettivamente dell’amministrazione straordinaria e della procedura di risoluzione che abbiano preceduto la liquidazione coatta, dovendo in tali soggetti identificarsi i cessati rappresentanti legali della banca di cui al primo comma dell’articolo 82 TUB. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Bologna, 19 Maggio 2016.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - In genere - Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza.
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma secondo, del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 legge fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2006, n. 9408.


Liquidazione coatta amministrativa - Stato d'insolvenza - Banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - Stato di insolvenza - Accertamento giudiziario - Momento rilevante - Nozione - Venir meno delle condizioni di liquidità e di credito - "Deficit" patrimoniale - Rilevanza preminente - Sussistenza.
Lo stato di insolvenza di una banca sottoposta a liquidazione coatta amministrativa - la cui sussistenza, ai sensi dell'art. 82, comma secondo, del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, deve essere riscontrata con riferimento al momento dell'emanazione del provvedimento di liquidazione - si traduce, sulla base della generale previsione dell'art. 5 legge fall., applicabile in assenza di autonoma definizione, nel venir meno delle condizioni di liquidità e di credito necessarie per l'espletamento della specifica attività imprenditoriale. La peculiarità dell'attività bancaria - la quale implica che l'impresa che la esercita disponga di molteplici canali di accesso al reperimento di liquidità per impedire la suggestione della corsa ai prelievi - fa peraltro sì che assuma particolare rilevanza indiziaria, circa il grado di irreversibilità della crisi, il "deficit" patrimoniale, che si connota come dato centrale rispetto sia agli inadempimenti che all'eventuale illiquidità. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Aprile 2006, n. 9408.