Codice di Diritto Societario


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO X
Della trasformazione, della fusione e della scissione
SEZIONE III
Della scissione delle società

Art. 2506-quater

Effetti della scissione
TESTO A FRONTE

I. La scissione ha effetto dall'ultima delle iscrizioni dell'atto di scissione nell'ufficio del registro delle imprese in cui sono iscritte le società beneficiarie; può essere tuttavia stabilita una data successiva, tranne che nel caso di scissione mediante costituzione di società nuove. Per gli effetti a cui si riferisce l'articolo 2501-ter, numeri 5) e 6), possono essere stabilite date anche anteriori. Si applica il quarto comma dell'articolo 2504-bis.
II. Qualunque società beneficiaria può effettuare gli adempimenti pubblicitari relativi alla società scissa.
III. Ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico.

GIURISPRUDENZA

Tribunale fallimentare – Competenza ratione materiae – Azione revocatoria dell’atto di scissione – Azione derivante dal fallimento  – Sussistenza

Società di capitali – Scissione – Natura giuridica – Azione revocatoria della scissione – Ammissibilità

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra azione revocatoria ordinaria e rimedi di cui agli artt. 2503, 2504 quater, comma 2, e 2506 quater, ultimo comma, c.c. – Complementarità

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra opposizione dei creditori e revocatoria ordinaria-fallimentare

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra risarcimento del danno di cui all’art. 2504 quater c.c. e revocatoria ordinaria-fallimentare

Società di capitali – Scissione – Rapporto tra responsabilità solidale ex art. 2506 quater, ultimo comma, c.c. e revocatoria ordinaria-fallimentare
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L’azione revocatoria dell’atto di scissione societaria è soggetta alla competenza del Tribunale fallimentare e non già a quella della Sezione specializzata in materia di impresa, potendo essere inquadrata tra le “azioni che derivano dal fallimento” nel cui novero rientrano tutte le azioni che originano dalla dichiarazione di fallimento o che, in conseguenza dell’apertura di una procedura concorsuale, subiscono un mutamento strutturale, per le quali sussiste la necessità di realizzare l’unità di esecuzione sul patrimonio del fallito e la concentrazione dinanzi ad un medesimo tribunale, restando escluse solo le azioni che erano nel patrimonio dell’imprenditore prima della dichiarazione giudiziale di insolvenza.

Sussiste un rapporto di specialità reciproca tra l’art. 66 R.D. 276/1942 e l’art. 3 comma 2 lett. a del D.Lgs. 168/2003, che individuano due fori concorrenti. Nello specifico, la prima disposizione è norma speciale nella parte in cui ha riguardo esclusivamente alle azioni revocatorie, generale nella parte in cui prevede l’impugnativa di tutti gli atti di disposizione. La seconda, nel prevedere la competenza del tribunale delle imprese, è una disposizione speciale nella parte in cui ha riguardo ai rapporti societari, generale nella parte in cui ha riguardo a tutte le controversie inerenti agli stessi rapporti societari. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

La scissione è un’operazione di riorganizzazione della struttura societaria ed è una fattispecie a formazione progressiva nel cui ambito concorrono due negozi giuridici autonomi e collegati: il primo, riferibile ai soci, realizza una modifica del contratto di società e ha valenza endosocietaria; il secondo, che è propriamente un atto di gestione, opera sul piano patrimoniale ed ha, perciò, anche una valenza esterna.

È ammissibile l’azione revocatoria ex art. 2901 c.c. dell’atto di assegnazione patrimoniale prodotto per effetto della scissione. L’actio pauliana, infatti, non mira a ricostituire l’assetto societario preesistente bensì ad ottenere la declaratoria di inefficacia relativa dell’atto impugnato, di cui presuppone la validità.

L’art. 2504 quater c.c., nel sancire l’inammissibilità di tutti i rimedi volti ad invalidare l’operazione di scissione una volta eseguite le iscrizioni nel registro delle imprese, esprime una regola eccezionale che non può essere analogicamente estesa alla categoria dell’inefficacia e, perciò, non preclude la revocabilità della scissione societaria (rectius: degli effetti patrimoniali scaturenti dall'atto di scissione). Ciò in quanto, mediante tale azione, non si mira a ricostituire l'assetto societario preesistente all'atto di scissione ma ad ottenere la reintegrazione della garanzia patrimoniale del debitore inciso da tale operazione tramite la declaratoria di inefficacia dei “trasferimenti” patrimoniali scaturiti dalla stessa (richiama Trib. Pescara 4.5.2017 e Cass. civ. 31654/19). (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

L’azione revocatoria in ambito fallimentare ha una funzione riparatoria-sanzionatoria oltre che di reintegra, ed offre una tutela complementare rispetto ai rimedi di tutela, preventiva e successiva, previsti dagli artt. 2504 quater, 2503 e 2506 quater, ultimo comma, c.c. i quali hanno unicamente la funzione di prevenire un pregiudizio e reintegrare delle loro ragioni economiche i creditori. La funzione precipua del rimedio revocatorio, destinato ad operare ogni qual volta le operazioni di circolazione dei beni si sostanzino nel compimento di atti pregiudizievoli, giustifica la compressione del principio della certezza dei traffici. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

L’opposizione dei creditori ex art. 2503 c.c. è uno strumento di controllo di legittimità, formale e sostanziale, della decisione degli amministratori di attuare l’operazione di scissione in ragione del potenziale pregiudizio che può derivare alle loro ragioni economiche. Non rientra tra le finalità dell’istituto la funzione di prevenire il compimento di un’operazione illecita di distrazione di elementi attivi del patrimonio della società scissa in favore della società beneficiaria, poiché ciò implicherebbe che il legislatore ammette, tramite la scissione, il compimento di atti illeciti in danno dei creditori con conseguente pregiudizio per la legalità e certezza dei traffici giuridici. Mentre la revocatoria ordinaria fallimentare rende inefficace l’operazione ex post, potendo mirare al solo atto di assegnazione patrimoniale, senza intaccare la nuova organizzazione societaria; sanziona e neutralizza gli effetti di atti illeciti; tutela anche i creditori posteriori. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

La revocatoria (sia essa fallimentare o ordinaria) riguarda un pregiudizio diverso da quello dell'art. 2504 quater cod. civ., che prevede il rimedio risarcitorio per coloro che hanno subito un danno diretto ed immediato a seguito della scissione. Il "danno revocatorio” e il danno ex art. 2504-quater cod. civ. non sono concetti omogenei, in quanto definiscono entità sostanzialmente diverse: il primo (indiretto) deriva dalla lesione della garanzia patrimoniale, il secondo deriva dalla lesione diretta del patrimonio del creditore” (richiama Trib. Palermo, sent. 25 maggio 2012). Inoltre, la revocatoria ordinaria-fallimentare di cui agli artt. 66 R.D. 267/42, 2901 c.c. ha una funzione di tipo riparatorio-sanzionatorio rappresentando una sanzione civile indiretta rispetto a un atto che presenta i connotati del fatto illecito. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)

L’art. 2506 quater, comma 3, c.c. nel prevedere un regime di responsabilità sussidiaria della scissa per i debiti della beneficiaria nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnato, offre una tutela più limitata rispetto a quella offerta dal rimedio revocatorio, di cui possono avvantaggiarsi i soli creditori anteriori all’operazione di scissione, che hanno diritto di agire esecutivamente sui beni solo dopo la preventiva escussione o richiesta negativa nei confronti della società scissa. I suddetti limiti, come noto, non operano nella revocatoria ordinaria-fallimentare, che è esercitabile a beneficio di tutti i creditori concorrenti nel fallimento, sia anteriori sia successivi all’atto impugnato.

