Testo Unico Bancario


TITOLO II
BANCHE

Capo VI
Norme relative a particolari operazioni di credito

Sezione I
Credito fondiario e alle opere pubbliche

Art. 41

Procedimento esecutivo
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. Nel procedimento di espropriazione relativo a crediti fondiari è escluso l’obbligo della notificazione del titolo contrattuale esecutivo.

2. L’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore. Il curatore ha facoltà di intervenire nell’esecuzione. La somma ricavata dall’esecuzione, eccedente la quota che in sede di riparto risulta spettante alla banca, viene attribuita al fallimento.

3. Il custode dei beni pignorati, l’amministratore giudiziario e il curatore del fallimento del debitore versano alla banca le rendite degli immobili ipotecati a suo favore, dedotte le spese di amministrazione e i tributi, sino al soddisfacimento del credito vantato.

4. Con il provvedimento che dispone la vendita o l’assegnazione, il giudice dell’esecuzione prevede, indicando il termine, che l’aggiudicatario o l’assegnatario, che non intendano avvalersi della facoltà di subentrare nel contratto di finanziamento prevista dal comma 5, versino direttamente alla banca la parte del prezzo corrispondente al complessivo credito della stessa. L’aggiudicatario o l’assegnatario che non provvedano al versamento nel termine stabilito sono considerati inadempienti ai sensi dell’articolo 587 del codice di procedura civile.

5. L’aggiudicatario o l’assegnatario possono subentrare, senza autorizzazione del giudice dell’esecuzione, nel contratto di finanziamento stipulato dal debitore espropriato, assumendosi gli obblighi relativi, purché entro quindici giorni dal decreto previsto dall’articolo 574 del codice di procedura civile ovvero dalla data dell’aggiudicazione o dell’assegnazione paghino alla banca le rate scadute, gli accessori e le spese. Nel caso di vendita in più lotti, ciascun aggiudicatario o assegnatario è tenuto a versare proporzionalmente alla banca le rate scadute, gli accessori e le spese.

6. Il trasferimento del bene espropriato e il subentro nel contratto di finanziamento previsto dal comma 5 restano subordinati all’emanazione del decreto previsto dall’articolo 586 del codice di procedura civile.


GIURISPRUDENZA

Fallimento – Diritto del creditore fondiario di proseguire l’esecuzione individuale intrapresa – Poteri del Giudice dell’esecuzione.
Infatti, una volta che si riconosce al creditore fondiario un privilegio di natura processuale, il solo giudice chiamato a verificare la sussistenza del titolo che – in astratto – legittimi all’esercizio del privilegio medesimo è quello investito della procedura che, in virtù dell’art. 41 TUB, il creditore fondiario ha il diritto di intraprendere o proseguire malgrado la dichiarazione di fallimento del debitore; inoltre, il G.E. è l’unico ad essere titolare del potere di verificare che, nella specie, il privilegio interessi il bene colpito dal pignoramento e ciò senza che abbia rilievo – data l’inerenza dell’ipoteca alla cosa su cui insiste – la circostanza che lo stesso bene sia sottoposto ad esecuzione per la soddisfazione di un credito vantato verso il fallito o verso terzi (dovendosi in tale ultimo caso solo verificare che siano rispettate le forme di cui agli artt. 602 e ss. c.p.c.). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Napoli Nord, 03 Giugno 2021.


Fallimento - Creditore di terzi garantito da ipoteca sui beni del fallito - Rendite dell’immobile ipotecato - Ammissione al passivo - Necessità - Esclusione.
Il creditore titolare di ipoteca su un bene compreso nel fallimento, a garanzia di un credito vantato verso un debitore diverso dal fallito, non deve avvalersi del procedimento di verificazione dello stato passivo al fine di conseguire le rendite maturate sull'immobile ipotecato. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 21 Gennaio 2021, n. 1067.


Credito ipotecario fondiario – Prosecuzione dell’esecuzione immobiliare in pendenza di fallimento dell’esecutato – Privilegio processuale e non sostanziale dell’art. 41 TUB – Diritto della Curatela di ottenere l’assegnazione dei crediti poziori in sede di riparto individuale – Diritto di ripetizione dell’indebito – Sussiste.
Considerata la natura meramente processuale e non sostanziale del privilegio ex art. 41 TUB in forza del quale il creditore ipotecario abbia proseguito l’esecuzione immobiliare sui beni del fallito (nella cui procedura sia ritualmente e regolarmente ammesso al passivo fallimentare con la prelazione spettantegli) e abbia ottenuto l’assegnazione provvisoria del ricavato dalla vendita, l’esistenza di crediti della massa meglio collocati rispetto a quello del creditore fondiario, e purchè tale poziorità derivi da provvedimenti stabili ai sensi dell’art. 110 u.c. legge fall., costituisce fatto totalmente o parzialmente impeditivo della soddisfazione del credito ipotecario, anche in sede individuale.

