Testo Unico Bancario


TITOLO VI
TRASPARENZA DELLE CONDIZIONI CONTRATTUALI E DEI RAPPORTI CON I CLIENTI (1)

Capo I
Operazioni e servizi bancari e finanziari (2)

Art. 117

Contratti (3)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

1. I contratti sono redatti per iscritto e un esemplare è consegnato ai clienti.

2. Il CICR può prevedere che, per motivate ragioni tecniche, particolari contratti possano essere stipulati in altra forma.

3. Nel caso di inosservanza della forma prescritta il contratto è nullo.

4. I contratti indicano il tasso d’interesse e ogni altro prezzo e condizione praticati, inclusi, per i contratti di credito, gli eventuali maggiori oneri in caso di mora.

5. (Abrogato)

6. Sono nulle e si considerano non apposte le clausole contrattuali di rinvio agli usi per la determinazione dei tassi di interesse e di ogni altro prezzo e condizione praticati nonché quelle che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati.

7. In caso di inosservanza del comma 4 e nelle ipotesi di nullità indicate nel comma 6, si applicano:

a) il tasso nominale minimo e quello massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali o di altri titoli similari eventualmente indicati dal Ministro dell’economia e delle finanze, emessi nei dodici mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione;

b) gli altri prezzi e condizioni pubblicizzati per le corrispondenti categorie di operazioni e servizi al momento della conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, al momento in cui l’operazione è effettuata o il servizio viene reso; in mancanza di pubblicità nulla è dovuto.

8. La Banca d’Italia può prescrivere che determinati contratti, individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti difformi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell’intermediario finanziario per la violazione delle prescrizioni della Banca d’Italia.



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(1) Rubrica così sostituita dall’art. 4, comma 1, decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141.
(2) Capo così sostituito dall’art. 4, comma 2, decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141.
(3) Articolo così sostituito dall’art. 4, comma 2, decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, come modificato dall’art. 3 decreto legislativo 14 dicembre 2010, n. 218.

GIURISPRUDENZA

Rapporti bancari – Conto corrente – Apertura di credito – Oneri probatori.
Il documento contenente nella parte anteriore l’’elenco delle condizioni economiche con la specificazione della successiva apertura del conto corrente e nella parte posteriore l’elenco delle norme per i conti correnti di corrispondenza non contiene gli elementi essenziali per essere qualificato come contratto di apertura del conto corrente.

Nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo, può ritenersi assolto l’onere della banca opposta solo con il deposito di tutti gli estratti conto  di cui all’art 119 TUB, del contratto di apertura del conto corrente, del contratto di concessione del c.d. scoperto di conto corrente, ossia concessione di fido o apertura di credito, delle  eventuali modifiche delle condizioni economiche che si sono succedute nel tempo rispetto quelle indicate inizialmente.

Nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere probatorio della banca non può invece dirsi assolto in mancanza degli estratti conto , non essendo sufficiente il mero riferimento negli atti di causa all’invio degli stessi  al cliente ed alla loro ricezione, nonché alla loro non  contestazione, in quanto l’omissione in parola impedisce di verificare quali operazioni siano o meno contestate e come si sia creata la posizione debitoria del cliente. (Maria Teresa De Bottis) (riproduzione riservata)
Tribunale Santa Maria Capua Vetere, 28 Settembre 2021.


Fido di fatto – Assenza di pattuizione delle condizioni economiche – Violazione art. 117 TUB e sostituzione dei tassi applicati ai saldi intra-fido – Applicabilità

Prescrizione rimesse solutorie – Prova esistenza del fido di fatto rinvenibile negli estratti conto – Nullità relativa operante solo in favore del cliente – Ammissibilità
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Anche il fido di fatto, non regolamentato dal contratto di conto corrente, deve osservare le disposizioni di cui all’art. 117 TUB, per cui –in mancanza di pattuizione delle relative condizioni economiche- andranno applicati ai saldi  intra-fido, i tassi sostitutivi di cui al comma 7 del cit. articolo.

Dirimente, ai fini dell’individuazione dei versamenti solutori rilevanti per l’eccezione di prescrizione proposta dalla Banca, è l’esistenza di un affidamento di fatto la cui prova grava sull’attore in ripetizione. A tal fine sono sufficienti a dimostrare l’esistenza del fido gli estratti conto da cui si evince:
1.    una frequente situazione di scoperto di conto senza alcuna pattuizione scritta tra le parti (cd. fido di fatto), senza che siano intervenuti inviti da parte della Banca al rientro;
2.    la contemporanea applicazione di un tasso debitore e di una csm entro una certa soglia e di un ulteriore tasso debitore e di una cms oltre tale limite.
Non appare condivisibile la tesi, che tra l’altro non trova espresso riscontro nella giurisprudenza di legittimità, per cui è possibile dimostrare l'esistenza di un affidamento soltanto mediante la produzione del documento contrattuale scritto, in quanto in mancanza di esso il contratto di affidamento sarebbe nullo per difetto di forma. Infatti l’art. 127 co. 2 TUB, coerentemente con l’impianto della disciplina sulla trasparenza bancaria, tutta imperniata sulla tutela del cliente, prevede che le nullità previste dal Titolo IV del TUB operano soltanto a vantaggio del cliente e possono essere rilevate d'ufficio dal giudice, sicché la banca non può giovarsi di tali nullità di protezione. (Silvia Taglialatela) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli Nord, 10 Settembre 2021.


Mutuo – Ammortamento – Regime composto – Anatocismo implicito – CTU.
Al CTU viene assegnato l’incarico di verificare se la rata di ammortamento del mutuo sia stata determinata con l’impiego del regime composto che quindi comprende un meccanismo implicito di anatocismo e se il contratto riporta la clausola di pagamento degli interessi riferiti al debito residuo.

All’accertamento anche solo di una delle due condizioni viene disposto il ricalcolo del piano di ammortamento in regime semplice con i tassi di cui all’art. 117 TUB. (I. Grande) (M. Dinoi) (riproduzione riservata)
Tribunale Terni, 08 Settembre 2021.


Ammortamento alla francese – Regime composto – Capitalizzazione semplice – 117 TUB.
Il contratto di mutuo privo del piano di ammortamento e dell’indicazione dei criteri determinativi del tasso di interesse effettivo attinenti al regime finanziario e dei tempi di riscossione degli interessi deve ritenersi affetto da nullità parziale in relazione alla clausola determinativa dell’interesse corrispettivo ex artt. 1346 e 1418, II comma c.c..

L’applicazione del regime di capitalizzazione composta per il calcolo degli interessi, in assenza di pattuizione contrattuale, configura la violazione dell’art. 1283 c.c.

Il piano di ammortamento del mutuo deve essere quindi ricalcolato applicando il tasso sostitutivo ex art. 117, VII comma TUB, in regime di capitalizzazione semplice. (Amedeo Valente) (riproduzione riservata)
Tribunale Viterbo, 07 Giugno 2021.


Contratti bancari – Conto corrente assistito da apertura di credito – Esistenza del contratto – Prova scritta – Necessità – Prove indirette – Esclusione – Apertura di credito illimitata in assenza di prova scritta – Cd. fido di fatto illimitato – Configurabilità – Esclusione.
L’esistenza del contratto di apertura di credito deve essere provata con la forma scritta e non può essere fondata su altri elementi come prove indirette, quali gli estratti conto, i riassunti scalari, i report della centrale rischi, la stabilità dell’esposizione, l’entità del saldo debitore, la previsione di una commissione di massimo scoperto, oppure voci quali spese gestione fido e revisione fido. Ai fini dell’individuazione delle rimesse solutorie e/o ripristinatorie – in mancanza di contratto scritto – il limite dell’affidamento non può essere individuato nello stesso massimo scoperto consentito di fatto.

In assenza di prova scritta dell’apertura di credito non si può affermare che la stessa possa ritenersi illimitata o comunque che la concreta operatività del conto possa consentire di affermare che vi fosse una importante elasticità di cassa che la banca avrebbe autorizzato per tutto il periodo esaminato, per cui i maggiori picchi debitori siano da ricomprendere nell’ambito di un’operatività abituale e affidata quanto meno in via di fatto. (Costanza Radice) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 15 Febbraio 2021.


Finanziamenti - Ammortamento a rata costante - Capitalizzazione composta degli interessi - Modalità di calcolo - Mutui ultrannuali - Innalzamento occulto del tasso di interesse - Costo implicito nel regime composto.
Nei finanziamenti con piano di ammortamento a rata costante, con l’utilizzo della formula matematica finanziaria della capitalizzazione composta, gli interessi sono qualificati sulla base di una formula esponenziale, mentre con il calcolo secondo la formula della capitalizzazione semplice, gli interessi hanno uno sviluppo lineare.

Nel calcolo di mutui ultrannuali la capitalizzazione composta determina un maggior debito per interessi, nella stessa misura degli interessi anatocistici, ma senza che ciò derivi dal fenomeno anatocistico contemplato dall’art. 1283 c.c. Ne discende, tuttavia, la necessità di un’espressa approvazione, da parte del mutuatario del regime finanziario composto in sostituzione di quello semplice. Non dichiarando in contratto il regime di capitalizzazione che governa il piano di ammortamento del prestito, si finisce per negare al mutuatario la effettiva conoscenza del meccanismo applicativo degli interessi.

L’innalzamento occulto del tasso di interesse effettivamente applicato potrebbe comportare, in caso di mancata pattuizione del regime finanziario della capitalizzazione composta, anche la violazione dell’art. 117 TUB.

Il costo implicito nell’impiego del regime composto, incluso nel computo del TEG in aggiunta a tute le altre commissioni, remunerazioni e spese, configura un tasso usurario. (Roberto Marcelli) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 08 Febbraio 2021.