Talvolta, infatti, il legislatore ha ampliato l’ambito di responsabilità della “società beneficiaria della scissione” ammettendo, quindi, la complementarietà rispetto ai rimedi previsti dagli artt. 2506 e ss. c.c. di altri rimedi aventi una funzione riparatoria e sanzionatoria, tra cui: la revocatoria di cui agli artt. 66 R.D. 267/42, 2901 c.c.; l’art. 15 co. 2 D.Lgs. 472/97, che prevede la responsabilità illimitata delle società beneficiarie per il pagamento delle sanzioni amministrative irrogate nei confronti della scissa in conseguenza di violazioni tributarie commesse dalla stessa in epoca anteriore alla efficacia della scissione; l’art. 30 co. 2 D.lgs. 231/01, che sancisce la responsabilità illimitata della beneficiaria per le sanzioni comminate alla scissa a fronte di illeciti commessi dai suoi esponenti nel caso in cui la beneficiaria medesima sia assegnataria del ramo di attività nell'ambito del quale è stato commesso il reato presupposto. (Ilaria Guadagno) (Riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 16 Novembre 2020.


Concordato preventivo – Obbligatorietà del concordato per i creditori – Coobbligati, fideiussori e obbligati in via di regresso – Individuazione

Concordato preventivo – Scissione in esecuzione di piano concordatario subordinata all’omologazione della proposta – Obblighi della beneficiaria – Determinazione della società tenuta a provvedere al soddisfacimento di una data classe di creditori

Concordato preventivo – Scissione in esecuzione di piano concordatario subordina all’omologazione della proposta
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I “coobbligati, i fideiussori del debitore e gli obbligati in via di regresso”, richiamati dall’art. 184, primo comma, secondo periodo, l.fall., possono essere solo ed esclusivamente i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso anteriori al decreto di apertura della procedura di concordato preventivo.

Se, infatti, i creditori di cui alla disposizione citata sono “i creditori anteriori al decreto di apertura della procedura di concordato, i coobbligati, i fideiussori e gli obbligati in via di regresso” non possono che essere anch’essi anteriori al decreto di apertura della procedura di concordato preventivo e ciò per la considerazione che non può esservi un credito se non vi è un debito, e viceversa.

La previsione di cui all’art. 184, primo comma, primo periodo, l.fall. è destinata a prevalere sull’art. 2506-quater, terzo comma, c.c., quando l’operazione di scissione avvenga in esecuzione di un piano concordatario, e subordinatamente all’omologazione della relativa proposta. E questo perché l’interesse di uno o più singoli creditori, tutelato dall’art. 2506-quater, terzo comma, c.c., non può certamente prevalere sull’interesse della intera massa dei creditori né sullo stesso principio della par condicio creditorum, tutelati dall’art. 184, comma 1, primo periodo, l.fall.

Il piano di concordato che preveda, per la sua attuazione, l’esecuzione di una operazione di scissione, può legittimamente determinare quale delle società coinvolte nella scissione sia tenuta - in via esclusiva - a provvedere al soddisfacimento di una data classe di creditori e l’approvazione, da parte dei creditori del piano concordatario rende quella determinazione “intangibile” con conseguente esclusione dell’applicazione, alla fattispecie, della regola ordinaria della responsabilità solidale di tutte le società coinvolte nell’operazione straordinaria.

La risoluzione del concordato ed il fallimento della società scissa non possono avere effetto sulla operazione straordinaria di scissione in sé considerata, determinandone l’invalidità ovvero l’inefficacia.

Osta ad una simile conclusione il principio di irretrattabilità degli effetti della scissione di cui all’art. 2504-quater c.c., richiamato dall’art. 2506-ter, u.c., c.c., in forza del quale, una volta eseguite le iscrizioni nel registro delle imprese dell’atto di scissione, l’invalidità di quest’ultima non può più essere pronunziata. In altre parole, una volta intervenuta l’iscrizione nel registro delle imprese, non può essere più posto nel nulla l’effetto riorganizzativo sulla struttura societaria derivante dal compimento di una operazione straordinaria.

A seguito della risoluzione del concordato, non si giustifichi più la mancata applicazione alla fattispecie della regola generale inderogabile della solidarietà tra le società interessate dalla scissione di cui all’ultimo comma dell’art. 2506-quater c.c.

Infatti, attesa l’impossibilità di intervenire sull’atto di scissione quale atto di riorganizzazione societaria (e, in particolare, sulla stessa costituzione della società beneficiaria), non resta che concludere che la risoluzione del concordato, una volta che la scissione abbia prodotto i suoi effetti, operi sul piano della immediata ed integrale esigibilità dei crediti vantati nei confronti della società prima ammessa al concordato e poi fallita, nei confronti di tutte le società risultanti dalla scissione e ciò con la precisazione che ciò avviene sia pure in concorso con gli altri crediti, di diversa origine e provenienza, insorti nei confronti di beneficiaria; la responsabilità della società beneficiaria, infatti, si presenta come effetto compatibile con la situazione derivante dalla riorganizzazione concordataria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 24 Marzo 2020.


Società di capitali - Scissione - Soggezione della società scissa a procedura concorsuale - Cancellazione dell’imprenditore dal registro imprese - Esonero della società scissa da responsabilità patrimoniale - Esclusione.
La problematica relativa alla soggezione della società scissaalle procedure concorsuali non attiene (anche in caso di scissione totale) al piano dell’organizzazione societaria dell’impresa, bensì a quello dell’operatività dell’impresa e dei suoi rapporti con terzi, contraenti e creditori.

Presupposto di applicazione della norma dell’art. 10 l. fall. è, semplicemente, la cancellazione dell’imprenditore dal registro dell’impresa, senza che a ciò segua necessariamente anche la cessazione della corrispondente attività di impresa. Da quest’angolo visuale la situazione della società scissa in caso di scissione totale è simile a quella dell’imprenditore che abbia ceduto ad altri la propria azienda.

