Testo Unico Bancario


TITOLO VI
TRASPARENZA DELLE CONDIZIONI CONTRATTUALI E DEI RAPPORTI CON I CLIENTI (1)

Capo II
Credito ai consumatori (2)

Art. 124

Obblighi precontrattuali (3)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. Il finanziatore o l’intermediario del credito, sulla base delle condizioni offerte dal finanziatore e, se del caso, delle preferenze espresse e delle informazioni fornite dal consumatore, forniscono al consumatore, prima che egli sia vincolato da un contratto o da un’offerta di credito, le informazioni necessarie per consentire il confronto delle diverse offerte di credito sul mercato, al fine di prendere una decisione informata e consapevole in merito alla conclusione di un contratto di credito.

2. Le informazioni di cui al comma 1 sono fornite dal finanziatore o dall’intermediario del credito su supporto cartaceo o su altro supporto durevole attraverso il modulo contenente le "Informazioni europee di base sul credito ai consumatori". Gli obblighi informativi di cui al comma 1 si considerano assolti attraverso la consegna di tale modulo. Il finanziatore o l’intermediario forniscono qualsiasi informazione aggiuntiva in un documento distinto, che può essere allegato al modulo.

3. Se il contratto di credito è stato concluso, su richiesta del consumatore, usando un mezzo di comunicazione a distanza che non consente di fornire le informazioni di cui al comma 1, il finanziatore o l’intermediario del credito forniscono al consumatore il modulo di cui al comma 2 immediatamente dopo la conclusione del contratto di credito.

4. Su richiesta, al consumatore, oltre al modulo di cui al comma 2, è fornita gratuitamente copia della bozza del contratto di credito, salvo che il finanziatore o l’intermediario del credito, al momento della richiesta, non intenda procedere alla conclusione del contratto di credito con il consumatore.

5. Il finanziatore o l’intermediario del credito forniscono al consumatore chiarimenti adeguati, in modo che questi possa valutare se il contratto di credito proposto sia adatto alle sue esigenze e alla sua situazione finanziaria, eventualmente illustrando le informazioni precontrattuali che devono essere fornite ai sensi dei commi 1 e 2, le caratteristiche essenziali dei prodotti proposti e gli effetti specifici che possono avere sul consumatore, incluse le conseguenze del mancato pagamento. In caso di offerta contestuale di più contratti non collegati ai sensi dell’articolo 121, comma 1, lettera d), è comunque specificato se la validità dell’offerta è condizionata alla conclusione congiunta di detti contratti.

6. I fornitori di merci o prestatori di servizi che agiscono come intermediari del credito a titolo accessorio non sono tenuti a osservare gli obblighi di informativa precontrattuale previsti dal presente articolo. Il finanziatore assicura che il consumatore riceva comunque le informazioni precontrattuali; assicura inoltre che i fornitori di merci o prestatori di servizi rispettino la disciplina ad essi applicabile ai sensi del presente Capo.

7. La Banca d’Italia, in conformità alle deliberazioni del CICR, detta disposizioni di attuazione del presente articolo, con riferimento a:

a) il contenuto, i criteri di redazione, le modalità di messa a disposizione delle informazioni precontrattuali;

b) le modalità e la portata dei chiarimenti da fornire al consumatore ai sensi del comma 5, anche in caso di contratti conclusi congiuntamente;

c) gli obblighi specifici o derogatori da osservare nei casi di:

comunicazioni mediante telefonia vocale; aperture di credito regolate in conto corrente; dilazioni di pagamento non gratuite e altre modalità agevolate di rimborso di un credito preesistente, concordate tra le parti a seguito di un inadempimento del consumatore; offerta attraverso intermediari del credito che operano a titolo accessorio.



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(1) Rubrica così sostituita dall’art. 4, comma 1, decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141.
(2) Capo così sostituito dall’art. 1 decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141.
(3) Articolo così sostituito dall’art. 1 decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, come modificato dall’art. 1 decreto legislativo 14 dicembre 2010, n. 218 e dall’art. 1, comma 1, lett. c), decreto legislativo 19 settembre 2012, n. 169.