CMS – Condizioni minime di determinatezza e determinabilità; corrispettivo su accordato e commissione di istruttoria – Necessità di pattuizione; c/c mancata indicazione I.S.C. / T.a.e.g. – Fonte di responsabilità precontrattuale.
Ai sensi degli artt. 117 TUB e 1346 c.c., per la validità della clausola sulla commissione di massimo scoperto devono ricorrere i requisiti della determinatezza o determinabilità e dunque devono essere previsti sia il tasso percentuale della commissione, sia la base ed i criteri di calcolo, sia la periodicità di addebito, in assenza dei quali non può ravvisarsi un vero e proprio accordo delle parti su tale pattuizione accessoria, in quanto non si può ritenere che il cliente abbia potuto prestare un consenso consapevole, rendendosi conto dell’effettivo contenuto giuridico della clausola e, del suo “peso” economico.

Devono ritenersi illegittime e dunque nulle le commissioni sostitutive della commissione di massimo scoperto, ovvero corrispettivo su accordato e commissione di istruttoria, laddove prive di pattuizione.

La mancata indicazione dell’I.S.C. / T.a.e.g. costituisce violazione di una regola di comportamento, dalla quale può quindi derivare una mera obbligazione risarcitoria a titolo di responsabilità precontrattuale. (Giampaolo Morini) (riproduzione riservata)
Tribunale Siena, 18 Gennaio 2021.


Opposizione a decreto ingiuntivo bancario – Mancata produzione della serie completa degli estratti conto dall’apertura del conto corrente – Criterio presuntivo del saldo zero -  Applicabilità

Adeguamento clausole anatocistiche – Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e comunicazione al cliente – Insufficienza – Necessità nuova specifica approvazione

Eccezione di prescrizione dell’azione di ripetizione di indebito – Individuazione rimesse solutorie su saldi ricalcolati
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Nella causa di opposizione a decreto ingiuntivo per saldo passivo di conto corrente, è onere della banca dimostrare la formazione del saldo ed in caso di mancata produzione della serie completa di tutti gli estratti conto ed in presenza di nullità contrattuali, si applica il criterio presuntivo di azzeramento del primo saldo negativo.

Non basta la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e la comunicazione al cliente per la validità delle clausole anatocistiche, in quanto serve una nuova contrattualizzazione scritta con approvazione specifica.

L’individuazione delle rimesse solutorie prescritte deve effettuarsi sui saldi ricalcolati dopo essere stati depurati dagli addebiti illegittimi e non sui saldi risultanti dagli estratti conto. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 22 Dicembre 2020.


Clausola relativa al tasso di interesse con pattuizione del solo T.A.N. senza pattuizione del regime finanziario di capitalizzazione degli interessi - Nullità per indeterminatezza e per inosservanza della forma scritta ad substantiam - Illegittimità dell’adozione nel piano di ammortamento del costo occulto dato dal regime composto degli interessi non concordato in contratto - Rimodulazione del piano di ammortamento in regime semplice con contestuale applicazione dei tassi sostitutivi B.O.T. ex art. 117 TUB.
È nulla per indeterminatezza ex artt. 1346 e 1418, 2° co., c.c. e per violazione della forma scritta prevista ad substantiam ex artt. 1284, co. 3, c.c. e 117, co. 4, T.U.B., per gli interessi ultralegali, la clausola relativa agli interessi in cui sia stato pattuito il solo T.A.N. senza contestuale pattuizione del regime di capitalizzazione degli interessi poiché, in tale modo, non è possibile conoscere ex ante il monte complessivo degli interessi cui il finanziato si è obbligato;  né vale ad integrare il requisito della determinatezza la predisposizione del piano di ammortamento, il quale costituisce solo l’esito numerico finale dell’applicazione di “criteri” e “parametri” di calcolo del tasso di interesse (quali, in particolare, il regime finanziario ed il metodo di computo degli interessi utilizzati) mai esplicitati in contratto, né obiettivamente individuabili dalla documentazione ad esso allegata  e dunque non conoscibili all’atto di assunzione dell’obbligo negoziale.

La divergenza tra T.A.N. e T.A.E., in difetto di previsione pattizia del T.A.E. e del regime finanziario applicato, rende, infatti, indeterminata la clausola relativa al tasso di interesse, dal momento che l’individuazione del tasso effettivo di interesse viene affidata ad un artificioso ed occulto incremento del tasso pattuito conseguente all’applicazione della formula dell’interesse composto nella fase di elaborazione del piano di ammortamento, cioè in un momento successivo alla conclusione del mutuo e sulla base di un regime finanziario (quello dell’interesse composto) non previsto in contratto (cfr., sul punto, T. Massa, 3 agosto 2020; T. Lucca, 10 giugno 2020; App. Campobasso, 5 dicembre 2019; T. Cremona, 28 marzo 2019; T. Bari 29 ottobre 20081)

A parità di importo finanziato, di T.A.N. contrattuale, di durata del piano di rimborso e di numero di rate, due prestiti, a seconda del regime di capitalizzazione, produrranno un costo del tutto diverso, che risulterà decisamente più alto in regime di capitalizzazione composta, mentre sarà indiscutibilmente più ridotto in regime di capitalizzazione semplice, e la differenza del monte interessi sarà costituita, per l’appunto, dalla componente anatocistica generata dall’impiego del regime composto.

Laddove non sia stato pattuito e specificato il regime finanziario, la indicazione del solo T.A.N. esprime correttamente il costo del finanziamento solo se il piano di ammortamento sia stato costruito in capitalizzazione semplice, essendo tale regime aderente all’art. 821 c.c. che codifica la regola ordinaria della maturazione proporzionale lineare degli interessi, mentre, in caso di capitalizzazione composta, il T.A.N. fornisce una misura sottodimensionata del prezzo costo dell’operazione pregiudicando la consapevolezza del cliente ed il diritto ad una corretta informazione.

Peraltro l’ammortamento a rata costante viola l’art. 1283 c.c. perché determina, nel regime di capitalizzazione composta adottato – ma non dichiarato – dall’istituto di credito, un’accelerazione nella crescita degli interessi rispetto ad una loro crescita proporzionale, realizzando, per questa via, nella successione di scadenze predeterminate nei piani di ammortamento, la loro capitalizzazione e dunque una spirale ascendente del monte interessi.

Alla nullità della clausola relativa al tasso di interesse ed alla violazione del divieto anatocisctico consegue che il debito vada rideterminato applicando il tasso ex art. 117 co. 7 T.U.B. ed il regime di capitalizzazione semplice, che costituisce il modello legale tipico di produzione di interessi, in conformità al disposto di cui all’art. 821, 3° co., c.c. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Appello Bari, 03 Novembre 2020.


Contratti bancari – Forma scritta – Nullità – Eccezione di prescrizione – Onere della prova.
La mancata pattuizione degli interessi importa la necessità di operare un ricalcolo applicando gli interessi di legge, la mancata produzione tout court del contratto importa, secondo la più recente giurisprudenza della Cassazione, l’obbligo della Banca di restituire al correntista tutte le somme addebitate a titolo di interessi, essendo il contratto insanabilmente nullo. Dalla nullità assoluta del contratto deriva l’inapplicabilità al rapporto di qualsivoglia interesse passivo, nemmeno moratorio, nonché delle spese e commissioni di massimo scoperto.

In tema di rapporto bancario di conto corrente, qualora la Banca in sede di opposizione a decreto ingiuntivo non fornisca prova del credito vantato con il contratto di apertura del conto corrente, come richiesto a pena di nullità ex art. 117 T.U.B., oltre a tutti gli estratti conto in ordine alla certezza del saldo indicato nella fase monitoria, il decreto ingiuntivo va senz’altro revocato in quanto l’indisponibilità del contratto e degli estratti conto hanno, quindi, impedito di accertare la presenza delle clausole nulle, come indicate dall’opponente e di ricostruire, precipuamente, l’andamento del rapporto, con l’eventuale depurazione di interessi, spese e commissioni non dovute, ovvero il corretto rapporto di dare ed avere tra le parti in causa.

La produzione in giudizio dei solo estratti conto, non accompagnata dalla produzione del contratto, non può ritenersi idonea a provare la fondatezza dell’eccezione di prescrizione alla luce della più recente giurisprudenza della Cassazione, la quale con recentissima pronuncia ha affermato che per verificare se un versamento effettuato dal correntista nell’ambito di un rapporto di apertura di credito in conto corrente abbia avuto natura solutoria o solo ripristinatoria non è possibile operare una valutazione ex ante che si basi sulle annotazioni effettuate dalla Banca, dovendosi, contra, porre in essere una valutazione ex post che tenga conto della declaratoria di nullità da parte del giudice del merito delle clausole anatocistiche e, per l’effetto, dell’eliminazione di tutti gli addebiti. (Marco Pellegrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Cuneo, 26 Ottobre 2020.


Mutuo fondiario – Superamento del limite di finanziabilità – Conseguenze – Nullità – Esclusione – Riqualificazione

Attestazione cumulativa di conformità dei documenti prodotti – Conseguenze – Irrilevanza
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L’art. 38 del T.U. Bancario non mira a creare una sorta di patrimonio di scopo, costituito dal bene ipotecato, finalizzato alla soddisfazione del creditore ipotecario con esclusione, in deroga al principio fissato dall’art. 2740 c.c., di qualsiasi altro bene del debitore bensì semplicemente a dare la nozione del credito fondiario. Pertanto in caso di mutuo fondiario concesso per importi superiori al limite dell’80% del valore dell’immobile, non solo non si è in presenza di una nullità testuale, in quanto quel limite non è riconducibile alla previsione dell’art. 117, ultimo comma, del T.U.B., ma neppure è ipotizzabile una nullità per violazione di norma imperativa con conseguente onere della banca di formulare un’istanza di conversione, dovendosi piuttosto procedere ad una qualificazione di tale contratto in termini di mutuo ordinario per assenza di uno dei requisiti legali del mutuo fondiario, con conseguente inapplicabilità dei privilegi processuali previsti per il mutuo fondiario rispettoso del limite di finanziabilità dettato dalla Banca d’Italia.