La responsabilità delle beneficiarie per i debiti propri della società scissa, sancita dalle norme degli artt. 2506 bis comma 3 e 2506 quater cod. civ., non vale ad esonerare la scissa da responsabilità patrimoniale, in quanto le limitazioni di (o l’esonero da) tale responsabilità presuppongono una espressa previsione normativa.

La mancata opposizione dei creditori alla disaggregazione dell'ente ex artt. 2506 ter, comma 5, e 2503 cod. civ. non rappresenta un ostacolo alla dichiarazione di fallimento della società scissa, essendo lo strumento dell'opposizione rimedio non «sostitutivo e necessario», ma solo «aggiuntivo». (Lucrezia Cipriani) (riproduzione riservata)
Cassazione civile, sez. I, 21 Febbraio 2020, n. 4737.


Azione revocatoria - Scissione societaria - Ammissibilità.
L’atto di scissione è un atto di disposizione patrimoniale revocabile ai sensi dell’art. 2901 c.c., per cui deve ritenersi ammissibile l’azione evocatoria della componente patrimoniale dell’atto di scissione al fine di far dichiarare l’inefficacia degli effetti dispositivi e traslativi senza che ne siano coinvolti quelli organizzativi. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catanzaro, 14 Gennaio 2020.


Scissione societaria – Scorporo – Effetti.
Con la scissione il patrimonio di una società è scomposto ed assegnato in tutto o in parte ad altre società - preesistenti o di nuova costituzione - con contestuale assegnazione ai soci della prima di quote delle società beneficiarie del trasferimento patrimoniale; quindi il tratto saliente dell’istituto è costituito proprio dalla diretta attribuzione ai soci della società scissa di tali quote, differenziandosi pertanto dal cd. scorporo dove invece le quote della società beneficiaria sono invece attribuite alla stessa società scissa; la scissione come modificazione della struttura societaria produttiva anche di effetti “lato sensu” traslativi, inoltre, costituisce un tipico esempio di fattispecie negoziale a formazione progressiva, nella quale le varie fasi in cui si snoda il procedimento (progetto di scissione, delibera, atto di scissione) costituiscono tutti elementi sorretti dalla medesima causa e finalisticamente orientati al raggiungimento di unico scopo.

La scissione societaria disciplinata dagli artt. 2506 e ss. c.c., come modificati dal D.Lgs n. 6 del 2003 con effetti dall’1 gennaio 2004, consistendo nel trasferimento del patrimonio ad una o più società, preesistenti o di nuova costituzione, contro l’assegnazione di azioni o di quote delle stesse ai soci della società scissa, produce effetti traslativi che, sul piano processuale, non determinano l’estinzione di quest’ultima ed il subingresso di quella o di quelle risultanti dalla scissione nella totalità dei rapporti giuridici della prima, ma una successione a titolo particolare nel diritto controverso.

Con riguardo agli “effetti della scissione” l’ultimo comma dell’art. 2506 quater c.c.  prevede che ciascuna società “è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico.” Si tratta dunque di un peculiare regime di responsabilità solidale tra le società coinvolte, giacché il citato ultimo comma dell’art. 2506 quater c.c. circoscrive le responsabilità delle società cui non faccia carico la posizione debitoria nel limite del valore effettivo del patrimonio netto assegnato (nel caso della beneficiaria) o rimasto (nel caso della scissa). Precisamente, è una responsabilità sussidiaria o di secondo livello rispetto a quello cui formalmente fa carico la posizione obbligatoria; la responsabilità delle altre società beneficiarie della scissione o della scissa, infatti, è non solo limitata ma anche sussidiaria perché opera solo per i debiti della società scissa o della beneficiaria non soddisfatti dalla società a cui essi fanno carico; sussidiarietà che discende dall’individuazione e descrizione dei cespiti assegnati nel progetto di scissione: una società ne diviene primo titolare, l’altra obbligata in via sussidiaria nei limiti del valore effettivo.  
La ragion d’essere della norma di cui all’art. 2506 quater, comma 3, c.c. deve rinvenirsi per un verso nella tutela della latitudine della garanzia patrimoniale generica stabilita dall’art. 2740, comma 1, c.c. in favore dei creditori e, per altro verso, nel principio generale che il debitore non può con un suo atto unilaterale, qual è la scissione rispetto ai creditori, diminuire la garanzia patrimoniale di cui essi godono; ciascun creditore della società originaria può dunque rivolgersi non solo al “suo” debitore - cioè la società (scissa o beneficiaria) cui il debito è stato assegnato in base al progetto di scissione, che risponderà illimitatamente -, ma anche a tutte le altre società coinvolte nella scissione, che risponderanno nei limiti del patrimonio rimasto o assegnato; pertanto, a garanzia del creditore ante scissione rimane a disposizione - nel caso di scissione parziale attuata mediante costituzione di nuove società - una sommatoria di patrimoni netti che, nel suo totale, è almeno pari all’ammontare di quello della società ante scissione.

L’art. 2506 quater, ultimo comma, c.c. prescrive un “beneficium ordinis” che presuppone la costituzione in mora, e non un beneficio di preventiva escussione, in relazione alla responsabilità patrimoniale delle società partecipanti la scissione per i debiti trasferiti alla società scissa da questa non soddisfatti ed il limite di tale responsabilità per le società non beneficiarie è dato dalla quota dell’effettivo patrimonio assegnato o rimasto il quale definisce la misura del credito azionabile nei confronti di queste.

Nel caso di scissione di società, l’art. 2506 quater, comma 3, c.c. va interpretato nel senso che la società scissa risponde in via solidale, unitamente alla società di nuova costituzione, beneficiaria di una parte del patrimonio originario, del debito a quest’ultima trasferito o mantenuto; tali debitrici solidali, peraltro, sono tenute con modalità diverse: da un lato, infatti, la responsabilità della società scissa, presupponendo che il credito da far valere sia rimasto insoddisfatto, postula solo la previa costituzione in mora della società beneficiaria (cd. “beneficium ordinis”), non anche la sua preventiva escussione; dall’altro, esclusivamente la società cui il debito è trasferito o mantenuto risponde dell’intero debito, mentre l’altra società risponde nei limiti della quota di patrimonio netto assegnato o rimasto al momento della scissione e, dunque, disponibile per il soddisfacimento dei creditori, atteso che la suddetta disposizione tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali per l’ipotesi di scissione, non anche ad accrescerle; ogni società derivante dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo, rispondendone per intero solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto, mentre le altre sono responsabili nei limiti della quota di patrimonio netto di loro spettanza come determinata al momento dell’avvenuta scissione.