GIURISPRUDENZA

Collegamento negoziale tra contratti di credito al consumo e contratti di acquisto – Sussistenza “ex lege” – Conseguenze – Necessità di riscontrare la volontà dei contraenti – Esclusione – Rilevanza di tale collegamento come “questio facti” – Insussistenza.
Ai sensi degli artt. 121 e 124 del d.lgs. n. 385 del 1993, nel testo originario, applicabile "ratione temporis", tra i contratti di credito al consumo finalizzati all'acquisto di determinati beni o servizi ed i contratti di acquisto dei medesimi ricorre un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori; il giudice del merito, pertanto, in sede di accertamento non deve riscontrare la volontà dei contraenti, ma ha solo il compito di verificare le clausole del contratto di finanziamento e trarre le conseguenze, in concreto, dell'incidenza su di esso della dedotta assenza di un collegato contratto di compravendita, ovvero dell'impiego della somma mutuata per una finalità diversa da quella indicata in contratto e corrispondente a una della tipologie di impiego tassativamente previste dal legislatore. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. II, 08 Luglio 2021, n. 19434.


Piano del consumatore – Applicazione dell’ art. 12 bis , comma 3-bis l. 3/2012 – Condotta dei creditori che concorrono al sovraindebitamento – Favor legislativo per l’accesso all’istituto.
Nella fase di erogazione del credito, il finanziatore - che ha il potere decisionale, esclusivo e discrezionale, di concedere o meno il finanaziamento al consumatore- deve compiere un’analisi del merito creditizio dei richiedenti e formulare una prognosi favorevole circa l’effettivo rimborso del prestito, valutazione da compiere all’interno del perimetro segnato dai limiti di corretttezza, buona fede e specifico grado di professionalità che l’ordinamento richiede.

La preventiva valutazione del merito creditizio, come disciplinata altresì, dalle norme del t.u. bancario (124 bis in materia di credito ai consumatori e 120- undecies in materia di credito immobiliare ai consumatori), deve essere condotta con la dovuta diligenza professionale (art.1176 comma 2 cc) ed ispirara alla clausola generale della buona fede prtecontrattuale. (art. 1337 c.c.).

Prima di concludere il contratto di credito, il finanaziatore deve svolgere una valutazione approfondita del merito creditizio del consumatore per verificare la sua effettiva capacità, attuale e prospettiva, di adempimento agli obblighi scaturenti dal contratto di credito.

La valutazione del merito creditizio è effettuata sulla base delle informazioni relative alla situazione economica e finanaziaria del consumatore, informazioni che devono essere sufficienti, proporzionate e opportunamente verificate.

Ai fini della valutazione del merito creditizio del cliente, i finanziatori devono tener conto, tra l’altro, della capacità reddituale del consumatore, nonché dei fattori che riducono o potrebbero ridurre la capacità dei consumatori di adempiere agli obblighi derivanti dal contratto di credito, considerando anche potenziali futuri scenari negativi, nonché degli ulteriori impegni di pagamento già assunti dal consumatore.

Alla base della valutazione del merito creditizio vi sono ragioni macro e micro economiche, che mirano all’obiettivo di assicurarre protezione sia al mercato da fenomeni patologici ed irreversibili di sovraindebitamento, sia al contraente debole sprovvisto di adeguato reddito. […] Per tale motivo va precluso al creditore che versi in colpa, per non aver fornito un’adeguata istruttoria ai fini dell’erogazione del credito, di formulare opposizione alla omologazione del piano ai sensi dell’art. 12 bis, comma 3 ter, l. 3/2012. (Tribunale di Napoli, decreto di omologa del 09.06.2021). (Monica Mandico) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 09 Giugno 2021.


Sovraindebitamento – Colpevolezza del finanziatore – Meritevolezza – Durata del piano.
Ai fini della ammissione alla procedura di cui alla L. 3/2012, la qualifica di consumatore è riconosciuta non in relazione all’attività svolta dall’istante quanto al titolo delle obbligazioni inadempiute che hanno determinato il sovraindebitamento.

Il sovraindebitamento è equiparabile al concetto di insolvenza ovvero una grave situazione di illiquidità del debitore, incapace di far fronte alle proprie obbligazioni.