L’attestazione cumulativa della conformità degli atti depositati agli originali, prevista dall’art. 16 decies del D.L. n. 179/2012, costituisce una mera irregolarità che, al pari della stessa mancanza di attestazione, non esclude l’utilizzabilità dei documenti prodotti ai fini della decisione in assenza di disconoscimento della conformità degli atti agli originali (cfr. Cass., sez. I, 12/06/2020 n. 11383 con riferimento alla sentenza impugnata). (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 20 Ottobre 2020.


Conto corrente – Interessi – Determinabilità dell’oggetto – Tutele.
È nulla per indeterminatezza dell’oggetto ai sensi dell’art. 1346 c.c. la clausola relativa agli interessi in un rapporto di conto corrente in cui la concreta determinazione del tasso variabile, pur entro determinate soglie minime e massime fissate nel contratto, dipende dalla mera discrezionalità di una delle parti del contratto e non sia, invece, rimessa ad un elemento esterno al contratto.
Sul piano rimediale, la nullità per indeterminatezza dell’oggetto ex art. 1346 c.c. della clausola di un rapporto di conto corrente che rimette la determinazione del tasso d’interessi variabile alla mera discrezionalità della banca, posta la sua natura generale, è regolata dalla disciplina di diritto comune; non si applica, invece, la regola dell’art. 117,7 comma T.u.b., che è riferita testualmente alle sole violazioni dei commi 4 e 5 dello stesso art. 117 T.u.b. e si pone quale rimedio correttivo delle peculiari ipotesi di nullità di protezione previste dal Titolo del T.u.b. dedicato alla trasparenza delle condizioni contrattuali. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. VI, 18 Giugno 2020, n. 11876.


Contratti bancari – Mancanza di contratto scritto – Nullità – Usura sopravvenuta – Irrilevanza – Fideiussione – Contratto autonomo di garanzia.
Nel caso in cui la banca, nell’ambito di un’opposizione a decreto ingiuntivo, non produca il contratto scritto di finanziamento, sussiste la nullità assoluta del negozio e la sanzione è l’azzeramento di ogni interesse e commissione, non potendosi applicare il c.d. tasso BOT di cui al 7° comma dell’art. 117 T.U.B., che concerne le diverse ipotesi di nullità parziale per mancanza della clausola di pattuizione degli interessi in quanto assente (4° comma) o indeterminata (6° comma).

Qualora l’usura si manifesti nell’ambito di un’apertura di credito in conto corrente per anticipazioni nel corso del rapporto e non risulti pattuita nel contratto, va qualificata come sopravvenuta ed è quindi irrilevante.

Nel caso in cui vi sia prestazione di garanzia da parte di un terzo, ai fini della qualificazione come contratto autonomo di garanzia occorre che la banca dia la prova del rafforzamento della posizione creditoria non solo con l’affiancamento di un ulteriore soggetto obbligato, ma anche con la possibilità di pretendere da parte di quest’ultimo l’adempimento a prescindere dalle vicende relative al rapporto fondamentale; tale qualificazione è esclusa quando risulti che le parti abbiano espressamente e ripetutamente qualificato il negozio come fideiussione e la garanzia sia stata prestata su un modulo prestampato e predisposto unilateralmente con clausole serialmente sottoposte a tutti i clienti della banca. (Paolo Doria) (riproduzione riservata)
Tribunale Vicenza, 05 Febbraio 2020.


Contratto di mutuo – ISC – Mero elemento informativo – Obbligo di comunicazione scritta – Insussistenza – Tassi sostitutivi ex Art. 117, comma 6 TUB – Non applicabili.
L’ISC non è un patto tra cliente e banca, come invece potrebbero essere gli interessi corrispettivi e le spese di istruttoria,soggetti ad obbligo di comunicazione scritta ex art. 117, comma 4 TUB, ma un mero elemento informativo con cui la banca rappresenta al cliente gli effettivi costi del credito. L’indicazione di un ISC non corrispondente a quello reale può, quindi, costituire pubblicità ingannevole ma non dà luogo a violazione dell’art. 117 TUB, con conseguente inapplicabilità dei tassi sostitutivi previsti da tale norma. (Patrizio Melpignano) (riproduzione riservata) Appello Torino, 28 Gennaio 2020.


Accoglimento Opposizione a decreto ingiuntivo – Contestazione legittimità delle condizioni economiche applicate al rapporto bancario controverso – Omesso assolvimento del conseguente onere probatorio, ex art.2697 c.c., da parte dell’Istituto di credito opposto

Violazione dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993 – Conseguente nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese

Ammissibilità dell’eccepita compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., del rielaborato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso
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In considerazione delle eccezioni sollevate dall’opponente, incombe sulla parte opposta l’onere di provare sia la fonte negoziale (contratto di conto corrente, contratto di finanziamento, fideiussione) sia la corretta determinazione del credito.

In assenza della documentazione comprovante l’esistenza della previsione delle condizioni economiche richiamate nelle condizioni generali del contratto di conto corrente controverso, trattandosi di onere probatorio peraltro gravante sulla parte opposta ex art.2697 c.c., ai sensi dell’art.117, IV°-VII° comma, D. Lgs. n.385/1993, va dichiarata la nullità della periodica determinazione ed applicazione degli interessi, delle commissioni di massimo scoperto e delle spese.

Per effetto dell’intervenuta rielaborazione, ex art.117, D. Lgs. n.385/1993, del corrispondente rapporto bancario, in accoglimento della sottostante eccezione di parte opponente, va disposta la compensazione giudiziale, ex art.1243 c.c., dell’accertato saldo contabile attivo di conto corrente con il restante debito derivante dal restante rapporto di finanziamento controverso. (Augusto Mollo) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 23 Dicembre 2019.


Conto Corrente Bancario – Applicazione CMS – Superamento tasso soglia – Spese e commissioni non pattuite – Ricalcolo saldo conto corrente a favore del correntista – Natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse – Comportamento secondo buona fede della Banca – Applicabilità – Danno morale per illecita segnalazione CR e illegittima esposizione debitoria – Applicabilità – Difetto di legittimazione ad agire del fideiussore – Insussistenza.
Deve ricalcolarsi, in favore del correntista, applicando il tasso sostitutivo ex art. 117 T.U.B., il saldo del conto corrente, in caso di superamento del tasso soglia, addebito di spese e commissioni non pattuite comprese le CMS.

Al fine di distinguere la natura solutoria o ripristinatoria delle rimesse effettuate dal correntista si deve tenere conto dello scoperto e dell’affidamento concesso dalla Banca, in quanto nel caso in cui questi ultimi due elementi siano esistenti al momento della rimessa essa si deve ritenere di natura ripristinatoria.

E’ illegittimo il comportamento della Banca che violi la disposizione di cui all’art. 1176 c.c risultando così inadempiente al canone generale di buona fede e correttezza.

L’ingiusta segnalazione alla Centrale Rischi nonché la notevole riduzione delle risorse finanziarie a disposizione dell’imprenditore e l’illegittima rappresentazione di una esposizione debitoria molto importante a seguito di illegittimi addebiti su conto corrente da parte della Banca determinano un’ingiusta limitazione all’esercizio dell’impresa meritevole di tutela risarcitoria.

Il fideiussore ma anche il datore autonomo di garanzia sono legittimati ad agire per far valere la nullità delle clausole sugli interessi del contratto concluso col debitore principale per contrasto con norme imperative. (Francesco Baroncini) (Stefano Lo Bianco) (riproduzione riservata)
Tribunale Pisa, 05 Dicembre 2019.


Contratti di apertura di credito con capitalizzazione trimestrale degli interessi successivi alle Istruzioni di Banca d’Italia del luglio 2003 – Obbligo di indicazione tasso annuo effettivo – Sussistenza – Omissione – Nullità della intera clausola sul tasso

Usurarietà pattizia originaria del tasso di interesse su apertura di credito per sommatoria con Cms oltre soglia previa annualizzazione della Cms – Sussiste
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Nei contratti di apertura di credito successivi alla pubblicazione delle Istruzioni della Banca d’Italia di Luglio 2003 e che prevedono la capitalizzazione infraannuale degli interessi, la Banca deve indicare espressamente il tasso nominale ed anche il tasso risultante dalla capitalizzazione a pena di nullità della clausola che prevede il tasso per violazione dell’art. 3 Sezione III delle Istruzioni della Banca d’Italia in combinato disposto con l’art. 117 comma 8 Tub

In caso di previsione pattizia della Commissione di massimo scoperto in misura superiore alla Cms usuraria, la percentuale di ultra-soglia va annualizzata e sommata al tasso di interesse, ed al termine di detta operazione va verificato l’eventuale superamento del tasso soglia usura. (Alessandro Stievanin) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 29 Novembre 2019.


Contratto di mutuo - Computo nel TEG della commissione per l’estinzione anticipata e gratuità del mutuo in caso di accertata usurarietà - Regime di capitalizzazione composta degli interessi ed illecito effetto anatocistico - Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU).
In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in  TEG, ad eccezione di imposte e tasse), il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà computando tutti gli oneri, anche quello pattuito per l’eventuale estinzione anticipata; in caso di acclarata usurarietà, il CTU dovrà rimodulare il piano di ammortamento espungendo ogni interesse.

Il CTU deve verificare se, in ragione del regime finanziario di capitalizzazione composta degli interessi adottato nel piano di ammortamento, si sia verificato un effetto anatocistico e, in caso affermativo, deve procedere alla rimodulazione del piano di ammortamento attualizzando i flussi finanziari a tasso semplice anziché composto.
In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo BOT ex art. 117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 04 Novembre 2019.


