Codice di Diritto Societario


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO X
Della disciplina della concorrenza e dei consorzi
CAPO II
Dei consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi
SEZIONE II Bis
Società consortili

Art. 2615-ter

Società consortili
TESTO A FRONTE

I. Le società previste nei capi III e seguenti del titolo V possono assumere come oggetto sociale gli scopi indicati nell'articolo 2602.

II. In tal caso l'atto costitutivo può stabilire l'obbligo dei soci di versare contributi in denaro.


GIURISPRUDENZA

Tribunale delle Imprese – Liquidazione s.r.l. – Responsabilità dei soci e del liquidatore.
In caso di trasformazione eterogenea seguita da fallimento, soggetto passivo dell’opposizione ex art. 2500 novies, ult. comma, c.c. è la società, e non il suo fallimento, atteso che anche in costanza di procedura concorsuale la società ed i suoi organi non si estinguono. Inoltre, se nel giudizio dell’opposizione ex art. 2500 novies, ult. comma, c.c. promosso da un creditore nei confronti della società in bonis interviene successivamente la curatela facendo propria la domanda di opposizione, il creditore perde la legittimazione attiva in favore della curatela quale rappresentate dei creditori di cui al citato articolo.

Va accolta la domanda di opposizione alla trasformazione in una s.r.l. di una società consortile, nata per consentire ai consorziati di mettere in comune i costi che devono sostenere per lo svolgimento della propria attività imprenditoriale, poiché il venire meno della responsabilità dei consorziati nascente dalla previsione statutaria del c.d. “ribaltamento dei costi” riduce seriamente l’aspettativa dei creditori di vedere soddisfatti i propri crediti.

Posto che le violazioni del principio di chiarezza e precisione del bilancio debbono riguardare fatti che si rivelino idonei ad ingenerare, per tutti gli interessati, incertezze ovvero erronee convinzioni circa l’effettiva situazione economico-patrimoniale della società, sussiste la violazione di tali principi laddove la società consortile, in cui è statutariamente previsto il c.d. “ribaltamento dei costi”, chiuda in perdita il bilancio utilizzando voci quali ad es. “svalutazione crediti”, “accantonamento fondo rischi”, “altri costi non riaddebitati” che espongono costi comunque riconducibili alla gestione caratteristica della società consortile. (Stefano Vitale) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 08 Settembre 2020.


Società di capitali – Deliberazione assembleare di anticipato scioglimento – Domanda di annullamento – Decorso del termine di durata della società – Cessazione della materia del contendere

Società di capitali – Assemblea dei soci – Deliberazione – Invalidità – Abuso di maggioranza – Condizioni

Società di capitali – Società consortile – Deliberazione assembleare di scioglimento anticipato – Abuso di maggioranza – Insussistenza – Fattispecie

Società di capitali – Ipotesi di scioglimento – Impossibilità di conseguire l’oggetto sociale

Società di capitali – Patto parasociale – Efficacia

Diritto comunitario – Direttiva – Armonizzazione delle discipline nazionali – Termine di recepimento – Legiferazione in buona fede – Normativa contrastante – Disapplicazione
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In relazione alla domanda diretta ad ottenere l’annullamento della deliberazione assembleare di anticipato scioglimento della società, il decorso del termine di durata della società statutariamente previsto costituisce motivo di cessazione della materia del contendere.

Ricorre abuso di maggioranza in ambito assembleare nel caso in cui la deliberazione dei soci non trovi alcuna giustificazione nell’interesse della società, per essere il voto del socio maggioritario ispirato al perseguimento di un interesse personale ed antitetico rispetto a quello sociale, ovvero nel caso in cui la deliberazione sia il risultato di una intenzionale attività fraudolenta del socio maggioritario a diretto detrimento dei soci di minoranza uti singuli.