E’ quella concorsuale generale, infatti, la legittima sede ove effettuare la definitiva gradazione dei crediti ammessi al passivo, secondo le rispettive cause di prelazione, restando l’assegnazione in sede individuale meramente provvisoria.

In applicazione dei principi sopra espressi, se nella fase distributiva di cui agli artt. 510 e 596 c.p.c. non sia stato possibile assegnare alla curatela il credito che nell’ambito del riparto fallimentare sarebbe stato poziore all’ipotecario fondiario, il curatore è legittimato ad agire per ottenere la restituzione degli importi percepiti in eccedenza dal creditore fondiario a titolo di anticipazione in sede esecutiva. (Simone Voltarel) (riproduzione riservata)
Tribunale Treviso, 25 Novembre 2020.


Esecuzione forzata – Azione esecutiva del creditore fondiario ex art. 41 T.U.B. – Prosecuzione in costanza di fallimento del debitore – Intervento del curatore – Distribuzione del ricavato – Graduazione dei crediti – Onere probatorio del curatore – Termine per proporre osservazioni al progetto di distribuzione.
Nel caso in cui la procedura esecutiva individuale sia iniziata o proseguita dal creditore fondiario dopo la dichiarazione di fallimento del debitore, in sede di provvisoria distribuzione delle somme ricavate spetterà al curatore intervenuto dedurre questioni afferenti alla graduazione dei crediti, allegando i provvedimenti degli organi concorsuali che effettivamente dispongono la medesima graduazione. Pertanto il giudice dell’esecuzione, al fine perseguire la maggiore “corrispondenza” possibile tra la graduazione dei crediti operata in sede fallimentare e quella della sede esecutiva individuale, potrà esaminare tutta la documentazione prodotta dalle parti, anche dopo la scadenza del termine assegnato per proporre osservazioni al progetto di distribuzione. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata) Tribunale Bari, 08 Luglio 2020.


Esecuzione forzata - Giudizio di divisione endoesecutivo - Autonomia.
Il giudizio divisionale endoesecutivo, diretto allo scioglimento della comunione incidentale su quello esecutivo, è processo ordinario di merito del tutto autonomo rispetto al procedimento esecutivo che ne abbia determinato l’insorgenza; tale giudizio subordina alla sua conclusione la procedura esecutiva, ma ne rimane soggettivamente ed oggettivamente distinto, conservando la propria autonomia e disciplina secondo le norme proprie del processo di cognizione.

Per tale ragione, al giudizio di divisione endoesecutivo non possono essere applicate le disposizioni relative all’esecuzione (tra le quali l’art. 41 TUB), in quanto norme di carattere eccezionale e, come tali, non suscettibili di estensione analogica.

[Nel caso di specie, il Tribunale, all’esito del giudizio di divisione, ha assegnato al comproprietario non esecutato il ricavato dalla vendita del bene corrispondente alla quota di sua proprietà, nonostante il creditore fondiario fosse creditore anche nei suoi confronti.] (Franco Benassi) (riproduzione riservat)
Tribunale Mantova, 27 Novembre 2019.


Fallimento - Privilegio fondiario - Garante - Condizioni.
La Banca non può fruire nei confronti del garante del privilegio processuale di cui all’art. 41, co. 2 TUB, qualora sia stata ammessa al passivo del debitore principale in chirografo. (Gastone Pea) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 04 Ottobre 2019.


Mutuo fondiario – Risoluzione – Applicazione della disciplina ordinaria – Ammissibilità.
Non risulta illegittimo, né incompatibile con la normativa di cui agli artt. 40 e 41 Tub che, in sede di stipulazione di un contratto di mutuo fondiario, l’Istituto di Credito possa tutelarsi prevedendo, oltre a quanto stabilito dall’art. 40 Tub, anche la possibilità di invocare la risoluzione del contratto ex art. 1456 c.c., nonché la decadenza dal beneficio del termine di cui all’art. 1186 c.c., poiché la disposizione dell’art. 40, comma 2, del Tub non preclude alle parti la possibilità di convenire la risoluzione del contratto al verificarsi di eventi diversi da quello espressamente contemplato nel Tub.

L’art. 40 Tub disciplina unicamente l’ipotesi del ritardato pagamento, ossia l’ipotesi in cui si dia luogo al pagamento integrale della rata, ma solo se effettuato nell’arco temporale tra il trentesimo giorno ed il centottantesimo giorno dalla scadenza della rata stessa, tipizzando una specifica ipotesi di risoluzione, quella in cui il suddetto ritardo (pagamento integrale della rata entro una determinata finestra temporale) abbia avuto luogo per ben sette volte, anche non consecutive.