La colpevolezza del sovraindebitamento è da ravvisarsi nella relazione giuridica tra la condotta del debitore e l’evento in cui il comportamento del consumatore si pone come causa esclusiva della situazione di squilibrio economico.

Non sussiste colpa del consumatore quando il finanziatore non abbia ottemperato all’obbligo imposto dall’ art. 124-bis  co.1 TUB ovvero di valutare l’accesso al credito con l’obiettivo di tutelare non solo il mercato creditizio ma altresì gli interessi del richiedente il finanziamento.

Il consumatore non è colpevole del proprio sovraindebitamento per aver riposto fiducia nel finanziatore il quale è l’unico obbligato a valutare, per professionalità ed esperienza, il merito creditizio del richiedente il finanziamento.

Ai fini della convenienza del piano rispetto alla alternativa liquidatoria è necessaria una valutazione comparativa della percentuale di soddisfazione del ceto creditorio ipotizzata nel piano con l’alternativa procedura esecutiva.

La durata del piano deve tenere conto delle previsioni di durata di cui alla legge Pinto, ovvero quattro anni per la procedura esecutiva e 6 anni per il processo di cognizione necessario per la formazione del titolo esecutivo, ovvero un termine maggiore ma a condizione che garantisca in proporzione una percentuale di soddisfazione superiore per i creditori. (Gianluigi Passarelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 21 Dicembre 2018.


Contratti bancari – Mutuo – Polizza assicurativa del finanziamento – Natura obbligatoria – Mezzi di prova – Nullità del TAEG contrattuale – Affermazione – Obbligo di rimborso dei maggiori interessi incassati – Sussiste – Obbligo di rimborso di commissioni e premi di polizza – Esclusione.
Nel caso in cui il mutuatario contesti la difformità tra il TAEG indicato nel contratto e quello effettivo, premesso che in presenza di un contratto di finanziamento nel quale le parti hanno indicato come facoltativa la polizza assicurativa abbinata, spetta al mutuatario dimostrare che essa rivesta invece carattere obbligatorio, quantomeno nel senso che la conclusione del contratto di assicurazione abbia costituito un requisito necessario per ottenere il credito alle condizioni concretamente offerte, è consentito al ricorrente assolvere all’onere della priva attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti desumibili dal concorso delle seguenti circostanze: - che la polizza abbia funzione di copertura del credito; - che vi sia connessione genetica e funzionale tra finanziamento e assicurazione, nel senso che i due contratti siano stati stipulati contestualmente e abbiano pari durata; che l’indennizzo sia stato parametrato al debito residuo. Per contrastare oil valore probatorio di tali presunzioni la resistente è tenuta a fornire elementi di prova di segno contrario attinenti alla fase di formazione del contratto, in particolare documentando, in via alternativa: - di aver proposto al ricorrente una comparazione dei costi (e del TAEG) da cui risulti l’offerta delle stesse condizioni di finanziamento con o senza polizza; - ovvero di avere offerto condizioni simili, senza la stipula della polizza, ad altri soggetti con il medesimo merito creditizio; - ovvero che sia stato concesso al ricorrente il diritto di recesso dalla polizza, senza costi e senza riflessi sul costo del credito, per tutto il corso del finanziamento.

Qualora, a fronte della prova dell’obbligatorietà della polizza offerta dal ricorrente, non risultino integrate le condizioni di segno contrario sopra descritte, si deve ritenere nulla la disposizione afferente il TAEG con conseguente sostituzione automatica del tasso contrattuale con il tasso nominale minimo dei Buoni del Tesoro emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto.

L’intermediario è tenuto a rimborsare un importo pari alla differenza tra il totale degli interessi già corrisposti e quelli che si assumono maturati sulla base del nuovo piano di ammortamento effettuato sulla base del tasso sostitutivo.

Alla nullità della clausola relativa alla determinazione del TAEG non consegue la nullità dell’intero contratto, ovvero la nullità delle pattuizioni che prevedono voci commissioni e/o il premio per le coperture azionate. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
ABF Torino, 27 Febbraio 2018.