Contratto di locazione finanziaria – Indeterminatezza e usurarietà delle condizioni contrattuali – Omessa o inesatta indicazione del tasso leasing – Nullità – Ripetizione somme pagate a titolo di interessi – Rigetto.
Per mere ragioni di trasparenza, sulla base delle Istruzioni della Banca d’Italia pubblicate in Gazzetta Ufficiale, supplemento del 19 agosto 2003, è previsto per le società di leasing l’obbligo di pubblicizzare alla clientela, al momento della stipula del contratto, il c.d. “tasso leasing”, quale tasso di attualizzazione per il quale si verifica l’equivalenza finanziaria tra il costo d’acquisto del bene locato e i canoni periodici dovuti dall’utilizzatrice. L’obbligo di pubblicizzare il tasso leasing riguarda i contratti di locazione finanziaria stipulati dopo la divulgazione delle predette Istruzioni della Banca d’Italia, mentre alcun onere sussiste per i contratti stipulati nel periodo precedente.

Il tasso leasing rappresenta un mero obbligo informativo, non richiamato all’art. 117 TUB e previsto dalle citate Istruzioni della Banca d’Italia, nel capo riferito alla pubblicità contrattuale, con l’effetto che la mancata o inesatta comunicazione di tale valore alla clientela non determina nullità del contratto, risultando sufficiente, per la valida assunzione dell’impegno finanziario da parte dell’utilizzatrice, la pattuizione del numero, dell’ammontare dei canoni e della periodicità degli stessi, nonché delle spese. (Giovanna Bigi) (riproduzione riservata)
Tribunale Ancona, 15 Ottobre 2019.


Contratti bancari - Nullità del contratto per vizio di forma - Potere di eccezione del curatore - Sussistenza - Fondamento.
Il curatore fallimentare è legittimato a far valere la nullità del contratto bancario non redatto per iscritto, in violazione dell'art. 117, commi 1 e 3, del d.lgs. n. 385 del 1993, perché il curatore ha la gestione del patrimonio fallimentare e la sua posizione di terzietà rispetto al fallito è prevista per assicurare una maggiore protezione della massa dei creditori, come confermato dall'art. 119, comma 4, del d.lgs. citato, che riconosce al curatore, in quanto soggetto che subentra nell'amministrazione dei beni del fallito, il diritto ad ottenere la documentazione inerente i rapporti bancari intrattenuti dal fallito con l'istituto di credito. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 06 Settembre 2019, n. 22385.


Leasing – Risoluzione per inadempimento – Inapplicabilità alla clausola penale della legislazione antiusura – Inapplicabilità della legislazione antiusura ad ipotesi di inadempimento e risoluzione non verificatesi – Errata indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione e nullità parziale del contratto (esclusione).
La risoluzione del contratto per inadempimento dell’utilizzatore comporta che il bene, la cui proprietà rimane a scopo di garanzia in capo alla società concedente, dovrà essere alienato. E’ perciò configurabile un danno (costi connessi alla conservazione del bene, al pagamento delle imposte, ecc.; costi connessi all’alienazione del bene a terzi) ulteriore e diverso rispetto al ritardo nella restituzione del capitale finanziato e alla perdita dei relativi interessi. Per questa ragione la penale, evidentemente ragguagliata anche a tali differenti pregiudizi, non è equiparabile agli interessi di mora, che rappresentano il risarcimento del più limitato danno da ritardo nel pagamento del debito pecuniario. La penale, quale risarcimento del danno il cui ammontare è predeterminato dalle parti, non rientra nella fattispecie dell’art. 644 c.p., poiché non è pattuita in “corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità”, non potendosi confondere il “risarcimento” per l’inadempimento contrattuale con il “corrispettivo” di una prestazione di denaro.

L’ipotetica nullità della clausola penale non comporterebbe anche la nullità delle clausole rimanenti del contratto di leasing ed in particolare della pattuizione degli interessi corrispettivi sul capitale finanziato. La pattuizione di interessi e la pattuizione di una penale per il caso di risoluzione del contratto per inadempimento sono clausole funzionalmente distinte e dunque la sorte dell’una non incide su quella dell’altra.

Non è applicabile la disciplina cd. antiusura ad una usurarietà ipotetica, qualora l’esecuzione del rapporto sia in fase più avanzata rispetto all’ipotesi formulata.

Ammesso e non concesso che l’indicazione del Tasso Interno di Attualizzazione nel contratto sia errata, è da escludere che l’errore determini la nullità parziale del contratto di leasing. Non sussiste infatti una previsione normativa di nullità per tale ipotesi e non può applicarsi né il 4° comma dell’art. 117 T.U.B., il quale non contempla una fattispecie di nullità, né il 6° comma del medesimo articolo. Va poi osservato che il corrispettivo pattuito con il contratto di leasing non dipende dal Tasso Interno di Attualizzazione: al contrario, è quest’ultimo che, rappresentando un indicatore del costo complessivo annuo del leasing, dipende dal primo. (Nicola Vascellari) (riproduzione riservata)
Appello Venezia, 20 Maggio 2019.


Contratti bancari - Conto corrente - Diritto del cliente ad avere copia delle operazioni dell’ultimo decennio - Sussiste - Diritto del cliente ad avere copia dei contratti - Anteriori al decennio - Sussiste.
Ai sensi dell'articolo 119, comma 4, T.U.B., il cliente ha diritto di ottenere dalla banca copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi 10 anni. Si tratta di un diritto sostanziale autonomo per il cui riconoscimento non assume alcun rilievo l'utilizzazione che il cliente intende fare della documentazione, nè può essere pretesa dell'istituto di credito l’allegazione di fatti giustificativi della richiesta. Il diritto alla consegna dei contratti bancari anche oltre il decennio deriva dall'articolo 117 T.U.B. il quale non solo ne prevede la forma scritta ad substantiam (per cui la relativa propria scritta deve essere conservato anche ai fini della dimostrazione della validità del rapporto), ma ne impone altresì la consegna di un esemplare ai clienti, i quali hanno pertanto diritto a ricevere copia, sia al momento della sottoscrizione, sia successivamente ad essa, qualora ne facciano espressa richiesta. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata) Tribunale Lucca, 23 Aprile 2019.


Contratto di mutuo – Ai fini usura è sufficiente verificare il costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento nelle ipotesi di risoluzione anticipata e/o di estinzione anticipata – In caso di acclarata usura il contratto diviene gratuito – Applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB in caso di discrasia tra TAEG indicato in contratto e TAEG effettivo (quesiti al CTU).
In caso di eccepita usurarietà pattizia del costo complessivo (espresso in TAEG, ad eccezione di imposte e tasse) promesso in pagamento dal mutuatario entro una certa nelle ipotesi di estinzione e/o di risoluzione anticipata, il CTU dovrà procedere alla verifica della usurarietà del TAEG promesso in tali scenari ipotizzando il pagamento in una data qualsiasi entro l’intervallo di tempo tra il momento della stipula e la data indicata dall’eccipiente.

In caso di accertato superamento del TSU vigente al momento pattizio, espungendo ex art. 1815, secondo comma, c.c., ogni interesse ed onere pagato dal mutuatario, ad eccezione di imposte e tasse, il CTU deve rideterminare l’esatto dare avere tra la parti stipulanti rispettando la periodicità convenuta nel piano di ammortamento, imputando ogni pagamento a qualsiasi titolo effettuato, ad eccezione delle sole imposte e tasse, alle sole quote capitali.

In caso di accertata discrasia tra il TAEG indicato in contratto e quello effettivo, il CTU dovrà rideterminare il piano di ammortamento applicando come tasso d’interesse, in luogo del tasso convenzionale, quello sostitutivo previsto dalle Istruzioni sulla Trasparenza e dall’art.117 TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Cassino, 04 Marzo 2019.


Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – L’usurarietà pattizia del tasso di mora va verificata senza operare alcuna maggiorazione – Necessaria gratuità del mutuo perché l’accezione di interesse ex art. 1815, secondo comma, c.c., riflette quella onnicomprensiva normata dall’art. 644 c.p..
Per uniforme insegnamento della S.C., ai sensi degli artt.644 c.p. e 1815, secondo comma, c.c., e della L. n.24 del 2001 di conversione del D.L. n.394/2000, si intendono usurari gli interessi, commissioni, le spese che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal loro pagamento, con la conseguenza che ogni verifica del superamento o meno del limite legale va effettuata ex ante sulla base di quanto pattuito al momento della stipulazione del contratto.

Il costo promesso per l’estinzione anticipata va computato nel riscontro dell’usurarietà essendo un onere connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare: pur non disconoscendosi le differenti caratteristiche giuridiche ed odontologiche ravvisabili tra  interessi corrispettivi, interessi moratori, commissione per anticipata estinzione, “costi fissi” legati all’erogazione del credito, penali, ecc. non può che giungersi alla conclusione che, in ogni caso, si rientra sempre nell’alveo degli oneri connessi alla erogazione del credito ovvero nell’alveo di somme pattuite a titolo di “interessi o altri vantaggi” ex art.644 c.p. ( cfr. Tribunale di Ascoli Piceno sentenza n. 37 del 24/01/2019).

Non appare condivisibile la tesi per la quale il costo per l’anticipata estinzione vada preso in considerazione ai fini del calcolo del TEG solo se effettivamente corrisposto, altrimenti sarebbe valorizzato solo il “dare” e completamente pretermesso il “promettere” ( cfr. Tribunale di Fermo sentenza n.172 del 1/03/2018) atteso che, al momento che al momento della conclusione del contratto, non è possibile conoscere preventivamente l’andamento del rapporto.

