Codice di Diritto Societario


LIBRO QUINTO
Del lavoro
TITOLO V
Delle società
CAPO IX
Direzione e coordinamento di società

Art. 2497-sexies

Presunzioni
TESTO A FRONTE

I. Ai fini di quanto previsto nel presente capo, si presume salvo prova contraria che l'attività di direzione e coordinamento di società sia esercitata dalla società o ente tenuto al consolidamento dei loro bilanci o che comunque le controlla ai sensi dell'articolo 2359.

GIURISPRUDENZA

Rapporto tra controllante e controllata – Disponibilità o possesso da parte della controllante della documentazione della controllata – Diritto del socio della controllante di consultare la documentazione della controllata – Estensione

Accesso alla documentazione della controllata – Direzione e coordinamento – Presunzione – Accertamento

Diritto di controllo sulla documentazione della controllata – Verifica operato organo amministrativo – Valutazione della quota sociale – Valutazione del valore della partecipazione della controllante nella controllata – Limiti

Consultazione della documentazione della controllata – Modalità – Diritto di copia – Superamento dei limiti temporali statutari

Mancato accesso alla documentazione della controllata – Stato di sconoscenza del socio della controllante – Sussistenza del periculum in mora
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Nessuna norma prevede che il socio di una società che ne controlli un’altra, o che eserciti su questa l’attività di direzione e di coordinamento, possa per il solo fatto del rapporto di controllo o direzione/coordinamento accedere anche alla documentazione della controllata o diretta/coordinata. L’accesso alla documentazione previsto per le s.r.l. ha carattere tipico, e attiene alla documentazione amministrativa e sociale della s.r.l.. Ma poiché il diritto di accesso ha ad oggetto quanto attiene alla amministrazione della società, nell’ambito dell’art. 2476 comma 2 c.c. rientra anche quella documentazione, attinente alla, o propria della controllata, oppure attinente ai rapporti fra le due, che si trovi presso la s.r.l. controllante o che sia nella sua disponibilità: deve presumersi, per tale presenza o disponibilità presso la controllante, che tale documentazione sia essenziale alla gestione dei rapporti della prima con la seconda, e quindi, per quel che rileva ex art. 2476 c.c., alla gestione della s.r.l..

Questa documentazione può fra l’altro fare comprendere al socio della controllante se questa effettivamente anche diriga/coordini la controllata, e come (e ciò attiene senz’altro alla amministrazione della s.r.l. controllante) specie quando, come nel presente caso, la parte resistente contesti vigorosamente la presunzione di cui all’art. 2497sexies c.p.c.. L’esercizio concreto di direzione/coordinamento costituisce attività amministrativa della s.r.l., oggetto del diritto di accesso.

Va ricordato poi che il diritto di accesso è funzionale alla verifica delle scelte amministrative della controllante, perché il socio non amministratore possa condividerle o contestarle e determinarsi nella vita sociale o fuori di essa a tutela dei propri interessi. Pertanto l’accesso ai documenti della s.r.l. deve essere ammesso anche quando il suo socio abbia come scopo (anche prevalente) di ottenere elementi di valutazione della propria quota. Non è invece corretto riconoscere ai soci della controllante degli strumenti che abbiano come unico fine e utilità di fare loro conoscere il valore della partecipazione della controllante nella controllata, ulteriori a quelli disponibili alla controllante. L’interesse a determinare il valore della partecipazione della s.r.l. nella controllata, valore dal quale peraltro dipende più o meno marcatamente il valore della stessa partecipazione del richiedente accesso nella s.r.l. controllante, non è idoneo a fare infrangere i limiti di accesso propri del tipo societario della controllata.

Con riguardo ai documenti ai quali si autorizza l’accesso, si ritiene debba essere superato il limite del diritto di copia previsto dallo Statuto, diritto che è comunque accessorio all’ esame, e non sostitutivo, e, ove concretamente occorrente (…) anche il limite temporale di due giorni per l’accesso.

Il periculum in mora per questa parte di documenti appare evidente per la radicale negatoria finora frapposta alla loro conoscenza, che ha generato uno stato di sconoscenza tale da non potere tollerare i tempi del processo ordinario. (Marco Greggio) (riproduzione riservata)
Tribunale Venezia, 19 Settembre 2020.


Controllo societario - Attività di direzione e coordinamento - Caratteristiche - Requisiti - Controllo esterno - Rapporti contrattuali - Necessità - Reiterazione di rapporti negoziali aventi il medesimo oggetto - Controllo esterno - Esclusione.
Perché possa essere individuata una relazione di controllo societario ai sensi dell’articolo 2359 n. 3 c.c. occorre verificare la presenza di una situazione di oggettiva dipendenza economica derivante da particolari rapporti contrattuali di una società rispetto ad un’altra; si tratta di un condizionamento oggettivo ed esterno dell’attività sociale, che sussiste indipendentemente da chi nomina o può revocare gli amministratori, essendo l’attività economica stessa, in quanto tale ad essere condizionata dalla relazione di controllo.