Ciascuna società sarà solidalmente responsabile (nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto), dei soli debiti della società scissa esistenti alla data della scissione e non soddisfatti dalla società cui fanno carico; in particolare, nel caso di scissione parziale attuata mediante costituzione di nuove società, a garanzia del creditore ante scissione rimane a disposizione una sommatoria di patrimoni netti che, nel suo totale, è almeno pari all’ammontare di quello della società ante scissione.

La  tutela dei creditori ante scissione viene attuata mediante il disposto degli artt. 2506 bis e 2506 quater c.c.: la prima norma dispone, infatti, che degli elementi del passivo la cui destinazione non è desumibile dal progetto rispondono in solido con la società scissa la società beneficiaria (nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto attribuito); la seconda norma prevede, che la società beneficiaria è solidalmente responsabile con  la società scissa (sempre nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto assegnatole) dei debiti di quest’ultima esistenti al momento della scissione e dalla stessa non soddisfatti; le disposizioni di cui agli artt. 2506 bis, comma 3, c.c. e 2506 quater, comma 3, c.c. comportano una tutela compiuta, completa e di portata sostanzialmente identica rispetto a tutti i creditori della società ante scissione, rendendosi irrilevante che la destinazione del debito sia o non sia desumibile dal progetto di scissione.

Per assolvere l’obbligo motivazionale conforme al disposto dell’art. 132 n. 4 c.p.c., il giudice del merito non è tenuto a valutare singolarmente tutte le risultanze processuali e a confutare tutte le argomentazioni prospettate dalle parti, essendo sufficiente che egli, dopo aver vagliato le une e le altre nel loro complesso, indichi gli elementi sui quali è fondato il proprio convincimento, dovendosi ritenere disattesi, per implicito, tutte le altre ricostruzioni, gli altri rilievi e le circostanze che, sebbene non siano menzionati specificamente, siano logicamente incompatibili con la decisione adottata, dovendosi ritenere, diversamente, che la motivazione non possa qualificarsi come succinta nel senso voluto dall’articolo 118 delle disposizioni di attuazione c.p.c.; è sufficiente, cioè, il riferimento alle ragioni in fatto e in diritto ritenute idonee a giustificare la soluzione adottata; con specifico riguardo all’accertamento del fatto, dunque, affinché sia rispettata la prescrizione desumibile dal combinato disposto dell’art. 132 n. 4 e degli artt. 115 e 116 c.p.c., non si richiede al giudice del merito di dar conto dell’esito dell’avvenuto esame di tutte le prove prodotte o comunque acquisite e di tutte le tesi prospettategli, ma di fornire una motivazione ‘logica’ ed ‘adeguata’ dell’adottata decisione evidenziando le prove ritenute idonee e sufficienti a suffragarla ovvero la carenza di esse.

In ossequio al c.d. “criterio della ragione più liquida”, la pronuncia viene emessa sulla base di una o più ragioni, a carattere assorbente, che da sole sono idonee a regolare la lite. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Torino, 08 Novembre 2019.


Scissione societaria - Azione revocatoria - Inammissibilità - Ratio.
E’ inammissibile l’azione revocatoria che abbia ad oggetto un’operazione di scissione societaria, azione il cui esperimento comporterebbe  un pregiudizio alle esigenze di certezza dei rapporti che scaturiscono dalla scissione ed un ingiustificato eccesso di tutela di talune categorie di creditori rispetto ad altri.

Il Codice della crisi e dell’Insolvenza di cui al d.lgs. n. 14 del 2019, laddove al terzo comma dell’art. 116 ribadisce che, in caso di risoluzione del concordato preventivo, gli effetti delle operazioni di trasformazione, fusione o scissione sono irreversibili, ha inteso sottolineare la stabilità degli effetti di operazioni straordinarie facendo salvo esclusivamente il risarcimento del danno spettante ai soci e ai terzi ai sensi degli artt. 2500-bis, comma 2, 2504-quater, comma 2, e 2506, comma 3, del codice civile. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Appello Roma, 27 Marzo 2019.


Azione revocatoria – Atto di scissione societaria – Revocatoria ordinaria – Configurabilità – Esclusione.
Il sottosistema elaborato per disciplinare le ipotesi di modifica degli assetti societari è un sistema completo che disciplina compiutamente le ipotesi di invalidità dell’atto, di responsabilità civile e patrimoniale, individuando i rimedi specifici nel rispetto dei principi ispiratori il diritto societario nonché le peculiarità dei casi di specie, senza particolari deviazioni rispetto a quanto fatti in altri capi del libro delle società.

Non è configurabile l’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 2901 c.c. là dove essa miri a recuperare il patrimonio originariamente posto dalla società scissa a garanzia delle proprie obbligazioni e trasferito alla società beneficiaria a tutela dei creditori della prima società perché destinata a sovrapporsi con il rimedio specifico di cui all’art. 2506 quater, che appare addirittura più snello e pratico perché operante sul piano dell’adempimento forzoso del condebitore solidale e non sul piano della garanzia del credito nella fase patologica dell’inadempimento, seppure con il meccanismo della sussidiarietà.

Si deve dunque negare la configurabilità di un’azione revocatoria ordinaria di cui all’art. 2901 c.c. di un atto di scissione, e con esso di qualsiasi altro atto volto ad invalidarlo all’infuori di quelli strettamente previsti nell’ambito delle norme dettate specificamente nelle disposizioni specifiche. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Napoli, 26 Novembre 2018.


Scissione societaria - Responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori - Trattamento dei debiti tributari più favorevole rispetto a quelli civilistici - Manifesta infondatezza.
Non è sono fondate le questioni di legittimità costituzionale di legittimità costituzionale dell’art. 173, comma 13, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, recante «Approvazione del testo unico delle imposte sui redditi» (di seguito anche: TUIR), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale di una società, la responsabilità solidale e illimitata della società beneficiaria per i debiti tributari riferibili a periodi di imposta anteriori alla data dalla quale l’operazione ha effetto, e dell’art. 15, comma 2, del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 472 (Disposizioni generali in materia di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, a norma dell’articolo 3, comma 133, della legge 23 dicembre 1996, n. 662), nella parte in cui prevede, in caso di scissione parziale, che ciascuna società beneficiaria è obbligata in solido al pagamento delle somme dovute a titolo di sanzione per le violazioni commesse anteriormente alla data dalla quale la scissione produce effetto.