Come chiarito dalle S.U. , 19 ottobre 2017, n.24675, Est. De Chiara, “una sanzione (che implica il divieto) è contenuta, per l’esattezza, anche nell’art.1855,secondo comma, cod. civ.- pure oggetto dell’interpretazione autentica di cui si discute – il quale però presuppone una nozione di interessi usurari definita altrove, ossia, di nuovo, nella norma penale integrata dal meccanismo previsto dalla L. n.108,96. Sarebbe pertanto impossibile operare la qualificazione di un tasso come usurario senza fare applicazione dell’art. 644 cp “ , con ciò significando che, qualunque sia lo scenario pattuito che manda il contratto in usura solo perché promesso, la conseguenza sanzionatoria ai sensi dell’art.1815, secondo comma, c.c. è la non debenza di tutto ciò che rientra nel perimetro del TAEG secondo la nozione lata di interesse descritta dall’art. 644 c.p. (in tal senso anche Collegio di Coordinamento dell’ABF del 16/05/2018 e Tribunale di Campobasso sentenza n.795 del 29/11/2018), spettando al mutuante solo il capitale erogato.

Come chiarito da Cass. Civ. Sez. III, 30 ottobre 2018, n.27442, l’usurarietà degli interessi moratori deve essere accertata senza alcuna maggiorazione.

La mancata indicazione nel contratto di mutuo del T.A.E. come imposto ratione temporis dall’art. 6 della Delibera CIRC del 9/02/2000, o la non univoca indicazione del tasso di interesse, o la non univoca indicazione del parametro Euribor di riferimento, o l’inesatta corrispondenza tra TAN indicato in contratto ed il TAN effettivamente applicato, comportano l’applicazione in via sostitutiva dei tassi BOT ex art. 117 TUB in luogo dei tassi convenzionali. (Dario Nardone) (Emanuele Argento) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo, 21 Febbraio 2019.


Eccezione d’incompetenza territoriale - Onere di contestazione specifica - Mancata contestazione con riferimento ai criteri alternativi - Rigetto

Interessi di mora - Rilevanza ai fini del rispetto del tasso soglia -  Interessi corrispettivi e moratori - Divieto di cumulo - Valutazione autonoma

Funzione informativa dell’ISC - Erronea indicazione di ISC/TAEG - Nullità - Esclusione
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Lo scrutinio sulla non usurarietà va effettuato sia sugli interessi corrispettivi sia sugli interessi moratori e la verifica dell’eventuale superamento del tasso soglia deve essere autonomamente eseguita con riferimento a ciascuna delle due categorie di interessi, senza sommarle tra loro.

L’ISC non costituisce un tasso d’interesse o una specifica condizione economica da applicare al contratto di finanziamento, ma svolge unicamente una funzione informativa finalizzata a mettere il cliente nella posizione di conoscere il costo totale effettivo del finanziamento prima di accedervi; da ciò discende che l’erronea indicazione dell’ISC/TAEG, non comporta, di per sé, una maggiore onerosità del finanziamento, quanto piuttosto un’erronea rappresentazione del suo costo complessivo. (Francesco Namio) (riproduzione riservata)
Tribunale Termini Imerese, 06 Febbraio 2019.


Contratto bancario monofirma - Predisposizione del contratto da parte della Banca - Consegna al cliente - Validità

Credito al consumo - Usura - Interessi corrispettivi e moratori - Divieto di cumulo

Credito al consumo - Penale di estinzione anticipata - Onere meramente eventuale - Esclusione dal calcolo del TEG

Piano di ammortamento alla francese - Applicazione tasso di mora su rata scaduta - Anatocismo illegittimo - Esclusione

Oneri assicurativi - Imposizione contestuale alla sottoscrizione del contratto - Rilevanza ai fini del calcolo del tasso soglia
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È rispettato il vincolo di forma del contratto di finanziamento predisposto dalla banca ove lo stesso sia redatto per iscritto e ne venga consegnata copia al cliente, con assorbimento dell’elemento strutturale della sottoscrizione da parte della società che, reso certo il raggiungimento dello scopo normativo appunto con l’apposizione della firma da parte del cliente sul modulo e la consegna dell’esemplare della scrittura in oggetto, non verrebbe a svolgere più alcuna specifica funzione (v. Cass., SS.UU., n. 898/2018). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

La diversità ontologica e funzionale degli interessi corrispettivi e moratori non ne consente il mero cumulo ai fini della valutazione di usurarietà del finanziamento, non potendo, d’altro canto, trarsi tale cumulo da un’erronea interpretazione del dictum delle recenti pronunce della Cassazione: ove anche queste ultime avessero realmente stabilito un simile principio, sarebbe comunque da disattendere, per quanto autorevole, in virtù della riferita diversità ontologica e funzionale delle due categorie di interessi. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Con riguardo alla penale per estinzione anticipata, tale voce di costo, poiché meramente eventuale, deve essere esclusa dal calcolo del TEG, essendo necessario comparare, nella rilevazione dei tassi usurari, dati tra loro effettivamente omogenei. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Per ciò che attiene alla previsione di effetti anatocistici discendenti dall’applicazione di un tasso di mora sull’intera rata impagata e quindi anche sulla quota di interessi, va osservato che non viene integrata un’ipotesi di anatocismo illegittimo laddove il cliente sia insolvente, in quanto il dettato normativo consente tale pratica sulla base dell’art. 3 della Delibera CICR del 9 febbraio 2000. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

Relativamente alla ricomprensione di costi assicurativi nell’ambito delle voci economiche connesse all’erogazione del credito e dunque utilizzabili per il riscontro dell’eventuale usurarietà del medesimo, le spese di assicurazione, se imposte al cliente contestualmente all’accensione del finanziamento, sono presuntivamente rilevanti ai fini del calcolo del tasso soglia (v. Cass. n. 8806/2017). (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Palermo, 06 Dicembre 2018.


Mutuo fondiario – Indicatore sintetico di costo – ISC – Natura – Nullità clausole del contatto – Art. 117, comma 6 e 7 TUB – Pubblicità tassi.
ISC è un mero indicatore del costo effettivo del finanziamento, imposto e previsto ai soli fini informativi. Per tale ragione, in caso di differenza tra l’ISC pattuito in contratto e l’Isc in concreto applicato, non trova applicazione la previsione dell’art. 117, comma 6, secondo parte, TUB. Questa, infatti, prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per il cliente di quelle pubblicizzate. ISC non essendo un elemento della pattuizione ma un mero indice della stessa non può essere ricompreso né tra i tassi, né tra i prezzi, né tra le condizioni. La nullità delle clausole contrattuali è prevista dal legislatore per il solo caso del credito al consumo, nell’ambito della cui disciplina l’art. 1125 bis, comma 6, TUB espressamente prevede che, ove il TAEG non sia stato determinato correttamente, le clausole che impongono al consumatore costi aggiuntivi (rispetto a quelli effettivamente coimputati nell’ISC) sono da considerarsi nulle. (Domenico Iodice) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 14 Novembre 2018.


Discrasia ISC – Pratica ingannevole – Violazione art. 117 TUB – Applicazione sanzionatoria dei tassi BOT.
Secondo la Delibera CICR del 4 marzo 2003 (art. 9 comma 2, rubricato “informazione contrattuale”), l’obbligo di indicare l’ISC è indiscutibilmente applicabile ai contratti di mutuo.

L’ISC costituisce testualmente un’informazione contrattuale e consente di individuare puntualmente, facilmente e senza sorprese, il costo effettivo di un finanziamento, nonché di paragonare più offerte in concorrenza; non vi sono dubbi sul fatto che l’ISC rappresenti un tasso, prezzo o condizione “pubblicizzato” mediante inserimento separato in contratto e che la sua natura di “indice sintetico” possa mostrarsi nei fatti meno favorevole dell’insieme dei prezzi e dei costi effettivamente a carico del cliente, in applicazione delle varie clausole contrattuali; la sua funzione è appunto quella di condensare in una percentuale unica una serie indefinita di costi e tassi che potrebbero essere dispersi nelle più varie clausole contrattuali.

Atteso che l’art. 117 comma 6 TUB prevede la nullità delle clausole contrattuali che prevedono tassi, prezzi e condizioni più sfavorevoli per i clienti di quelli pubblicizzati e che l’indicazione nel contratto di un ISC diverso ed inferiore a quello reale, secondo la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (sentenza 15 marzo 2012, C-453/10, resa nel settore affine dei finanziamenti al consumo) è una pratica commerciale ingannevole, perché fornisce al cliente una falsa informazione quanto al costo complessivo del credito e, pertanto, al prezzo (ai sensi dell’articolo 6, paragrafo 1, lettera d) della Direttiva n° 2005/29), si verifica la fattispecie di nullità prevista dalla legge allorquando l’ISC pubblicizzato è più favorevole di quanto effettivamente dovuto alla banca, con conseguente applicazione del tasso sostitutivo.

Dovendo l’ISC rappresentare il costo effettivo dell’operazione concreta per il cliente, viola altresì la citata normativa il comportamento dell’intermediario che, in caso di mutuo a tasso variabile, esponga l’ISC tenendo conto dell’Euribor rilevato per valuta il primo giorno del mese di stipula del contratto anziché di quello (diverso e maggiore) del giorno di stipula ovvero di quello (sempre diverso e maggiore) forward atteso alla data di stipula, poiché per tale via si rappresenta un mero costo teorico del mutuo, uguale per tutto il mese in cui è avvenuta la pattuizione, a prescindere dalle condizioni concrete applicate (più onerose). (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Udine, 05 Luglio 2018.