La relazione di controllo esterno di una società da parte di un’altra postula l’esistenza di determinati rapporti contrattuali, la cui costituzione ed il cui perdurare rappresentino la condizione di esistenza e di sopravvivenza della capacità di impresa della società controllata; a tal fine è necessario un rapporto derivante dai suddetti vincoli contrattuali di subordinazione tra le due società, tale da ridurre l’una ad una vera e propria società satellite dell’altra, anche per il tempo successivo alla scadenza dell’accordo, vuoi in virtù di accordi stabili nella loro durata, vuoi perché garantiti da una forte penale.

La reiterazione di rapporti negoziali aventi il medesimo oggetto non può considerarsi di per sé sintomatica di una posizione contrattuale “forte” di una società rispetto ad un’altra e, quindi, dell’esistenza di un rapporto di forza dal quale deriva anche la sostanziale imposizione dei corrispettivi della fornitura del servizio. Una tale situazione non è sufficiente per enucleare la fattispecie del controllo, in quanto la norma richiede che i rapporti contrattuali che generano quel controllo siano particolari e che sulla base di essi la società controllata non possa autonomamente determinare le proprie scelte strategiche in ordine allo svolgimento della propria attività imprenditoriale. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Roma, 13 Giugno 2016.


Fallimento - Assoggettabilità a fallimento dell'holder - Presupposti - Attività di direzione e coordinamento di un gruppo societario quale fonte di responsabilità ex art. 2497 c.c. - Irrilevanza.
Appare, quindi, evidente come non basti, di per sé, al fine dell'assoggettamento a dichiarazione di fallimento, l'esercizio anche abusivo da parte dell'holder di attività di direzione e coordinamento di un gruppo societario, fonte di responsabilità ex art. 2497 c.c. per l'holder. Lo status di holder fallibile, ossia di titolare di holding unipersonale assoggettabile a fallimento, non coincide di per sé con l'esercizio abusivo (in violazione di quanto previsto dall'ad. 2497 c.c.) di una attività di coordinamento del gruppo. Chi esercita una attività di coordinamento di altre società e agisce in violazione dei principi di corretta gestione delle società (sia societaria sia imprenditoriale), assume una responsabilità risarcitoria diretta "per il pregiudizio arrecato alla redditività ed al valore della partecipazione sociale, nonché nei confronti dei creditori sociali per la lesione cagionata all'integrità del patrimonio della società" (art. 2497 c.c.), azione risarcitoria che in caso di fallimento della società affidata all'altrui coordinamento spetta al curatore del fallimento. Pertanto, ancorché venga allegato l'esercizio abusivo dell'attività di direzione e coordinamento da parte di una persona fisica (arg. ex art. 2497-sexies c.c.), come nel caso di abusiva ingerenza del socio titolare di partecipazioni quasi totalitarie (il cd. socio "quasi unico"), tale circostanza non comporta di per sé lo status di imprenditore fallibile dell'holder o socio tiranno.

Invero, la responsabilità risarcitoria è causa di mera aggressione patrimoniale nei confronti del responsabile (e non di assoggettamento a fallimento, con conseguente spossessamento e cristallizzazione delle masse passive), laddove l'assoggettamento a fallimento richiede comunque l'individuazione di un centro di imputazione di interessi che eserciti una attività imprenditoriale come tale considerata (e, quindi, assuma debiti in proprio quale imprenditore), il cui esercizio è postulato necessario per qualsiasi dichiarazione di fallimento a termini dell'art. 1, comma 1, legge fall. Solo in caso di prova che l'eterodirezione societaria si sia tradotta in esercizio di attività imprenditoriale, può dedursi che l'esercizio abusivo di attività di direzione comporti l'assoggettabilità a dichiarazione di fallimento (assunzione di attività imprenditoriale in nome proprio con spendita del nome, perseguimento di un risultato economico, utilizzazione di una attività svolta professionalmente e con stabile organizzazione, autonoma rispetto a quella delle singole società eterodirette, volta a determinare l'indirizzo, il controllo e il coordinamento di altre società). (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Milano, 04 Febbraio 2016.


Società - Direzione e coordinamento - Requisiti.
L’attività di direzione e coordinamento ai sensi degli articoli 2497 e 2497-quinquies c.c., è rinvenibile solo in presenza di un accentramento nella capogruppo delle funzioni gestorie fondamentali, inerenti alla società controllata, in grado di imporre l’unità dell’indirizzo amministrativo-gestionale attraverso l’esercizio di un’influenza dominante. Si tratta, in sostanza, dell'esercizio di una pluralità sistematica e costante di atti di indirizzo idonei ad incidere sulle decisioni gestorie dell’impresa, sulle scelte strategiche ed operative di carattere finanziario, industriale, commerciale che attengono  alla conduzione degli affari  sociali. Si ha, inoltre, controllo (e si presume, di conseguenza, l’attività di direzione e coordinamento) ai sensi degli artt. 2497 sexies e 2359 c.c., quando una società è in condizioni di esercitare un’influenza dominante su un’altra società, per effetto del possesso della quota maggioritaria di partecipazione nella stessa o per la sussistenza delle altre condizioni di cui all’art. 2359 c.c.. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 16 Febbraio 2015.