Le questioni sono state sollevate per violazione: a) dell’art. 3 Cost., con riferimento ai principi di uguaglianza e di ragionevolezza, in quanto le disposizioni censurate disciplinano, in caso di scissione societaria, i debiti tributari in modo diverso rispetto ai debiti civilistici per i quali gli artt. 2506-bis, terzo comma, e 2506-quater, terzo comma, del codice civile prevedono una responsabilità limitata alla quota di patrimonio netto attribuita alla società beneficiaria; b) dell’art. 53 Cost., in quanto le disposizioni censurate prevedono una solidarietà per i debiti tributari che prescinde dalla valutazione della capacità contributiva del soggetto obbligato. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Corte Costituzionale, 26 Aprile 2018, n. 90.


Fallimento - Scissione societaria mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione - Revocatoria fallimentare - Inammissibilità.
E’ inammissibile l’azione revocatoria fallimentare dell’atto di scissione societaria realizzata mediante assegnazione di parte del patrimonio della società scissa ad una società beneficiaria di nuova costituzione, non avendo tale scissione natura traslativa di beni e diritti in senso proprio ma meramente riorganizzativa dei soggetti giuridici interessati ed esistendo, inoltre, un complesso sistema di tutela tipico e specifico dei creditori della società scissa (costituito dalla possibilità di opporsi all’operazione ex art. 2503 cod. civ., dal regime di responsabilità solidale di ciascuna delle società interessate dalla scissione per i debiti della società scissa previsto dall’ art. 2506 quater cod. civ. nonché dal diritto dei soci e dei terzi danneggiati dalla scissione al risarcimento dei danni cagionati dal compimento dell’operazione ex art. 2504 quater cod. civ.) sotteso a salvaguardare la stabilità della operazione di ristrutturazione  societaria ed avente natura assorbente rispetto alla tutela apprestata dall’azione revocatoria. (Marco Spadaro) (riproduzione riservata) Appello Catania, 19 Settembre 2017.


Scissione di società – Responsabilità per i debiti non trasferiti – Limite del valore effettivo del patrimonio netto – Concorso tra debiti tributari e non tributari – Avvenuto pagamento di debiti tributari per un valore pari o superiore a quello dell’attivo netto trasferito – Pagamento, in ogni caso, dei debiti non tributari – Ammissibilità.
In ipotesi di scissione societaria, rispetto ai debiti non trasferiti alle società diverse dall’originaria debitrice, deve comprendersi se, una volta esaurito l’attivo netto col pagamento dei debiti tributari, che non soffrono della limitazione della responsabilità, gli altri crediti non debbano essere pagati, oppure se la responsabilità per i debiti tributari si sommi a quella per i debiti non tributari: i quali, quindi, potrebbero essere soddisfatti, nei limiti dell’attivo netto trasferito, anche se l’importo dei debiti tributari pagati eccedesse quello dell’attivo netto medesimo.
La risposta dev’essere la seconda.
Potrebbe accadere, infatti, che i debiti tributari vengano estinti prima degli altri, ma potrebbe accadere, altresì, che l’adempimento dei debiti tributari venga compiuto dopo che l’attivo sia stato già destinato alla soddisfazione di quelli di altra natura.
Non può ammettersi, però, che la garanzia patrimoniale dei crediti non tributari si restringa o si allarghi, prescindendo  – tra l’altro – dall’ordine delle cause di prelazione (alle quali le norme in esame non contengono alcun riferimento, il quale avrebbe, invece, potuto porre un criterio di coordinamento e subordinazione tra i diversi pagamenti; si noti che non è neppure prevista una forma di liquidazione, che consideri la posizione dei creditori tutti, rispettandone la par condicio, in osservanza dell’art. 2741, co. 1, c.c.), secondo l’ordine cronologico dei pagamenti, del tutto casuale, o magari stabilito dallo stesso condebitore solidale: interessato, certo, a ridurre, piuttosto che ad ampliare quella garanzia, col risultato di risparmiare denaro.
Deve reputarsi, allora, che, in caso di scissione societaria, ed in ipotesi di concorso tra crediti tributari e crediti non tributari, la società beneficiaria della scissione debba soddisfare i secondi entro il limite dell’attivo netto trasferito (artt. 2506 bis, co. 3, e 2506 quater, co. 3, c.c.), senza, tuttavia, che tale limite sia inciso dal pagamenti dei debiti tributari, sottoposti al diverso e più favorevole regime di cui all’art. 173, co. 13, terzo periodo, T.U.I.R. (che prevede una responsabilità illimitata, salvo il regresso). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 22 Agosto 2016.


Scissione societaria – Inefficacia e revocabilità ex artt. 64, 67 l.f. e 2901 c.c..
Ai fini della valutazione della inefficacia della scissione ai sensi dell’art. 64 legge fall., alla luce del chiaro contenuto precettivo recato dal primo comma dell'art. 2506 c.c. (sostanzialmente non dissimile da quello dell'art. 2504-septies c.c., nel testo anteriore alla riforma del diritto delle società del 2003), la scissione parziale di una società, consistente nel trasferimento di parte del suo patrimonio ad una o più società contro l'assegnazione delle azioni o delle quote di queste ultime ai soci della società beneficiaria, si traduce in una fattispecie effettivamente traslativa, che comporta l'acquisizione da parte di detta società di valori prima non esistenti nel suo patrimonio; e ciò, per effetto della manifestazione di volontà unilaterale della società scissa contenuta nell'atto di scissione (in questo senso, cfr., in riferimento alla disciplina legale in vigore prima della riforma, Cass. 13 aprile 2012, n. 5874).

L'operazione straordinaria in questione, certamente di natura organizzativa, ha dunque quale effetto normale quello del mutamento della titolarità soggettiva (dalla scissa alla beneficiaria) di una parte del patrimonio della società che l'operazione ha deciso: l'atto di scissione è, sotto questo profilo, atto dispositivo ed è, quindi, revocabile (recte, relativamente inefficace per i creditori, anche di massa, della società scissa), ricorrendone i rispettivi presupposti, tanto ai sensi degli artt. 64 e 67  legge fall., quanto ai sensi dell'art. 2901 c.c.

Alla declaratoria giudiziale di inefficacia pronunziata in applicazione dell'una ovvero dell'altra delle disposizioni di legge citate non è di ostacolo il divieto di pronunciare l'invalidità dell'atto di scissione, imposto al giudice 2504-quater c.c, (applicabile per effetto del rinvio recettizio formale a tale disposizione di legge contenuto nell'ultimo comma dell'art. 2506-ter c.c.).