Conto corrente bancario – Azione di ripetizione indebito – Rideterminazione saldo – Onere della prova

Natura solutoria e ripristinatoria delle rimesse – Necessarietà della forma scritta ad substantiam – Natura di affidamento del castelletto di sconto – Esclusione
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In presenza di una chiara ed espressa disciplina delle condizioni economiche del rapporto in termini di interessi attivi, passivi, valute e spese, deve essere respinta la domanda di rideterminazione del saldo del c/c in base al tasso sostitutivo di cui all’art. 117 TUB.
Ove poi la società attrice avesse inteso sostenere la illegittimità degli addebiti effettuati a titolo di cms avrebbe dovuto produrre in giudizio, essendo gravata dall’onere della prova, eventuali ed ulteriori contratti di affidamento; non avendo assolto tale onere, non può che escludersi che la banca abbia effettuato addebiti illegittimi a titolo di commissione di massimo scoperto , essendo quest’ultima una mera ipotesi del tutto disancorata da qualsiasi elemento utilizzabile ai fini della decisione, elemento che, ove esistente, doveva essere prodotto da parte attrice in base al generale principio di cui all’art. 2697 c.c.. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)

Avendo la Banca eccepito la prescrizione per il periodo ante decennio dalla data di citazione, delle rimesse eccedenti l’affidamento concesso, l’attrice avrebbe dovuto provare la natura ripristinatoria di tali rimesse, invece gli attori si sono limitati a sostenere che l’affidamento fosse di importo superiore facendo riferimento ad un documento in atti che tuttavia non costituisce affatto un affidamento, bensì un contratto con cui alla società attrice è stato concesso un “castelletto di sconto” nettamente distinto dall’affidamento, non creando alcuna disponibilità in favore della srl, ma indicando, assai più semplicemente, una somma limite entro la quale la banca si è obbligata a scontare  gli effetti e le ricevute bancarie che le sarebbero state presentate per lo sconto.
Né parte attrice ha fornito alcuna prova di affidamenti concessile in via di fatto soltanto affermati , peraltro soltanto con la comparsa conclusionale, e che comunque non sarebbero stati rilevanti dovendo necessariamente ogni contratto bancario rivestire la forma scritta ad substantiam. (Ernestina De Medio) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 21 Giugno 2018.


Contratti di credito – Interessi ultra-legali – Commissione massimo scoperto.
Non può trovare ingresso la documentazione presentata dalla Banca al CTU successivamente alla scadenza dei termini ex art. 183, comma 6, c.p.c.

In assenza del documento di sintesi, che rappresenta elemento fondamentale per provare il credito dell’opposta in quanto riporta le condizioni contrattuali al momento della sottoscrizione del primo contratto, i tassi devono essere calcolati ex art.117 Tub.

In assenza della dimostrazione di accordi in forma scritta dei tassi calcolati dalla Banca si deve applicare, per il calcolo degli interessi debitori e creditori, il tasso nominale minimo e massimo, rispettivamente per le operazioni attive e per quelle passive, dei buoni ordinari del tesoro annuali emessi nei 12 mesi precedenti la conclusione del contratto o, se più favorevoli per il cliente, emessi nei dodici mesi precedenti lo svolgimento dell’operazione, ex art. 117, comma 7, lett. A Tub.

La mancata previsione contrattuale delle commissioni di massimo scoperto comporta la non debenza delle somme ingiunte. (Massimiliano Elia) (riproduzione riservata)
Tribunale Forlì, 20 Giugno 2018.


Discrasia tra tasso indicato in contratto e tasso effettivo celato nel piano di ammortamento – Rideterminazione del piano di ammortamento con applicazione dei tassi sostitutivi BOT ex art. 117 TUB – Calcolo delle eccedenza pagate dal mutuatario.
Nel caso che il mutuatario lamenti la discrasia tra il tasso (TAN) indicato nella parte letterale del contratto e il tasso maggiore effettivamente applicato del piano di ammortamento, il CTU dovrà verificare se il piano medesimo presenti elementi di indeterminatezza e se il calcolo dello stesso (o il suo ricalcolo al variare dell’indice di riferimento del tasso nominale) abbiano comportato uno scostamento tra tasso enunciato in contratto e tasso effettivamente applicato, avendo cura altresì di chiarire se detto scostamento possa o meno ritenersi in linea con i parametri negoziali e se sia stato o meno percepibile dal mutuatario.

In caso di ravvisata indeterminatezza del piano di ammortamento e di ravvisato scostamento tra tasso enunciato in contratto e tasso effettivamente applicato, non in linea con i parametri negoziali, ferme la durata e le cadenze delle rate negozialmente previste, il CTU dovrà determinare un piano di ammortamento al tasso legale, calcolando la differenza tra le rate sinora scadute e pagate al tasso convenzionale indeterminato e quelle ricalcolate al tasso sostitutivo indicato, nonché quanto ancora dovuto alla banca convenuta per le rate scadute e non pagate e per le rate a scadere sempre applicando il tasso sostitutivo indicato. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Teramo, 20 Giugno 2018.


Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – Conseguente gratuità del mutuo – L’omissione dell’ISC, la discrasia tra l’ISC indicato in contratto e quello effettivamente applicato o la mancanza del documento di sintesi danno luogo all’applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB.
Ai sensi della legge antiusura ed ai fini della conseguente non debenza di qualsiasi interesse come disposto dall’art. 1815 c.c. e dalla legge n. 24 del 2001 di conversione del D.L. 394/2000, il CTU deve valutare l’eventuale usurarietà del contratto di mutuo tenendo conto che si qualificano usurari gli interessi che superino il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, indipendentemente dal momento del loro pagamento.

Nella valutazione della usurarietà, il CTU deve procedere confrontando le soglie fissate dalla Banca d’Italia nel periodo di riferimento con il tasso contrattuale, determinandolo maggiorando il T.A.N. contrattualizzato delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse collegate all’erogazione del credito e, in caso di riscontrata usurarietà, dovrà azzerare qualsiasi addebito per interessi, spese, commissioni.

Il costo promesso per l’estinzione anticipata va computato nel riscontro dell’usurarietà perché: non solo gli interessi convenzionali o moratori debbono sottostare al vaglio della normativa antiusura, ma anche qualsiasi altro costo (escluse imposte e tasse) connesso al finanziamento che il cliente ha promesso di pagare; la legge punisce anche la sola promessa di pagare costi usurari, e quindi è sufficiente la semplice stipula della clausola senza necessità che il fatto ivi ipotizzato si concretizzi, ovvero senza la necessità che il cliente ne paghi il costo convenuto; trattandosi di promessa usuraria da valutarsi con giudizio prognostico ex ante al momento della pattuizione del finanziamento, è sufficiente la sola potenzialità che il costo usurario si verifichi sulla scorta delle condizioni contrattuali a nulla rilevando che detto costo, al momento della contestazione o dell'azione legale, non possa più verificarsi.

In conclusione, il costo promesso per l'estinzione anticipata, eventuale ma potenzialmente verificabile, risponde ai presupposti perché debba soggiacere alla normativa antiusura in quanto è un costo, futuro ed eventuale, che la parte finanziata ha promesso di pagare all'intermediario; è un costo collegato alla erogazione del credito; è un costo che non consiste in una imposta o tassa da pagare.

Ai fini del vaglio usurario, è lecito calcolare il TAEG del finanziamento nella ipotesi che la clausola usuraria si verifichi in un determinato momento storico consentito dal contratto; qualora il costo potenziale promesso in contratto si riveli usurario, il cliente è tenuto alla restituzione del solo capitale ricevuto a prestito e non deve più pagare gli interessi del finanziamento, che va ritenuto gratuito (e se li ha pagati, anche in parte, ha diritto alla restituzione).

In caso di mancata allegazione dell’ISC e/o di sensibile inesattezza di quello indicato (non tenendo cioè conto di scostamenti contenuti nell’ambito di qualche centesimo di punto percentuale) e/o di mancata allegazione del documento di sintesi, il CTU deve procedere ex art. 117 u.c. TUB alla sostituzione del tasso contrattuale con il tasso minimo di cui all’art. 117 – 7° comma TUB. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 13 Giugno 2018.


Diritto Bancario - Leasing - Art 117 Tub - Differenza tra TAN e Tasso Leasing - Minima differenza tra tasso indicato nel contratto e tasso effettivo - Applicazione della sanzione ex art 117 TUB.
Conformemente alle Istruzioni  della Banca d’Italia, non contribuiscono a comporre il tasso leasing (o tasso interno di attualizzazione) le componenti non finanziarie del credito.

Il tasso leasing indicato nel contratto di leasing come tasso interno di attualizzazione rispettoso delle prescrizioni e della trasparenza dovute, non può essere il TAN  qualora vi siano nel contratto rate infra-annuali (nella specie mensili).

Un pur minimo scostamento tra quanto indicato nel contratto e quanto effettivamente applicato, determina l’applicazione della sanzione di ricalcolo degli interessi di cui all’art 117 TUB, costituendone violazione. (Michele Curatella) (riproduzione riservata)
Appello Torino, 16 Aprile 2018.


Usura pattizia del contratto di mutuo per il TEG promesso in caso di eventuale estinzione anticipata – Rilevanza ai fini usura della penale per l’estinzione anticipata per il solo fatto di essere stata pattuita – Conseguente gratuità del mutuo – L’omissione dell’ISC/TAEG dà luogo all’applicazione dei tassi BOT ex art. 117TUB, comma 7, anche prima dell’introduzione dell’obbligo della loro indicazione.
Alla stregua di quanto previsto dall'art. 1, c. 5° L. 108/96 a tenore del quale "per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito", ai fini dell'accertamento dell'usurarietà del tasso applicato al mutuo deve tenersi conto anche della  commissione (o penale) per estinzione anticipata del credito.

La finalità perseguita dal legislatore al momento della emanazione della L. 108/96 era quella di contenere i tassi anomali, ricomprendendo nel relativo calcolo, ai fini della disciplina anti-usura e del superamento del tasso soglia, qualsiasi onere collegato alla erogazione del credito e, quindi, anche al costo pattuito per la estinzione anticipata del mutuo.