Di contro, l’art. 40 Tub non fa riferimento ad altre ipotesi di inadempimento diverse dal ritardato pagamento, quali, ad esempio, l’omesso pagamento della rata (inadempimento assoluto) ovvero pagamento effettuato oltre il centottantesimo giorno.

Ne consegue che, in difetto di previsione della normativa speciale, debba trovare applicazione la disciplina generale – poiché nel Tub manca la previsione di risoluzione per fatti diversi dal ritardato pagamento di cui al comma 2 dell’art. 40 – con conseguente applicazione della disciplina ordinaria di cui all’art. 1453, 1455 e 1456 c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 20 Agosto 2019.


Superamento del limite di finanziabilità e conseguente inoperatività dell’esenzione dell’obbligo della preventiva notificazione del titolo esecutivo contrattuale.
In tema di credito fondiario, il limite di finanziabilità previsto dal secondo comma dell’art. 38 del dlgs 1 settembre 1993, n. 385, come stabilito dalla Banca d’Italia su delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio, non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell’istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi per l’applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta certamente, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell’intero contratto, salva la sua conversione ai sensi dell’art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina speciale di privilegio, la non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall’obbligo di previa notifica del titolo esecutivo, ai sensi del primo comma dell’art, 41 del richiamato d.lgs. n. 385 del 1993. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17439.


Mutuo fondiario - Superamento della soglia di finanziabilità di cui all'art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 (t.u.b.) - Conseguenze - Obbligo del creditore fondiario di preventiva notificazione del titolo esecutivo - Sussistenza - Ragioni.
In tema di mutuo fondiario, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993 non esaurisce i suoi effetti sul piano della condotta dell'istituto di credito mutuante, ma è elemento essenziale per la valida qualificazione del contratto di mutuo come fondiario e quindi, per l'applicabilità della relativa disciplina di privilegio, sostanziale e processuale, in favore del creditore; pertanto, il superamento di tale limite comporta, tanto ove sia necessario inferirne la nullità dell'intero contratto, salva la conversione ex art. 1424 c.c., quanto ove sia sufficiente la riqualificazione di quello come mutuo ordinario con disapplicazione della disciplina di privilegio, la sicura non operatività della norma che esenta il creditore fondiario dall'obbligo di previa notifica del titolo esecutivo ai sensi dell'art. 41, comma 1, del citato d. lgs. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Giugno 2019, n. 17439.


Esecuzione forzata – Espropriazione immobiliare – Privilegio fondiario – Inapplicabilità – Fondamento.
L’art. 41, comma 2, t.u.b, a norma del quale «l’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari può essere iniziata o proseguita dalla banca anche dopo la dichiarazione di fallimento del debitore» concede al creditore titolare di credito fondiario un privilegio di natura processuale limitato al fallimento e che non può essere esteso a differenti procedure, come ad esempio quella di esecuzione forzata su beni immobili: ciò in quanto la norma costituisce una eccezione al principio generale della par condicio creditorum e come tale non può essere oggetto di interpretazione analogica, anche sulla scorta di un orientamento della Suprema Corte che ne ha escluso la applicabilità nell’ambito della procedura concorsuale del concordato preventivo. (Mattia Polizzi) (riproduzione riservata) Tribunale Como, 23 Maggio 2019.


Fallimento – Riparto – Compenso del curatore – Partecipazione del creditore fondiario alla quota del compenso del curatore.
Il creditore fondiario che in pendenza del fallimento procede alla esecuzione individuale deve partecipare al pagamento di una quota del compenso del curatore oltre che alle spese strettamente collegate all’immobile. (Gisella Dalmasson) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 18 Ottobre 2018.


Esecuzione forzata – Azione esecutiva del creditore fondiario ex art. 41 T.U.B. – Prosecuzione in costanza di fallimento del debitore – Intervento del curatore – Distribuzione del ricavato – Assegnazione in sede esecutiva di somme liquidate in prededuzione in sede fallimentare.
La provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita di un immobile pignorato dall'istituto di credito fondiario, in una procedura esecutiva individuale proseguita (o iniziata) dopo la dichiarazione di fallimento del debitore ai sensi dell'art. 41 del D. Lgs n. 385/1993, dovrà essere operata dal giudice dell'esecuzione sulla base dei provvedimenti (anche non definitivi) emessi in sede fallimentare ai fini dell'accertamento, della determinazione e della graduazione di detto credito fondiario.