Invero, la dichiarazione di inefficacia dell'atto dispositivo consistito nell'assegnazione alla società beneficiaria di parte del patrimonio della società scissa non interferisce sulla validità dell'atto di scissione bensì, in considerazione della natura relativa dei suoi effetti, consente ai creditori della società scissa ovvero al curatore del fallimento della società scissa di recuperare all'attivo del fallimento i beni che dal patrimonio dello scissa sono usciti (nel caso di pronuncia ex art. 64 legge fall. ovvero ex art. 67 oppure, ottenuta declaratoria di inefficacia ex art. 2901 c.c., di esercitare sui beni stessi, appartenenti alla società beneficiaria, azione esecutiva ex art. 2902 c.c. (del resto, da tempo la giurisprudenza di legittimità è costare nell'affermare il principio della non interferenza sulla validità dell'atto costitutivo di società di capitali dell'azione revocatoria ordinaria avente per oggetto il conferimento di beni in tale società da parte di una delle parti del contratto sociale: in questo senso, cfr. Cass. 11 marzo 1995, n. 2817; Cass. 18 febbraio 2000, n. 1804; Cass. 22 ottobre 2013, n. 23891). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 16 Agosto 2016.


Scissione societaria – Inefficacia e revocabilità ex artt. 64, 67 l.f. e 2901 c.c. – Responsabilità solidale con la società scissa – Irrilevanza.
E' invero principio di diritto affatto pacifico nella giurisprudenza di legittimità quello secondo cui il compimento di un atto di disposizione del proprio patrimonio, comportante diminuzione della garanzia di cui all'art. 2740 c.c., da parte di un coobbligato solidale facoltizza il creditore ad esercitare contro di lui l'azione revocatoria, a nulla rilevando che i patrimoni degli altri coobbligati siano singolarmente sufficienti a garantire l'adempimento, dal momento che la solidarietà dal lato passivo per l'adempimento di un’obbligazione pecuniaria determina una pluralità di rapporti giuridici di credito-debito tra loro distinti ed autonomi fra il creditore ed ogni singolo debitore solidale ed aventi in comune solo l’oggetto della prestazione, tanto che il creditore ha la facoltà (art. 1292 c.c.) di scegliere il condebitore solidale cui chiedere l'integrale adempimento (potendo anche rinunciare alla solidarietà nei confronti di uno dei condebitori), con la conseguenza che la garanzia patrimoniale generica di cui all'art. 2740 c.c. grava sul patrimonio di ciascun coobbligato, separatamente e per l'intero credito (Cass. 1 agosto 1960, n. 2264; Cass. 13 marzo 1987, n. 2623; Cass. 21 novembre 1990, n. 11251; Cass, 22 marzo 2011, n. 6486).

Facendo applicazione di tale principio, è dunque irrilevante, in funzione dell'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria, che dalla scissione sia derivata in capo alle beneficiarie dell'operazione la solidarietà dal lato passivo di diritto speciale prevista dal citato art. 2506-quater, ultimo comma, c.c.

In conclusione, le norme rispettivamente recate dagli artt. 2504-quater, 2506-ter, ultimo comma (opposizione alla progettata scissione da parte dei creditori delle società scindende), 2506-quater, ultimo comma (solidarietà di diritto speciale delle beneficiarie per le obbligazioni della scissa anteriori alla scissione), 2504-quater, 2506ter, ultimo comma (divieto di pronunciare l'invalidità della scissione) non sono di ostacolo all'esercizio dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'art. 2901 c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 16 Agosto 2016.


Scissione societaria - Revocatoria - Assegnazione - Inammissibilità - Irregredibilità degli effetti organizzativi prodotti - Tutela dei creditori anteriori della società scissa - Risarcimento del danno - Solidarietà.
È inammissibile l'azione revocatoria avverso l'atto di assegnazione posto in essere nell'ambito di una operazione di scissione societaria. Se è vero, infatti, che la finalità dell'art. 2504-quater c.c. consiste nell'assicurare la stabilità degli effetti di una complessa operazione societaria, la diversità qualitativa dei vizi non può comportare che tali effetti possano essere, in ogni caso messi in discussione (vuoi con la dichiarazione di nullità vuoi con la dichiarazione di inefficacia) una volta eseguite le prescritte formalità pubblicitarie e decorsi i termini per la opposizione: da questo momento pare ragionevole ritenere che per tutelare tali interessi di carattere generale, gli effetti della scissione diventino "irregredibili", e che la tutela offerta ai creditori anteriori della società scissa si concreti nei rimedi specificamente previsti, che sono tra l'altro oggettivamente estesi ed apprezzabili, visto il diritto al risarcimento del danno, previsto all'art. 2504-quater, comma 2. c.c. e la solidarietà di cui all'art. 2506-quater ultimo comma c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Bologna, 01 Aprile 2016.


Concordato preventivo - Concordato misto - Scissione parziale - Esdebitazione totale della società scissa che prosegue l'attività - Violazione dell'articolo 2506-quater c.c. - Sussistenza.
Costituisce violazione dell'articolo 2506-quater c.c., ed è quindi carente del requisito della fattibilità giuridica, la proposta di concordato misto che preveda, da una parte, la liquidazione di determinati beni mediante attribuzione di essi alla società scissionaria e, dall'altra parte, il ritorno in bonis e la totale esdebitazione, quale immediato effetto della scissione, della società scissa in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Scissione - Esdebitazione totale della società scissa in continuità - Violazione dell'articolo 2740 c.c. - Sussistenza.
Viola l'art. 2740 c.c. una proposta concordataria che preveda l'esdebitazione totale a favore della società scissa, in capo alla quale sia prevista la continuità aziendale, ed il ritorno in bonis della stessa sin dal momento della conclusione dell'operazione di scissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Appello Firenze, 08 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Beneficio di previa escussione - Esclusione - Beneficium ordinis.
L'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. (così come in precedenza l'articolo 2504-decies, comma 2), nella parte in cui prevede che, nel caso di scissione, "ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico" non riconosce un beneficio di previa escussione, poiché, nei casi in cui è previsto, tale beneficio è sempre riferito al patrimonio (artt. 563, 1944, 2268, 2304 c.c.) o al debitore da sottoporre ad esecuzione forzata (artt. 2393-bis e 2868 c.c.), mentre la norma in esame presuppone solo che i crediti da far valere siano rimasti insoddisfatti; la disposizione prevede, dunque, solo un beneficium ordinis, il quale presuppone esclusivamente la costituzione in mora del debitore (Cass., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12896). (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità solidale nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Determinazione della misura della garanzia patrimoniale - Esclusione - Determinazione della misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione - Responsabilità dell'intero debito della società cui il debito è trasferito o mantenuto - Responsabilità delle altre società nei limiti della quota di loro spettanza.
Il limite, previsto dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. del "valore effettivo del patrimonio netto" assegnato o rimasto alla società escussa, definisce la misura del credito azionabile nei confronti delle società non beneficiarie della scissione e non la misura della garanzia patrimoniale prestata dal debitore; ne consegue che ciascuna delle società risultanti dalla scissione può essere chiamata a rispondere solidalmente del passivo consolidato, ma solo la società cui il debito è trasferito o mantenuto ne risponde per intero, mentre le altre società ne rispondono solo nei limiti della quota di loro spettanza su quanto al momento della scissione era effettivamente disponibile per il soddisfacimento dei creditori, per cui è effettivamente possibile affermare che la norma tende a mantenere integre le garanzie dei creditori sociali e non certo ad accrescerle. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Scissione societaria - Responsabilità nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto - Responsabilità solidale - Sussistenza - Debitori solidali che rispondono in misura diversa della medesima prestazione.
Le limitazioni previste dall'articolo 2506-quater, comma 3, c.c., per il caso di scissione ossia quella del beneficium ordinis e quella del limite di responsabilità, non escludono la solidarietà tra tutti i debitori, perché, come precisa l'articolo 1293 c.c., "la solidarietà non è esclusa dal fatto che i singoli debitori siano tenuti ciascuno con modalità diverse" e perché lo stesso articolo 2504-decies c.c. prevede espressamente la solidarietà tra debitori che per definizione rispondono in misura diversa della medesima prestazione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Cassazione civile, sez. I, 07 Marzo 2016.