Dalla applicazione di tale principio consegue che, ai fini della verifica della usurarietà del tasso convenuto nel contratto di mutuo per cui è causa, deve tenersi conto non solo del tasso di interessi convenuto, ma anche di tutti gli altri costi previsti in contratto, sia quelli certi (come le spese di istruttoria, ecc.), sia quelli eventuali quali possono essere gli interessi moratori (dovuti in caso di inadempimento nel pagamento delle rate di mutuo) e la commissione per estinzione anticipata.

Tale ultima commissione, infatti, come ritenuto recentemente anche da altri Tribunali (cfr. Trib. Bari, 19/10/2015; Trib. Pescara, 28/11/2014; Trib. Ascoli Piceno, 30/06/2014), rappresenta certamente un costo del mutuo erogato, anche se incerto nell’an e nel quantum, in considerazione del fatto che essa, al pari degli interessi di mora, dipende da un fatto del mutuatario; il relativo calcolo deve essere effettuato in relazione al capitale concesso a mutuo, dovendosi aver riguardo al momento in cui le condizioni contrattuali vengono pattuite, così come prescrive la legge, considerato che bisogna certamente considerare anche l’ipotesi che l'estinzione anticipata venga richiesta già prima o immediatamente dopo il pagamento della prima rata.

In proposito, sulla base delle disposizioni vigenti, non può essere applicato il “principio dell’effettività” richiamato dalla banca convenuta, poiché gli oneri contrattuali devono essere computati ai fini dell’eventuale supero del tasso usurario anche se soltanto pattuiti e non corrisposti. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 13 Aprile 2018.


Contratto di conto corrente e di apertura di credito – Mancato perfezionamento per violazione dell’art. 1326 c.c. o nullità ex art. 117 TUB per mancanza di forma scritta (monofirma) – Rideterminazione del saldo con espunzione di ogni onere economico senza applicazione di alcun tasso debitore (quesiti al CTU).
Stante il principio nomofilattico sancito da Cass. civ. Sez. III, sent., 07-03-2017, n. 5609, Pres. Vivaldi, Rel. D’Arrigo, per il quale “la mancanza di forma scritta per il contratto di apertura del conto corrente n. OMISSIS) dovrebbe comportare la nullità dell’intero rapporto ai sensi dell’art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. con conseguenti obblighi restitutori di tutti gli interessi percepiti”, qualora l’attore correntista eccepisca l’omesso perfezionamento dei contratti di conto corrente e di apertura di credito per il mancato completamento del meccanismo negoziale previsto dall’art. 1326 c.c., o, comunque, la nullità di tali contratti ex art. 117 TUB perché sottoscritti dal solo cliente, è legittimo chiedere al CTU di procedere al ricalcolo del saldo del conto corrente espungendo ogni onere economico a titolo di anatocismo, interessi a debito, spese, CMS, commissioni di affidamento e tenuta conto comunque denominate, intra fido ed extra fido, antergazione e postergazione valute, senza applicazione, in luogo dei tassi debitori convenzionali, di alcun tasso debitore, neanche quello legale”. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 23 Novembre 2017.


Contratto di conto corrente - Nullità ex art. 117 TUB per mancanza di forma scritta - Rideterminazione del saldo con espunzione di ogni onere economico senza applicazione di alcun tasso debitore (quesiti al CTU).
Stante il principio nomofilattico sancito da Cass. civ. Sez. III, Sent., 07-03-2017, n. 5609, Pres. Vivaldi, Rel. D’Arrigo, per il quale “la mancanza di forma scritta per il contratto di apertura del conto corrente n. OMISSIS) dovrebbe comportare la nullità dell’intero rapporto ai sensi dell’art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. con conseguenti obblighi restitutori di tutti gli interessi percepiti”, nell’ipotesi in cui in l’attore correntista eccepisca la mancanza della forma scritta del contratto di conto corrente e la banca convenuta non dimostri il contrario a mezzo deposito dei contratti in giudizio, il CTU deve procedere al ricalcolo del saldo del conto corrente espungendo ogni onere economico a titolo di anatocismo, interessi a debito, spese, CMS, commissioni di affidamento e tenuta conto comunque denominate, intra fido ed extra fido, antergazione e postergazione valute, senza applicazione, in luogo dei tassi debitori convenzionali, di alcun tasso debitore, neanche quello legale”. (Dario Nardone) (riproduzione riservata) Tribunale Pescara, 22 Novembre 2017.


Mutuo fondiario - Soglia di finanziabilità - Elemento essenziale del mutuo fondiario - Conseguenze - Nullità in caso di superamento della soglia - Ragioni - Finalità - Interesse pubblico.
In tema di mutuo fondiario, il limite di finanziabilità ex art. 38, comma 2, del d.lgs. n. 385 del 1993, è elemento essenziale del contenuto del contratto ed il suo mancato rispetto determina la nullità del contratto stesso (con possibilità, tuttavia, di conversione in ordinario finanziamento ipotecario ove ne sussistano i relativi presupposti), e costituisce un limite inderogabile all'autonomia privata in ragione della natura pubblica dell? Interesse tutelato, volto a regolare il "quantum" della prestazione creditizia al fine di favorire la mobilizzazione della proprietà immobiliare ed agevolare e sostenere l'attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 31 Luglio 2017, n. 19016.


Contratto di mutuo – Ambiguità della clausola disciplinante gli interessi, mancata indicazione della modalità di restituzione del capitale, omessa indicazione in contratto del TAEG – Conseguente applicazione dei tassi BOT ex art. 117 TUB (quesiti al CTU).
A mezzo di consulenza tecnica d’ufficio, va verificata l’idoneità della locuzione contrattuale “Euribor 6 mesi lettera diviso 365” ad individuare, ex ante e senza incertezza, l’esatto ed univoco tasso degli interessi da applicare al contratto di mutuo; nel caso che il tasso convenzionale risulti incerto, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze interessi versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale.

Qualora in contratto non sia specificato come debba essere restituito il capitale mutuato, va verificato a mezzo di consulenza tecnica d’ufficio se, dalla formulazione degli articoli di cui al contratto, sia ex ante possibile la applicazione contemporanea  di più piani di rimborso e, in tal caso, se a ciascuno di essi  possa  conseguire una diversa quantificazione in punto di interessi; nel caso che siano accertate positivamente tali possibilità, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze interessi versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale.

Qualora accerti l’omessa indicazione nel contratto del TAEG, ai sensi dell’art. 117 TUB il CTU deve rideterminare le rate del mutuo applicando in via sostitutiva gli interessi al tasso nominale minimo dei BOT, nella misura pari al tasso minimo dei BOT annuali emessi nei dodici mesi precedenti la decorrenza di ciascuna rata, oltre interessi legali tempo per tempo sulle eccedenze versate per ciascuna rata, rideterminando l’esatto dare-avere tra le parti alla data della domanda giudiziale. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Pescara, 18 Luglio 2017.


Mutuo condizionato – Attitudine del contratto a svolgere le funzioni di titolo esecutivo – Verifica ex officio circa la sussistenza delle condizioni dell'azione esecutiva – Carenza originaria del titolo in capo al creditore procedente – Opposizione all'esecuzione – Gravi motivi sospensione dell'esecuzione.
In sede di esecuzione fondata su un contratto di mutuo condizionato, poiché quest'ultimo non documenta con immediatezza la trasmissione della disponibilità giuridica della somma mutuata, la verifica che il giudice dell'esecuzione ha il potere dovere di compiere, anche a prescindere da un'opposizione, attiene ad un'interpretazione integrata del contratto con l'atto di erogazione e quietanza, da cui emerga documentata non soltanto l'avvenuta trasmissione della somma, ma anche il rispetto del requisito della forma pubblica imposto dall'art. 474 c.p.c. in entrambe gli atti, di mutuo e di erogazione, sicchè il difetto del requisito della forma pubblica nell'atto di erogazione, determina il difetto del titolo esecutivo, circostanza che integra l'ipotesi di gravi motivi di sospensione dell'esecuzione. (Beatrice Celli) (riproduzione riservata) Tribunale Potenza, 17 Luglio 2017.


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La legge n. 154/1992 prima ed il D. Lgs. 385/1993 poi (TUB) hanno previsto l’obbligatorietà della forma scritta ad substantiam per i contratti bancari; prima della introduzione di tali norme era possibile aprire un rapporto di conto corrente bancario anche in assenza di contratto scritto. Vigeva, e vige, però la norma di cui all’art. 1284 cc che stabilisce la applicabilità di interessi in misura ultra legale solo se convenuti in forma scritta. La Suprema Corte già con sentenza n. 11020 del 6/11/1993 statuiva “nel rapporto di conto corrente bancario la pattuizione di interessi ultralegali può avvenire soltanto mediante atto sottoscritto o separatamente accettato per iscritto da entrambe le parti, a nulla rilevando che il contratto di conto corrente sia a forma libera”. Tali principi sono stati di recente ribaditi con la sentenza n. 5609 del 7/3/2017 con la quale la Suprema Corte ha ritenuta illegittima la richiesta di interessi convenzionali in difetto di prova della pattuizione scritta. Occorre rilevare che l’appellata non solo non ha proceduto a depositare la copia del contratto di conto corrente relativo al rapporto in questione, ma nulla ha dedorro in riferimento alla dedotta inesistenza di un contratto scritto intercorso tra le parti all’epoca dell’apertura del rapporto bancario, consentendo quindi al giudice di far ricorso al principio della non contestazione e ritenere che effettivamente il rapporto di c/c non è stato disciplinato in forma scritta. (Andrea Sorgentone) (riproduzione riservata) Tribunale Cagliari, 15 Maggio 2017.


