LIBRO TERZO
Del processo di esecuzione
TITOLO II
Dell'espropriazione forzata
CAPO I
Dell'espropriazione forzata in generale
SEZIONE V
Della distribuzione della somma ricavata

Art. 510

Distribuzione della somma ricavata (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE

I. Se vi è un solo creditore pignorante senza intervento di altri creditori, il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, dispone a favore del creditore pignorante il pagamento di quanto gli spetta per capitale, interessi e spese.

II. In caso diverso la somma ricavata è dal giudice distribuita tra i creditori a norma delle disposizioni contenute nei capi seguenti, con riguardo alle cause legittime di prelazione e previo accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore.

III. L'accantonamento è disposto dal giudice dell'esecuzione per il tempo ritenuto necessario affinché i predetti creditori possano munirsi di titolo esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di tempo non superiore a tre anni. Decorso il termine fissato, su istanza di una delle parti o anche d'ufficio, il giudice dispone la comparizione davanti a sé del debitore, del creditore procedente e dei creditori intervenuti, con l'eccezione di coloro che siano già stati integralmente soddisfatti, e dà luogo alla distribuzione della somma accantonata tenuto conto anche dei creditori intervenuti che si siano nel frattempo muniti di titolo esecutivo. La comparizione delle parti per la distribuzione della somma accantonata è disposta anche prima che sia decorso il termine fissato se vi è istanza di uno dei predetti creditori e non ve ne siano altri che ancora debbano munirsi di titolo esecutivo.

IV. Il residuo della somma ricavata, dopo l'ulteriore distribuzione di cui al terzo comma ovvero dopo che sia decorso il termine nello stesso previsto, è consegnato al debitore o al terzo che ha subito l'espropriazione.



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(1) Articolo così sostituito, in sede di conversione, dall'art. 2, comma 3, lett. e) n. 8 d.l. 14 marzo 2005, n. 35, conv. con modif. in l. 14 maggio 2005, n. 80, come sostituito dall'art. 13 lett. e) l. 28 dicembre 2005, n. 263, con effetto dal 1 marzo 2006 (vedi nota all'art. 476).

GIURISPRUDENZA

Espropriazione iniziata o proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell'esecutato - Distribuzione del ricavato dalla vendita forzata - Provvisoria attribuzione al creditore fondiario - Importi eccedenti il credito riconosciuto nel riparto fallimentare - Legittimazione del curatore ad agire in ripetizione - Sussistenza.
In tema di espropriazione immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario dopo la dichiarazione di fallimento dell'esecutato, la distribuzione delle somme ricavate dalla vendita forzata da parte del giudice dell'esecuzione ha carattere provvisorio e può divenire definitiva soltanto in esito al riparto in sede fallimentare, sicché il curatore è legittimato ad agire per ottenere la restituzione degli importi percepiti in eccedenza dal creditore fondiario a titolo di anticipazione in sede esecutiva. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Espropriazione iniziata o proseguita dal creditore fondiario dopo il fallimento dell'esecutato - Provvisoria distribuzione del ricavato dalla vendita forzata - Provvedimenti di accertamento, determinazione e graduazione del credito fondiario emessi in sede fallimentare - Rilevanza - Conseguenze.
In tema di espropriazione immobiliare iniziata o proseguita da un istituto di credito fondiario dopo la dichiarazione di fallimento dell'esecutato, la provvisoria distribuzione delle somme ricavate dalla vendita forzata deve essere eseguita in base ai provvedimenti (anche non definitivi) di accertamento, determinazione e graduazione del credito fondiario emessi in sede fallimentare, sicchè il creditore fondiario, per ottenere la provvisoria assegnazione del ricavato, è in ogni caso onerato di dimostrare la propria ammissione al passivo del fallimento; il curatore fallimentare, qualora richieda l'attribuzione di somme relative ad eventuali crediti di massa maturati in sede fallimentare, preferiti al credito fondiario, e la conseguente decurtazione dell'importo da assegnare all'istituto procedente, è tenuto a costituirsi nel processo esecutivo e a provare l'emissione di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili ai sensi dell'art. 26 l.fall.) che - direttamente o indirettamente, ma inequivocabilmente - dispongano la suddetta graduazione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 28 Settembre 2018, n. 23482.


Esecuzione forzata - Provvedimento di chiusura del procedimento esecutivo - Revocabilità - Esclusione - Fondamento - Conseguenze - Azione di ripetizione di indebito da parte dell'espropriato dopo la chiusura del procedimento esecutivo - Esperibilità sul presupposto della illegittimità dell'esecuzione per motivi sostanziali - Esclusione.
In tema di esecuzione forzata, il provvedimento che chiude il procedimento esecutivo, pur non avendo, per la mancanza di contenuto decisorio, efficacia di giudicato, è, tuttavia, caratterizzato da una definitività insita nella chiusura di un procedimento esplicato col rispetto delle forme atte a salvaguardare gli interessi delle parti ed incompatibile con qualsiasi sua revocabilità, in presenza di un sistema di garanzie di legalità per la soluzione di eventuali contrasti, all'interno del processo esecutivo. Ne consegue che il soggetto espropriato non può esperire, dopo la chiusura del procedimento di esecuzione forzata, l'azione di ripetizione di indebito contro il creditore procedente (o intervenuto) per ottenere la restituzione di quanto costui abbia riscosso, sul presupposto dell'illegittimità per motivi sostanziali dell'esecuzione forzata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. III, 23 Agosto 2018, n. 20994.


Espropriazione forzata – Sospensione totale o parziale del titolo esecutivo giudiziale – Distribuzione del ricavato – Sospensione ex art. 623 c.p.c. – Accantonamento.
La norma contenuta nell’art. 510 c.p.c. (la quale prevede l’accantonamento delle somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o in parte riconosciuti dal debitore) ha natura eccezionale perchè deroga al principio generale secondo il quale possono soddisfarsi sul ricavato solo i creditori muniti di titolo esecutivo o il cui credito sia riconosciuto dal creditore.

Detta norma non è dunque applicabile in via analogica all’ipotesi in cui l’efficacia del titolo esecutivo giudiziale sia stata successivamente anche solo parzialmente sospesa, dovendosi in tal caso applicare l’art. 623 c.p.c. che impone al giudice, senza alcun potere di sindacato, di sospendere l’esecuzione o la distribuzione del ricavato. (Franco Benassi) (riproduzione riservata)
Tribunale Rovigo, 13 Giugno 2018.