In particolare:
a) per ottenere l'attribuzione (in via provvisoria, e salvi i definitivi accertamenti operati nel prosieguo della procedura fallimentare) delle somme ricavate dalla vendita, il creditore fondiario dovrà - anche a prescindere dalla avvenuta costituzione del curatore nel processo esecutivo - documentare al giudice dell'esecuzione di avere proposto l'istanza di ammissione al passivo del fallimento e di avere ottenuto un provvedimento favorevole dagli organi della procedura (anche se non definitivo);
b) per ottenere la graduazione di eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare a preferenza di quello fondiario, e quindi l'attribuzione delle relative somme, con decurtazione dell'importo attribuito all'istituto procedente, il curatore dovrà costituirsi nel processo esecutivo e documentare l'avvenuta emissione da parte degli organi della procedura fallimentare di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 L.F.) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione.

La distribuzione così operata dal giudice dell'esecuzione ha comunque carattere provvisorio e può stabilizzarsi solo all'esito degli accertamenti definitivi operati in sede fallimentare, legittimando in tal caso il curatore ad ottenere la restituzione delle somme eventualmente riscosse in eccedenza. (Giuseppe Caramia) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare – Esclusione tra le spese liquidabile ex art. 2770 c.c. delle spese del curatore fallimentare

Esecuzione immobiliare proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Procedimento ordinario di riparto in sede fallimentare

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all'art.2770 c.c.

Esecuzione immobiliare – Proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell’esecutato – Intervento del curatore – Prosecuzione delle vendite secondo il c.p.c. – Ammissibilità della liquidazione e assegnazione provvisoria delle spese di cui all’art.2770 c.c.
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In sede esecutiva l’assegnazione al fondiario delle somme ricavate dalla vendita sconta unicamente l’anteposizione dei crediti per atti conservativi o di espropriazione di cui all’art.2770 c.c., quali sono le spese di giustizia strumentali all'espropriazione forzata immobiliare. Le spese sostenute dalla curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori, senz’altro prededucibili in sede concorsuale, non lo sono in sede esecutiva in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata di cui si tratta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Quando il Curatore interviene nell’esecuzione immobiliare pendente nei confronti del fallito e proseguita dal creditore fondiario, a mente dell’art.41 II co. TUB, il giudice dell’esecuzione deve limitarsi a proseguire la vendita secondo le norme del c.p.c. e ad assegnare il ricavato al Fallimento non potendo derogarsi per l’effettuazione del riparto alla disciplina in materia d'accertamento del passivo. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Al Giudice dell'esecuzione non compete un autonomo potere di graduazione dei crediti difforme dalla collocazione che questi hanno assunto o assumeranno nella procedura fallimentare ma può procedere all’assegnazione provvisoria delle spese di natura prededucibile e rango privilegiato ex art. 2770 c.c. strumentali all'espropriazione forzata immobiliare e funzionali alla liquidazione dei beni oggetto della procedura, quali i compensi dell’esperto stimatore, del custode e del delegato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

È legittimo che i costi vivi della procedura esecutiva immobiliare siano liquidati dal giudice dell’esecuzione e al fallimento siano attribuite tutte le liquidità recuperate al netto delle spese necessarie per la loro realizzazione sia perché per regola generale ciascun giudice liquida il compenso degli ausiliari che nomina, sia per similitudine all’istituto di cui all’art.42 l.f. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Mantova, 03 Settembre 2018.


Espropriazione relativa a crediti fondiari ex art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Mancato pagamento del prezzo da parte dell'aggiudicatario - Conseguenze - Accollo - Efficacia subordinata al decreto di trasferimento - Conseguenze - Fattispecie.
In tema di espropriazione relativa a crediti fondiari di cui all'art. 41, d.lgs. n. 385 del 1993, l'efficacia del contratto di accollo del mutuo intervenuto tra la banca e l'aggiudicatario è subordinata al decreto di trasferimento di cui all'art. 586 c.p.c.con la conseguenza che, nel caso in cui esso non sia stato emesso, le parti possono accordarsi per sciogliere detto contratto per mutuo dissenso e legittimare la restituzione della somma in favore dell'aggiudicatario decaduto. (In applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza del Tribunale di rigetto dell'opposizione agli atti esecutivi promossa avverso il provvedimento con cui il giudice dell'esecuzione aveva ordinato al creditore fondiario la restituzione delle somme versate dalla aggiudicataria provvisoria, poi dichiarata decaduta, per essere scaduti i termini di pagamento del prezzo). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. VI, 09 Agosto 2018, n. 20702.