Leasing – Locazione Finanziaria – Clausola indicizzazione – Nullità – Indeterminatezza dell’oggetto.
In un contratto di locazione finanziaria, l’oggetto della clausola di indicizzazione deve ritenersi indeterminato o indeterminabile ove non venga proposta l'esatta formula di calcolo da applicarsi per ottenere le variazioni periodiche del piano di rimborso del capitale finanziato. Tale indeterminatezza porta a considerare l'oggetto della relativa pattuizione come nullo ex art. 1346 c.c., ma in conseguenza della rilevata nullità non pare applicabile né l'art. 1284 terzo comma c.c. (tasso legale) né la disciplina sostitutiva di cui all'art. 117 comma 7 T.U.B.: la nullità non colpisce infatti le clausole determinative degli interessi ultra-legali in sé dovuti dal cliente al momento della stipula, ma solo quella della loro indicizzazione pro futuro. (Andrea Vascellari) (riproduzione riservata) Tribunale Udine, 20 Aprile 2017.


Contratti bancari – Rapporto di conto corrente – Mancanza di forma scritta del contratto di conto corrente – Nullità del rapporto ai sensi dell'art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. – Obbligo della banca di restituire tutti gli interessi percepiti- Sussiste.
La mancanza di forma scritta per il contratto di apertura del conto corrente comporta la nullità dell'intero rapporto ai sensi dell'art. 117, commi 1 e 3, T.U.B. con conseguenti obblighi restitutori di tutti gli interessi percepiti. (Debora Spinelli) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. III, 07 Marzo 2017, n. 5609.


Usura – Spese di sollecito e di quelle convenute per l’estinzione anticipata del mutuo – Rilevanza.
Al fine di verificare la presenza di pattuizioni usurarie nel contratto di mutuo ipotecario, il CTU deve tenere conto anche delle spese di sollecito e di quelle convenute per l’estinzione anticipata del mutuo, con riferimento al momento della stipula.

Qualora il CTU accerti, sotto l’aspetto esclusivamente tecnico contabile, l’indeterminatezza delle clausole relative al TAEG ed al tasso di mora, deve rideterminare il saldo del rapporto applicando i tassi sostitutivi BOT ex art. 117 TUB, comma 7. (Dario Nardone) (riproduzione riservata)
Tribunale Chieti, 10 Febbraio 2017.


Contratto di sconto bancario - Forma scritta - Necessità .
Non può più darsi seguito all’orientamento della Suprema Corte secondo il quale “il contratto di sconto non richiede la forma scritta né ad substantiam né ad probationem”, in quanto lo stesso costituisce operazione bancaria a tutti gli effetti e come tale non sfugge alla regola formale imposta dagli articoli 117 e 127 TUB. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 16 Gennaio 2017.


Diritto alla consegna documenti ex art. 119 T.U.B. – Inadempimento della banca alla richiesta – Decreto Ingiuntivo per la consegna ed opposizione della banca – Infondatezza – Soccombenza ai fini delle spese ex art. 91 c.p.c. e condanna della banca ex art. 96 c.p.c. – Assenza di contratti e delle condizioni economiche – Ricalcolo al tasso legale ovvero ex art. 117 T.U.B..
Sussiste il diritto del contraente a ricevere la documentazione afferente il rapporto bancario ai sensi dell'art. 119 T.U.B. e, conseguentemente, il diritto della convenuta opposta di ricevere copia della documentazione ingiunta in sede monitoria, con  piena soccombenza della Banca inottemperante ai fini dei provvedimenti di cui all’art. 91 c.p.c. in considerazione del riconosciuto obbligo di consegna rispetto alla gran parte dei documenti chiesti dall’opposta in sede monitoria.

La condotta della banca, che non ha dato riscontro alle diverse richieste di documentazione pervenutale, è rilevante ai sensi dell’art. 96 comma 3 c.p.c., avendo l’opponente addotto motivazioni del tutto contrastanti con pacifici orientamenti giurisprudenziali ed avendo formulato delle difese che non considerano la rilevanza sul piano sostanziale, e non solo processuale, delle richieste ex art. 119 T.U.B. provenienti dal cliente; peraltro i costi di produzione sono dovuti alla banca solo a seguito della richiesta ex art. 119 T.U.B. del cliente, ma non nel caso in cui si è in presenza di un ordine giudiziale che va semplicemente adempiuto.

La parte contraente in mancanza di contratti ben potrà proporre giudizio nei confronti della banca per la rideterminazione dei rapporti dare/avere secondo il saggio legale ovvero ex art. 117, comma 7, T.U.B. essendo sotto tale profilo valutabile in suo favore pure la condotta dell’istituto di credito che non dimetta gli estratti conto di cui è o comunque deve essere in possesso. (Patrizia Perrino) (riproduzione riservata)
Tribunale Padova, 20 Ottobre 2016.


La forma scritta ad substantiam prevista per i contratti bancari dall’art. 117 TUB, con particolare riferimento al contratto di apertura di conto corrente – Stipula di un contratto di apertura di conto corrente mediante proposta ed accettazione, con particolare riguardo al dies a quo della efficacia delle relative pattuizioni – Astratta possibilità di sanatoria del contratto bancario, recante la sottoscrizione di una sola parte, soltanto con efficacia ex nunc – Infondatezza della domanda di pagamento dei saldi negativi maturati in data anteriore alla eventuale sanatoria.
Il contratto di conto corrente sottoscritto soltanto dalla parte correntista, e non anche dalla Banca, in applicazione dell’art. 117 TUB (che prescrive per i contratti bancari la forma scritta ad substantiam) può dirsi perfezionato soltanto nel momento in cui la Banca che non l’ha sottoscritto agisce in giudizio, perciò dichiarando di avvalersi della proposta contrattuale, così accettandola e perfezionandola, ma con efficacia ex nunc, e non ex tunc, stante l’impossibilità di convalida del contratto nullo ex art. 1423 c.c. (CC 8396/2016; CC 10711/2016).
Allorché la Banca domandi l’ammissione al passivo Fallimentare per il credito relativo al saldo debitore di un rapporto di conto corrente, allegando un contratto di apertura di detto conto, recante unicamente la sottoscrizione del correntista e non anche della Banca, ne consegue che il contratto non può intendersi perfezionato (ex tunc) nel momento in cui le parti hanno iniziato dare esecuzione al rapporto, e pertanto la Banca deve essere esclusa dal passivo fallimentare per detto credito, non essendo questo fondato su di un contratto validamente ed efficacemente stipulato (in data anteriore al Fallimento), le cui pattuizioni abbiano legittimamente determinato gli interessi e le competenze trimestre per trimestre addebitate nel corso dell’intero rapporto.

Nota: a favore dell’indirizzo espresso nella pronuncia, in giurisprudenza di legittimità, e prevalentemente con riferimento all’art. 23 TUF, anzi che all’art. 117 TUB: CC 5919/2016, CC 7068/2016, CC 8395/2016CC 8396/2016, CC 10711/2016, CC 10331/2016, CC 6559/2017; contra: CC 4564/2010, CC 17740/2015, CC 17920/2016, CC 17943/2016, CC 17740/2015; sul contrasto giurisprudenziale: CC, Sez. I, 27/04/2017, n. 10447 ha rimesso gli atti al Primo Presidente perché valuti l'opportunità che le SSUU si pronuncino ai sensi dell'art. 374, comma 2, c.p.c.). (Paolo Martini) (Matteo Nerbi) (riproduzione riservata)
Tribunale Massa, 18 Ottobre 2016.


Conto corrente bancario – Contratto privo di sottoscrizione della banca – Nullità – Sanatoria ex nunc – Presupposti – Difetto di precedenti manifestazioni del correntista della volontà di revocare il consenso – Infondatezza della domanda di pagamento dei saldi negativi maturati in data anteriore .
La sottoscrizione da parte dell’istituto di credito del contratto di conto corrente determina la nullità del contratto che si sana ex nunc con la sua produzione da parte della banca in sede giudiziale,a condizione che il cliente non abbia precedentemente manifestato la volontà di revocare il consenso prestato. Il perfezionamento ex nunc, tuttavia, non vale a sanare la precedente attività esecutiva del contratto e, pertanto, l’azione di adempimento fondata sui saldi negativi pregressi è infondata. (Francesco Lupia) (riproduzione riservata) Tribunale Avezzano, 03 Ottobre 2016.


Mutuo e finanziamento - Foro del consumatore - Mediazione obbligatoria - TAEG ‑ Indeterminatezza - Nullità clausola - Sussistenza - Tassi BOT - Buona fede - Onorario - Mediazione avvocato -  Sussistenza.
Per i Giudizi in materia bancaria sussiste l'obbligo di esperire il tentativo di mediazione così come previsto dal D. LGS. 28/2010 sia per le controversie di competenza del Tribunale che del Giudice di Pace.
Inoltre qualora l'istante rivesta la qualifica di consumatore si applica l'art. 33 Cod. Cons., per cui la competenza territoriale spetta al Giudice del luogo di residenza o domicilio del consumatore (cfr. Cass. SS. UU. 14669/03).
La pratica commerciale, secondo cui in un contratto di finanziamento viene indicato un TAEG inferiore rispetto a quello realmente applicato, si qualifica come "pratica commerciale ingannevole" in quanto fornisce al consumatore medio una falsa informazione inducendolo ad assumere una decisione che altrimenti non avrebbe preso (Corte Giust. U.E. 15/01/12 C540/10).
La nullità della clausola relativa ai costi collegati all'erogazione non inficia la validità del contratto ma va dichiarata la nullità della clausola contrattuale relativa agli interessi e, in virtù di quanto espressamente indicato dall'art. 117 comma 7 TUB, va applicata la sostituzione del tasso applicato con quello minimo dei BOT nei dodici mesi antecedenti la stipula del contratto. (Rosita Magazzeno) (riproduzione riservata)
Giudice di Pace Buccino, 25 Gennaio 2016.