Concordato preventivo - Continuità aziendale - Scissione parziale post omologa - Ammissibilità - Oggetto della verifica del tribunale - Migliore soddisfazione dei creditori - Deroga all'articolo 2740 c.c. - Concorso della disciplina concorsuale e di quella societaria - Inammissibilità - Accoglimento della domanda subordinata di prosecuzione diretta dell'attività da parte dell'imprenditore.
In linea di principio non vi è incompatibilità fra procedura concorsuale concordataria e operazione straordinaria di scissione societaria parziale da attuarsi successivamente alla omologazione.

Un tale piano, che preveda la prosecuzione dell’attività direttamente da parte dell'imprenditore sino alla omologazione e, successivamente, al verificarsi della ipotizzata scissione parziale, in capo alla società scissa, rientra, infatti, nell’ambito di applicazione dell’art. 186 bis l.f.

In tale ipotesi, spetta al tribunale verificare, in concreto, se il piano e la connessa attestazione dimostrino quella funzionalità alla migliore soddisfazione dei creditori che costituisce ragione giustificativa della scelta concordataria con continuità aziendale.

L’operazione di scissione parziale proporzionale inserita nel piano di concordato preventivo rappresenta una evidente deroga all’art. 2740 c.c. che non comporta semplicemente la prevalenza della disciplina concorsuale su quella societaria, ma un concorso integrativo fra le due discipline, con particolare riferimento alla responsabilità solidale sussidiaria proporzionale di cui all’art. 2506-quater c.c. ed a quella delle opposizioni dei creditori di cui all’art. 2503 c.c. (richiamato dall’art. 2506-ter c.c.), non potendosi ritenere assorbite dalla diversa – quanto a finalità e presupposti - opposizione endoconcorsuale di cui all’art. 180 l.f.

La dichiarazione di inammissibilità della proposta concordataria formulata in via principale e fondata su di una continuità mediante scissione societaria post omologa (mirante di fatto alla creazione di una società beneficiaria “di liquidazione” separata dalla società scissa destinata a proseguire il core business aziendale) non impedisce l’ammissione alla procedura concordataria avanzata in via subordinata e fondata sulla prosecuzione diretta della medesima attività da parte della debitrice, purchè di essa sia comunque prodotto il relativo business plan e sia fornita autonoma asseverazione. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Ravenna, 29 Ottobre 2015.


Società – Scissione – Indicazione di elementi patrimoniali – Omessa indicazione di partecipazioni sociali – Iscrizione nel registro delle imprese del trasferimento delle partecipazioni sociali in esecuzione dell’operazione di scissione – Esclusione.
Poiché nell’atto di scissione devono essere indicati gli elementi patrimoniali trasferiti con la scissione in maniera aderente rispetto a quanto previsto nel progetto di scissione poi approvato dalla delibera della società interessata, non è possibile procedere, in esecuzione dell’operazione di scissione, alla iscrizione nel registro delle imprese del trasferimento delle partecipazioni sociali che non risultino indicate né nell’elenco contenente gli elementi patrimoniali attribuiti alla società beneficiaria di nuova costituzione allegato alla deliberazione di approvazione del progetto di scissione né nell’atto di scissione. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Roma, 24 Aprile 2015.


Concordato preventivo - Scissione societaria - Responsabilità solidale della beneficiaria ex art. 2506-quater c.c. - Natura sussidiaria della responsabilità - Effetti.
La responsabilità solidale della società beneficiaria della scissione nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato (art. 2506-quater, comma 3, c.c.) è di natura meramente sussidiaria (limitata ai soli debiti non soddisfatti dalla società cui fanno carico), e, come tale, non concretamente azionabile parte dei creditori concordatari nell'ambito di un piano ove alla società beneficiaria della scissione sia attribuito un ramo di azienda produttivo di flussi finanziari da restituire alla società proponente il concordato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Ancona, 09 Aprile 2015.


Scissione societaria - Previsione di responsabilità solidale delle società risultanti dalla scissione dei limiti del valore effettivo del patrimonio assegnato o rimasto - Clausola di salvaguardia in applicazione dell'articolo 2740 c.c..
Con l'articolo 2506-quater, comma 3, c.c. il legislatore, mediante la previsione secondo la quale ciascuna società è solidalmente responsabile, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società cui fanno carico, ha introdotto una clausola di salvaguardia che costituisce diretta applicazione dell'articolo 2740 c.c., la quale comporta che tutte le società coinvolte nella scissione siano garanti in via sussidiaria di quella alla quale il debito è stato trasferito, sia pure nei limiti specificati dalla norma del valore effettivo del patrimonio netto a ciascuna società trasferito o rimasto. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Arezzo, 27 Febbraio 2015.


Società - Scissione c.d. negativa di società - Invalidità - Fondamento - Intervenuta iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione - Mancanza di opposizioni dei creditori - Effetto sanante - Conseguenze in tema di valutazione dello stato di insolvenza e di imputazione delle obbligazioni.
Nel caso di scissione di società, qualora il valore reale del patrimonio attribuito alla società neo-costituita sia negativo, si realizza un'ipotesi di scissione cosiddetta negativa, da ritenersi non consentita, in quanto non potrebbe sussistere alcun valore di cambio e, conseguentemente, non potrebbe aversi una distribuzione di azioni, fermo restando che, l'invalidità della scissione non può essere pronunciata dopo il decorso, senza opposizione da parte dei creditori, del termine di sessanta giorni dall'iscrizione nel registro delle imprese della deliberazione di scissione e dopo l'iscrizione dell'ultimo atto della scissione nel medesimo registro. Ne consegue che, in tale evenienza, si producono gli effetti previsti dall'art. 2506 quater, terzo comma, cod. civ. e, pertanto, l'insolvenza della società scissa e della società beneficiaria deve essere valutata separatamente, avuto riguardo agli elementi attivi e passivi del patrimonio di ciascuna società e tenendo presenti i limiti di responsabilità in relazione rispettivamente alle obbligazioni transitate nel patrimonio della società beneficiaria e alle obbligazioni rimaste nel patrimonio della società scissa. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 20 Novembre 2013.