Società cooperative - Liquidazione coatta ammnistrativa - Divieto di iniziare o proseguire azioni esecutive individuali - Sussistenza - Eccezione di cui all'art. 51 l.f..
In base all'art. 3 della legge 17 luglio 1974 (Norme intese ad uniformare ed accelerare la procedura di liquidazione coatta amministrativa degli enti cooperativi.), dalla data del provvedimento di liquidazione coatta, sui beni del debitore sottoposto alla procedura non può essere iniziata o proseguita alcuna azione esecutiva individuale anche se prevista da leggi speciali, essendo l'eccezione di cui all'art. 51 l.fall. relativa alla sola procedura di fallimento. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Macerata, 14 Marzo 2018.


Esecuzione forzata – Debitore posto in liquidazione coatta amministrativa – Divieto di promozione o prosecuzione di azioni esecutive individuali – Eccezione processuale ex art. 41 T.U.B. – Applicabilità – Esclusione.
L’art. 41 T.U.B., che costituisce privilegio esclusivamente processuale, fa espresso riferimento alla circostanza del “fallimento” del debitore, con ciò circoscrivendo la sua portata unicamente rispetto a tale procedura concorsuale specifica, e pertanto non è applicabile nei confronti del debitore che sia posto in liquidazione coatta amministrativa.

[Sulla base di tale principio, il Tribunale ha dichiarato improcedibile l’esecuzione forzata promossa dalla banca contro una Cooperativa edilizia posta in liquidazione coatta amministrativa.] (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Macerata, 14 Marzo 2018.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
In sede di distribuzione nell’esecuzione forzata immobiliare proseguita dal creditore fondiario ex art.41 TUB non sono collocabili in privilegio ai sensi dell’art.2770 c.c. le spese del curatore, del difensore della curatela intervenuto nel procedimento e la quota parte delle spese generali della procedura fallimentare, poiché non sono spese di giustizia strumentali all'espropriazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Distribuzione del ricavato nell’esecuzione forzata immobiliare – Spese prededucibili della procedura fallimentare intervenuta ai sensi dell’art. 41 TUB – Privilegio ex art.2770 c.c. – Esclusione.
Le spese sostenute dalla Curatela in funzione della procedura fallimentare, nell’interesse generale dei creditori sono prededucibili in sede concorsuale ma in sede esecutiva non sono assistite dal privilegio di cui all’art.2770 c.c. in favore della Curatela intervenuta ex art. 41 TUB, in quanto non strettamente pertinenti all’esecuzione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Esecuzione forzata immobiliare iniziata o proseguita dal creditore fondiario in ipotesi di fallimento del debitore – Distribuzione delle somme operata in sede esecutiva – Provvisorietà.
La distribuzione delle somme disposta ai sensi degli artt. 598 e 512 c.p.c. in ipotesi di fallimento del debitore esecutato ha carattere provvisorio, non derogando la normativa speciale del TUB alla disciplina in materia d'accertamento del passivo, per cui è in sede fallimentare che si procede a determinare definitivamente la massa attiva e la massa passiva, conteggiando nella massa attiva il bene oggetto di esecuzione e nella massa passiva tutte le spese sostenute dalla curatela anche per intervenire nell’esecuzione forzata. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Mantova, 26 Febbraio 2018.


Esecuzione immobiliare individuale su beni del fallito ex art 41 T.U.B. - Concorso formale ex art. 52 l.f. - Riconoscimento del rango prededucibile per spese di giustizia ex art. 2770 c.c. all’attività dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene, a titolo di compenso per l’attività svolta, e per le spese sostenute dal creditore pignorante - Assegnazione in sede di esecuzione individuale dei crediti prededucibili - Ipotesi di intervento del curatore nella procedura esecutiva immobiliare, una volta compiuta la liquidazione, in sede di distribuzione del ricavato e necessità dell’assistenza legale - Rigetto liquidazione spese legali di intervento del legale della procedura .
In linea generale il potere liquidatorio degli immobili gravati da mutuo ipotecario fondiario spettante al curatore può tranquillamente coesistere con l’esecuzione individuale sui beni ipotecati del fallito intrapresa dall’istituto di credito fondiario in forza dell’art. 41 T.U..B. ed il loro concorso va risolto in base all'anteriorità del provvedimento che dispone la vendita.

In base all’art. 52 l.f.,, vige il principio dell’esclusività del concorso formale, il quale comporta il trasferimento nella sede dell’accertamento del passivo di tutte le azioni di accertamento dei crediti concorsuali (II comma) compresi quei crediti esentati dal divieto di cui all’art. 51 (III comma) come il credito di natura fondiaria ex art. 41 TUB.

