Codice di Diritto Societario


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO VII
Dell'associazione in partecipazione

Art. 2552

Diritti dell'associante e dell'associato
TESTO A FRONTE

I. La gestione dell'impresa o dell'affare spetta all'associante.

II. Il contratto può determinare quale controllo possa esercitare l'associato sull'impresa o sullo svolgimento dell'affare per cui l'associazione è stata contratta.

III. In ogni caso l'associato ha diritto al rendiconto dell'affare compiuto, o a quello annuale della gestione se questa si protrae per più di un anno.


GIURISPRUDENZA

Contratto di associazione con apporto di prestazioni lavorative dell'associato e contratto di lavoro subordinato con partecipazione agli utili - Distinzione - Criteri - Fattispecie.
La riconducibilità del rapporto di lavoro al contratto di associazione in partecipazione con apporto di prestazione lavorativa da parte dell'associato ovvero al contratto di lavoro subordinato con retribuzione collegata agli utili, esige un'indagine del giudice di merito volta a cogliere la prevalenza, alla stregua delle modalità di attuazione del concreto rapporto, degli elementi che caratterizzano i due contratti, tenendo conto, in particolare, che il primo implica l'esistenza per l'associato di un rischio di impresa, configurabile pure laddove le parti abbiano escluso la partecipazione alle perdite, poiché in tal caso l'eventuale assenza di utili determina l'assenza di compensi, necessariamente correlati all'andamento economico dell'impresa. (Nella specie, è stata confermata la sentenza di merito che aveva qualificato come subordinato un rapporto formalmente contrattualizzato in regime di associazione in partecipazione essenzialmente sul rilievo che alle lavoratrici era stato assicurato un compenso garantito mensile, sostanzialmente corrispondente alla retribuzione fissata dalla contrattazione collettiva per il profilo professionale corrispondente alle mansioni di fatto svolte - commesse di negozio -, senza partecipazione alle perdite). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. IV, lavoro, 18 Novembre 2020, n. 26273.


Associazione in partecipazione – Fallimento dell’associante – Diritto dell’associato di far valere nel passivo il proprio credito – Fondamento.
In tema di associazione in partecipazione, nel caso di fallimento dell’associante, che determina lo scioglimento dell’associazione ai sensi dell’art. 77 l. fall., l’associato ha diritto di far valere nel passivo del fallimento il credito per quella parte dei conferimenti che non è assorbita dalle perdite a suo carico, costituendo elemento essenziale del contratto, come si evince dall’art. 2549 c. c., la pattuizione a favore dell’associato di una prestazione correlata agli utili di impresa e non ai ricavi, i quali ultimi rappresentano in se stessi un dato non significativo circa il risultato economico effettivo dell’attività di impresa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 10 Agosto 2017, n. 19937.


Società di persone - Trasformazione in società di capitali -  Provvedimento cautelare - Competenza.
Sono trasformabili in società di capitali, con il consenso della maggioranza dei soci, calcolata sulla base della ripartizione degli utili, anche le società di persone costituite prima dell’entrata in vigore della riforma del diritto societario, salva diversa disposizione del contratto sociale. La deroga al principio maggioritario non può evincersi da un generico rinvio statutario alle norme vigenti.
Competente a decidere sul ricorso cautelare rivolto ad interdire la trasformazione di una società di persone in società di capitali è il Tribunale ordinario e non la Sezione Specializzata in materia d’Imprese. (Sara Trabalza) (riproduzione riservata)
Tribunale Spoleto, 14 Luglio 2016.