Scissione delle società - Scissione parziale mediante costituzione di nuova società ed assegnazione della partecipazione di controllo - Elusione della disciplina posta a tutela delle ragioni della società ex art. 2506 quater c.c..

Scissione delle società, elusione della disciplina posta a tutela delle ragioni della società ex art. 2506 quater c.c. - Responsabilità degli amministratori trattino rilevanza penale - Quantificazione del danno.
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Un’operazione di scissione parziale proporzionale realizzata mediante la costituzione di una nuova società e l’assegnazione ad essa della partecipazione di controllo sulle società controllate estere della società scissa può essere utilizzata per eludere la disciplina posta a tutela delle ragioni di creditori della stessa società dall’art. 2506 quater, ultimo comma c.c.. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)

In tale caso la condotta illecita degli amministratori assume anche rilevanza penale ai sensi dell’art. 2629, primo comma c.c., e il conseguente danno per i creditori o la massa fallimentare può essere stimato nel valore effettivo della partecipazione nella controllata attribuita alla società beneficiaria. (Redazione IL CASO.it) (riproduzione riservata)
Tribunale Verona, 20 Novembre 2012.


Scissione societaria - Revocatoria ordinaria - Ammissibilità - Esistenza del rimedio dell'opposizione alla scissione - Preclusione dell'azione revocatoria ordinaria di cui all'articolo 2901 c.c. - Esclusione - Pregiudizio ai creditori derivante dalla maggiore difficoltà della riscossione del credito.
È esperibile l'azione revocatoria ai sensi dell'articolo 2901 c.c. nei confronti dell'atto di segregazione patrimoniale contenuto in una scissione societaria e ciò nonostante i creditori dispongano del rimedio dell'opposizione alla scissione previsto dagli articoli 2506 ter, comma 5, e 2503 c.c. e possano far conto sulla tutela prevista dall'articolo 2506 quater, comma 3, c.c. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)

L'opposizione alla scissione prevista dagli articoli 2506 ter, comma 5, e 2503 c.c. e l’azione revocatoria sono rimedi profondamente diversi, tanto che appare difficile sostenere che il primo possa sostituire il secondo: l’opposizione impedisce la venuta in essere dell'atto pregiudizievole, mentre la revocatoria lo rende inefficace ex post; all'opposizione va attribuito un carattere di specialità, rispetto all'actio pauliana, avente carattere generale; la revocatoria ordinaria richiede la sussistenza dell'elemento psicologico della conoscenza del pregiudizio arrecato al patrimonio del debitore. Queste considerazioni impediscono di ritenere che l’esistenza del rimedio dell’opposizione precluda l’esercizio dell’azione revocatoria di cui all’art. 2901 c.c., anche perché quando la legge, con riguardo all’atto di scissione, ha voluto precludere l’esperimento di determinate azioni, lo ha esplicitamente affermato, come nell’ipotesi delle domande intese a far dichiarare l’invalidità dell’atto ove, una volta eseguite le iscrizioni dell’atto medesimo, più non possono condurre alla dichiarazione dell’invalidità (art. 2504 quater c.c., in materia di fusione di società, richiamato, per la scissione, dall’art. 2506 ter, co. 5, c.c.). (Luigi Galasso) (riproduzione riservata)

Il pregiudizio alle ragioni del creditore conseguente ad un atto di scissione societaria può essere individuato nella mera maggiore difficoltà della riscossione del credito in ragione della sottoposizione delle ragioni del creditore al beneficium ordinis ed al molto oneroso beneficium excussionis che la legge pone a favore della società assegnataria dei beni; deve, poi, essere considerata la limitazione della responsabilità al valore effettivo del patrimonio netto, la quale comporta il rischio di soggiacere ad un accertamento giudiziale del valore del patrimonio e di dover esercitare le proprie ragioni contro più società ove vi sia incapienza parziale. A ciò si aggiunga il fatto che la massa dei creditori della società fallita, ove fosse esperibile l'azione revocatoria ordinaria, si troverebbe esposta al concorso sui beni assegnati alla società beneficiaria con i creditori di quest'ultima i quali, invece, non possono vantare pretese sul patrimonio della società assegnante. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Benevento, 17 Settembre 2012.


Revocatoria fallimentare - Scissione societaria - Revocabilità..
L'atto di scissione, in quanto atto dispositivo di tipo organizzatorio idoneo ad arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori, è assoggettabile all'azione revocatoria fallimentare ed all'azione revocatoria ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 09 Maggio 2012.


Revocatoria fallimentare - Scissione societaria - Revocabilità..
L'atto di scissione, in quanto atto dispositivo di tipo organizzatorio idoneo ad arrecare pregiudizio alle ragioni dei creditori, è assoggettabile all'azione revocatoria fallimentare ed all'azione revocatoria ordinaria. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Catania, 09 Maggio 2012.


Scissione - Adempimento del debito della società scissa - Responsabilità illimitata della società onerata secondo il progetto di scissione e limitata delle società beneficiarie della scissione - Beneficium excussionis a favore di queste - Sussistenza - Limite di responsabilità fatto valere dalla società nei confronti del creditore agente in giudizio - Eccezione - Configurabilità - Conseguenze in tema di proponibilità in appello in controversia soggetta, ratione temporis, all'art. 345 cod. proc. civ., nel testo preriformato..
In caso di scissione di una società l'art. 2504 decies cod. civ. prevede la responsabilità solidale, per il debito della medesima, di tutte le società beneficiarie della scissione, sia preesistenti che di nuova costituzione, ma, mentre la società a cui secondo il progetto di scissione (art. 2504 octies cod. civ.) il debito fa carico risponde illimitatamente, le altre società rispondono nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto trasferito o rimasto, e solo in via sussidiaria, ove la società preventivamente escussa non abbia adempiuto; tale limite di responsabilità, fatto valere nei confronti del creditore della società scissa che agisce per l'adempimento del debito, si configura come un'eccezione, ed è pertanto proponibile per la prima volta in appello a norma dell'art. 345 cod. proc. civ. nel testo preriformato, ancora applicabile ai processi in corso che siano stati introdotti prima del 30 aprile 1995. Cassazione civile, sez. III, 28 Novembre 2011, n. 15088.