In ipotesi di esecuzione individuale sui beni ipotecati del fallito intrapresa dall’istituto di credito fondiario ex art. 41 T.U.B., la provvisoria assegnazione delle somme ricavate dalla vendita può riguardare non solo il creditore fondiario in forza dell’espressa previsione di legge di cui al richiamato art. 41, comma 2 T.U.B., ma anche la natura prededucibile ed il rango privilegiato che assumono le spese ex art. 2770 c.c. sostenute dal creditore pignorante ed il compenso dei professionisti che abbiano custodito/stimato/venduto il bene, in quanto si tratta di soggetti che hanno posto in essere degli atti- pignoramento, pubblicità, vendita- e quindi hanno contribuito a conservare alla massa attiva fallimentare quel bene che senza la loro attività avrebbe potuto essere distolto (tra l’altro, le predette spese troverebbero in sede fallimentare il loro naturale sbocco nel procedimento ex art 111 bis comma I e III l.f.).

Qualora la liquidazione avvenga in sede esecutiva individuale, il curatore può partecipare alla stessa, ivi intervenendo: i) per far valere eventuali diritti prioritari su quelli ipotecari della banca procedente; ii) perchè gli sia attribuito quanto rimane della vendita; nel primo caso il curatore chiede di partecipare alla distribuzione della somma ricavata facendo valere i diritti prioritari sull'ipoteca dei creditori insinuati al passivo (che non possono agire in via esecutiva) e, pertanto, egli effettua un vero e proprio intervento nell'esecuzione individuale, che non può prescindere dall'assistenza di un legale; nel secondo caso egli partecipa soltanto per ricevere ciò che rimane e che comunque va attribuito al fallimento indipendentemente dalla richiesta del curatore, giacchè, avendo lui la disponibilità dei beni fallimentari a lui va restituito il surplus che eccede la soddisfazione dei creditori esecutanti (non ritenendo necessaria la presenza del curatore all’interno della procedura esecutiva individuale in quanto il professionista delegato ben potrà disporre dell’eventuale residuo a favore del fallimento attenendosi al chiaro dettato normativo di cui al secondo comma dell’art. 41 T.U.B., l’intervento della curatela, se effettuato, non dovrà essere svolto in senso tecnico sicchè  non sarà necessaria l'assistenza di un legale)
Le spese legali di intervento, quest’ultimo operato dalla curatela fallimentare nella fase di distribuzione della somma ricavata dalla vendita effettuata dal professionista delegato, non debbano essere liquidate perché di nessuna utilità alla massa dei creditori. (Giuseppe De Filippo) (riproduzione riservata)
Tribunale Aosta, 25 Ottobre 2017.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Conti speciali relativi ai singoli immobili - Prevalenza dei crediti ipotecari sui crediti prededucibili - Criterio della proporzionalità.
In base all’art. 111-ter l.fall., il curatore, con riferimento ai conti speciali, deve tenere un conto autonomo delle vendite di singoli beni immobili oggetto di privilegio speciale e di ipoteca, con analitica indicazione delle entrate e delle uscite di carattere specifico e della quota di quelle di carattere generale imputabili a ciascun bene o gruppo di beni secondo un criterio proporzionale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Milano, 01 Aprile 2017.


Procedura esecutiva immobiliare – Titolo esecutivo giudiziale – Credito derivante da apertura di credito in conto corrente assistito da privilegio ipotecario fondiario – Riconoscimento.
L’esecuzione intrapresa in virtù di un titolo giudiziale formato in relazione ad un credito scaturente da un contratto di finanziamento a forma libera di per sé non costituente titolo esecutivo è comunque soggetto alla normativa speciale in applicazione degli articoli 38 e 41 comma 2 Tub. Pertanto, il creditore gode del trattamento agevolato previsto nella parte in cui si riferisce all’azione esecutiva sui beni ipotecati a garanzia di finanziamenti fondiari senza operare alcuna distinzione. (Silvia Scartezzini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Marzo 2017.


Procedura esecutiva immobiliare – Fallimento – Riparto somme – Compenso Curatore – Esclusione.
In applicazione della normativa speciale non è possibile attribuire al fallimento somme ulteriori rispetto a quelle eccedenti la quota spettante al creditore procedente; ne consegue che in sede esecutiva non può essere assegnata alla curatela una parte del compenso di spettanza del curatore in quanto a detti incombenti si provvederà nel riparto in sede concorsuale. (Silvia Scartezzini) (riproduzione riservata) Tribunale Verona, 26 Marzo 2017.


Liquidazione coatta amministrativa – Società Cooperative – Inefficacia ex art. 44 L.F. – Privilegio fondiario ex art. 41 TUB – Inapplicabilità.
Al contrario di quanto avviene nelle ipotesi di fallimento, in caso di liquidazione coatta amministrativa, dei soli enti cooperativi, il creditore fondiario non può proseguire la procedura individuale eventualmente iniziata prima della procedura concorsuale. (Lorenzo Serretti) (riproduzione riservata) Tribunale Pesaro, 12 Agosto 2016.


Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - Immobile ipotecato a garanzia di mutuo fondiario - Vendita a terzi - Esecuzione individuale in favore dell'istituto di credito fondiario - Ammissibilità in costanza di fallimento - Conseguenze - Azione revocatoria fallimentare - Esperibilità - Esclusione - Versamento al curatore del ricavato della vendita forzata - Condizioni - Ripetizione del maggior valore nei confronti del terzo acquirente - Esclusione.
Nel caso in cui un immobile di proprietà del fallito, ipotecato a garanzia di un mutuo fondiario, sia stato oggetto di vendita a favore di un terzo , il potere, riconosciuto all'istituto di credito fondiario dall'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, di iniziare o proseguire l'azione esecutiva individuale anche in costanza di fallimento, ovvero d'intervenire nell'esecuzione forzata promossa da altri, e di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata, senza obbligo di rimetterla al curatore, con il solo onere di insinuarsi al passivo della procedura fallimentare per consentire la graduazione dei crediti, esclude l'esperibilità dell'azione revocatoria fallimentare al fine di ottenere la dichiarazione d'inefficacia della compravendita nei confronti della massa dei creditori, venendo in tal caso meno uno dei presupposti dell'azione, costituito dall'impossibilità di assoggettare direttamente il bene all'esecuzione concorsuale, in quanto, ponendosi la vendita del bene nell'ambito dell'esecuzione individuale come alternativa a quella in sede di procedura fallimentare, il curatore deve limitarsi a chiedere il versamento della somma assegnata all'istituto, qualora quest'ultimo non abbia chiesto l'ammissione al passivo o il suo credito risulti incapiente, e non può neppure pretendere dal terzo acquirente la differenza tra il valore del bene e l'importo eventualmente inferiore ricavato dalla vendita forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 09 Luglio 2014, n. 15606.


Fallimento - Effetti per i creditori - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva del creditore fondiario - Prosecuzione in costanza di fallimento del debitore ai sensi dell'art. 41 del d.lgs. n. 385 del 1993 - Ammissione del creditore fondiario al passivo in via chirografaria - Collocazione del credito in via ipotecaria nel progetto di riparto predisposto dal giudice dell'esecuzione - Esclusione - Fondamento.
L'accertamento del diritto di credito conseguente al decreto di esecutività dello stato passivo, pur non avendo valore di giudicato al di fuori del fallimento, ma solo effetto preclusivo durante la procedura, impedisce che, nel corso della stessa, possano essere proposte da parte del creditore, ad un giudice diverso da quello fallimentare, le questioni relative all'esistenza e alla collocazione del credito ammesso, nonché alla validità ed opponibilità del titolo da cui lo stesso deriva. Ne consegue che la collocazione del credito fondiario in via chirografaria nello stato passivo del fallimento del debitore, espropriato all'esito di esecuzione immobiliare proseguita in costanza di fallimento in virtù del privilegio processuale previsto dall'art. 41 del d.lgs. 1 settembre 1993, n. 385, preclude la collocazione in via ipotecaria del medesimo credito nel progetto di distribuzione del ricavato predisposto dal giudice dell'esecuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 21 Marzo 2014, n. 6738.


Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione da parte di istituto di credito fondiario ex R.D. n. 646 del 1905 - Privilegio di carattere processuale - Configurabilità - Conseguenze - Assegnazione delle somme ricavate dalla procedura esecutiva individuale - Carattere provvisorio - Sussistenza - Intervento del curatore fallimentare nella procedura individuale - Necessità - Esclusione - Raccordo tra procedura individuale e procedura concorsuale - Insinuazione del credito dell'istituto nel passivo fallimentare - Necessità - Conseguente trasformazione dell'assegnazione provvisoria in assegnazione definitiva, nei limiti della capienza del credito - Configurabilità - Onere del curatore fallimentare di provare l'approvazione del passivo e l'incapienza del credito dell'istituto procedente - Sussistenza.
L'art. 42 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (applicabile "ratione temporis", pur essendo stato abrogato dal testo unico 1 settembre 1993, n. 385, a far data dal 1 gennaio 1994), la cui applicazione è fatta salva dall'art. 51 della legge fallimentare, nel consentire all'istituto di credito fondiario di iniziare o proseguire l'azione esecutiva nei confronti del debitore dichiarato fallito, configura un privilegio di carattere meramente processuale , che si sostanzia nella possibilità non solo di iniziare o proseguire la procedura esecutiva individuale, ma anche di conseguire l'assegnazione della somma ricavata dalla vendita forzata dei beni del debitore nei limiti del proprio credito, senza che l'assegnazione e il conseguente pagamento si debbano ritenere indebiti e senza che sia configurabile l'obbligo dell'istituto procedente di rimettere immediatamente e incondizionatamente la somma ricevuta al curatore. Peraltro, poichè si deve escludere che le disposizioni eccezionali sul credito fondiario - concernenti solo la fase di liquidazione dei beni del debitore fallito e non anche quella dell'accertamento del passivo - apportino una deroga al principio di esclusività della verifica fallimentare posto dall'art. 52 della legge fallimentare, e non potendosi ritenere che il rispetto di tali regole sia assicurato nell'ambito della procedura individuale dall'intervento del curatore fallimentare, all'assegnazione della somma disposta nell'ambito della procedura individuale deve riconoscersi carattere provvisorio, essendo onere dell'istituto di credito fondiario, per rendere definitiva la provvisoria assegnazione, di insinuarsi al passivo del fallimento, in modo tale da consentire la graduazione dei crediti, cui è finalizzata la procedura concorsuale, e, ove l'insinuazione sia avvenuta, il curatore che pretenda in tutto o in parte la restituzione di quanto l'istituto di credito fondiario ha ricavato dalla procedura esecutiva individuale ha l'onere di dimostrare che la graduazione ha avuto luogo e che il credito dell'istituto è risultato, in tutto o in parte, incapiente. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 17 Dicembre 2004, n. 23572.


Credito fondiario - Esecuzione individuale nei confronti del debitore fallito - Opposizione all'esecuzione del curatore - Legittimazione - Sussistenza - Integrazione del contraddittorio - Necessità - Esclusione.
In tema di opposizione all'esecuzione individuale intrapresa nei confronti del debitore fallito da un istituto di credito fondiario o agrario ai sensi dell'art. 42 del R.D. 16 luglio 1905, n. 646 (il quale, applicabile "ratione temporis", disponeva, tra l'altro, che le disposizioni delle leggi e dei regolamenti sul credito fondiario sono sempre applicabili, anche in caso di fallimento del debitore, per i beni ipotecari, agli istituti di credito fondiari), sussiste la legittimazione ad agire ai sensi dell'art. 615 cod. proc. civ. del curatore che agisca per far valere che, in dispetto dei presupposti previsti dalla legge speciale (R.D. n. 646/1905) di deroga alla norma generale (art. 51 legge fall.), l'esecuzione stessa debba essere ricondotta nell'alveo dell'art. 51 della legge fall. (per il quale, dal giorno della dichiarazione di fallimento nessuna azione individuale esecutiva può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nel fallimento). Ne consegue - fra l'altro - che, ove nella specie il curatore del fallimento proponga opposizione all'esecuzione, non deve essere integrato il contraddittorio nei confronti della società fallita. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 19 Agosto 2003, n. 12115.


Fallimento - Divieto di esecuzioni individuali - Limiti - Azione esecutiva individuale - Inizio o prosecuzione durante il fallimento del debitore da parte di un istituto di credito fondiario - Custode dei beni pignorati - Nomina o sostituzione - Organo competente - Custode - Incarico - Conferimento al curatore del fallimento - Obbligatorietà - Esclusione - Conseguenze.
Nell'azione esecutiva individuale, iniziata o proseguita durante il fallimento del debitore, da un istituto di credito fondiario , secondo le disposizioni eccezionali di cui al R.D. n. 646 del 1905 - ancora vigenti alla data dell'entrata in vigore della legge 6 giugno 1991, n. 175 (abrogata soltanto a far data dall'1 gennaio 1994 dal T.U. di cui al d.P.R. 1 settembre 1993, n. 385 e recante la revisione della normativa in tema di credito fondiario), il cui art. 17, anche per i prestiti concessi in base alla medesima legge, richiama la disciplina del procedimento esecutivo risultante dal succitato R.D. del 1905 - il potere di nominare o sostituire il custode dei beni pignorati spetta, non già al giudice delegato al fallimento, bensì a quello dell'esecuzione immobiliare, il quale, non è tenuto a conferire tale incarico al curatore del fallimento, consentendo la legge la coesistenza delle due procedure ed essendo, pertanto, quella individuale regolata dal codice di rito, per la parte non disciplinata dalle richiamate disposizioni speciali, con la conseguenza che resta fermo il provvedimento di nomina del custode, il quale, pur non impugnabile ne' revocabile (artt. 66 e 177 cod. proc. civ.), è, tuttavia, suscettibile di modifiche per fatti sopravvenuti nel corso dell'esecuzione (art. 487, stesso codice). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 02 Giugno 1994, n. 5352.