L’adozione di un comportamento finalizzato a riallineare l’operato di un soggetto pubblico alla normativa pubblicistica, anche di fonte sovranazionale, non può mai assumere i connotati della malafede e scorrettezza fondante l’abuso di maggioranza (nella fattispecie si è escluso l’abuso del socio di maggioranza, e con esso l’invalidità della deliberazione di anticipato scioglimento di una società consortile per azioni, in quanto il socio privato non era stato ab origine individuato tramite procedura ad evidenza pubblica, in violazione delle norme di settore, e la delibera di scioglimento era stata adottata al fine di eliminare una situazione di illegittimità originaria).

Non sussiste un interesse della società a continuare ad operare tutte le volte in cui si riscontri l’impossibilità per la stessa di attuare, nella forma adottata, il programma per la quale è stata costituita: tale circostanza concretizza l’impossibilità di realizzare lo scopo sociale, che costituisce causa, normativamente prevista, di scioglimento della società.

I patti parasociali hanno efficacia meramente obbligatoria e non possono incidere sulla validità e sull’efficacia delle deliberazioni assembleari, con la conseguenza che l’unica sanzione per il caso di loro violazione è la tutela risarcitoria.

Nel periodo di decorrenza del termine di recepimento di una direttiva comunitaria, gli Stati membri, in applicazione del generale principio di buona fede, non possono adottare atti o norme in contrasto con la direttiva medesima; delle eventuali norme nazionali medio tempore approvate va fornita una lettura costituzionalmente orientata in modo da rendere applicabile in concreto il principio o la regola comunitaria (c.d. effetti utili); le eventuali norme interne invece incompatibili con i principi posti dalla direttiva devono essere disapplicate. (Corrado Grillo) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 21 Febbraio 2019.


Società consortili – Forma di società di capitali – Modifiche statutarie – Modifiche del contratto di consorzio ai sensi dell’art. 2607 c.c. – Prestazioni accessorie ex art. 2345 c.c. – Obbligo di effettuare nuovi conferimenti – Introduzione di una clausola di ribaltamento delle perdite di esercizio sui consorziati in proporzione delle quote possedute – Consenso unanime – Necessità – Riferibilità del principio anche alla disciplina delle società di capitali – Affermazione.
Nelle società consortili, anche qualora esse adottino la forma di società di capitali, è necessario il consenso di tutti i consorziati per l’introduzione durante societate di una clausola che prevede l’obbligo per questi ultimi di coprire le perdite di esercizio mediante nuovi conferimenti in proporzione delle partecipazioni possedute, salvo che l’atto costitutivo disponga diversamente. Tale principio risulta proprio, del resto, anche della disciplina delle società di capitali. (Alberto Mager) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 02 Febbraio 2018, n. 2623.


Fallimento - Società e consorzi - Società commerciali - Fallimento - Assoggettabilità - Attività commerciale - Effettivo esercizio - Necessità - Esclusione - Differenze, per tale profilo, dall'imprenditore commerciale individuale - Fattispecie.
Le società costituite nelle forme previste dal codice civile ed aventi ad oggetto un'attività commerciale sono assoggettabili a fallimento, indipendentemente dall'effettivo esercizio di una siffatta attività, in quanto esse acquistano la qualità di imprenditore commerciale dal momento della loro costituzione, non dall'inizio del concreto esercizio dell'attività d'impresa, al contrario di quanto avviene per l'imprenditore commerciale individuale. Sicché, mentre quest'ultimo è identificato dall'esercizio effettivo dell'attività, relativamente alle società commerciali è lo statuto a compiere tale identificazione, realizzandosi l'assunzione della qualità in un momento anteriore a quello in cui è possibile, per l'impresa non collettiva, stabilire che la persona fisica abbia scelto, tra i molteplici fini potenzialmente raggiungibili, quello connesso alla dimensione imprenditoriale. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva attribuito la qualità di imprenditore commerciale ad un consorzio con attività esterna, costituito in forma di società, il cui statuto prevedeva l'esecuzione, con autonoma organizzazione di mezzi e per conto delle imprese consorziate, di attività di lavori edili, di trasporto, nonché di servizi amministrativi e contabili, con divisione degli utili tra i soci; e ciò senza compiere alcuna verifica sull'effettivo svolgimento delle attività statutariamente previste). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Dicembre 2013, n. 28015.