Società - Società controllate e società collegate - Presupposti - Rapporto diretto - Necessità.
Secondo la lettera dell’art. 2359, comma 2, c.c., e secondo il più autorevole pensiero, il controllo in forza di particolari vincoli contrattuali è quello che deriva da rapporti contrattuali diretti tra le due società e non con soggetti terzi. Inoltre, ai sensi dell’art. 2359, comma 2, c.c., l’influenza dominante (individuante la situazione di controllo) dovrebbe essere rappresentata da un controllo diretto, visto che la norma di cui al secondo comma (che si riferisce al controllo indiretto) richiama solo le forme di controllo di cui ai numeri 1 e 2 del primo comma e non quella di cui al numero 3. (Franco Benassi) (riproduzione riservata) Tribunale Torino, 16 Febbraio 2015.


Direzione e coordinamento di società - Responsabilità - Pubblicità - Risultanze nei confronti dei terzi - Presunzione della attività di direzione e coordinamento ex art. 2359 c.c. - Assenza di attività di direzione e coordinamento - Rilevanza del fattore soggettivo della conoscenza della mancanza di tale requisito in capo ai soggetti danneggiati..
Nell’ipotesi in cui la stessa società controllante abbia tenuto un comportamento volto a confermare di fronte ai terzi le risultanze del sistema informativo predisposto dall’art. 2497 bis c.c. la prova contraria (di cui all’art. 2497 sexies c.c.) in ordine alla presunzione dell’attività di direzione e coordinamento nei confronti dei soggetti che esercitano il controllo di cui all’art. 2359 c.c. non può riguardare il solo fatto oggettivo dell’assenza di un’attività di direzione e coordinamento, ma anche il fatto soggettivo della conoscenza della mancanza di tale requisito in capo ai soggetti danneggiati ai sensi dell’art. 2497 c.c.. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Responsabilità da direzione e coordinamento - Comportamento della società controllante - Presunzione dell’attività di direzione e coordinamento - Prova contraria - Conoscenza della mancanza del requisito in capo ai soggetti danneggiati.
Nell’ipotesi in cui la stessa società controllante abbia tenuto un comportamento volto a confermare di fronte ai terzi le risultanze del sistema informativo predisposto dall’art. 2497 bis c.c., la prova contraria (di cui all’art. 2497 sexies c.c.) in ordine alla presunzione dell’attività di direzione e coordinamento nei confronti dei soggetti che esercitano il controllo di cui all’art. 2359 c.c. non può riguardare il solo fatto oggettivo dell’assenza di un’attività di direzione e coordinamento, ma anche il fatto soggettivo della conoscenza della mancanza di tale requisito in capo ai soggetti danneggiati ai sensi dell’art. 2497 c.c. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata) Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Responsabilità da direzione e coordinamento – Responsabilità solidale degli amministratori della controllante – Contributo materiale e soggettivo – Responsabilità oggettiva – Esclusione.
Gli amministratori della società controllante rispondono in solido con la stessa, in via aquiliana, per la lesione all’integrità del patrimonio della società controllata conseguente a condotte che costituiscono violazione dei principi di corretta gestione societaria ed imprenditoriale nell’esercizio dell’attività di direzione e coordinamento alle quali abbiano preso parte o – sempre in via extracontrattuale - per aver concorso con gli amministratori della società controllata al depauperamento del suo patrimonio sociale.

In entrambi i casi, considerato che lo schema di riferimento è quello aquiliano, non si può comunque prescindere da un contributo materiale e soggettivo (quanto meno colposo), senza che gli amministratori della società controllante possano rispondere per il solo fatto di appartenere al consiglio d’amministrazione di quest’ultima. (Raffaella Brogi) (riproduzione riservata)
Tribunale Prato, 14 Settembre 2012.


Società – Controllo – Influenza dominante – Prova in ordine all’esistenza dell’influenza dominante. .
Mentre il controllo di una società su un’altra è presunto in caso di maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria, per dimostrare “l’influenza dominante” è indispensabile verificare in concreto l’andamento delle assemblee della partecipata per un arco di tempo ragionevolmente significativo, al fine di valutare se vi sia stata un’effettiva capacità di controllo da parte dell’asserita controllante. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 10 Febbraio 2011.


Società – Socio detentore  un partecipazione consistente – Influenza dominante – Indici di rilevabilità. .
Una socio detentore di una partecipazione consistente, ma non della maggioranza assoluta, è in grado di esercitare un’influenza dominante nella società partecipata quando il capitale sociale è molto parcellizzato e/o  si registri un costante assenteismo dei soci nella partecipazione alle assemblee, di talché per determinare l’approvazione delle delibere non è richiesta la detenzione della maggioranza assoluta delle azioni. (Giovanni Carmellino) (riproduzione riservata) Tribunale Venezia, 10 Febbraio 2011.