Legge Fallimentare e Massimario


TITOLO IV - Dell'amministrazione controllata (1)

Art. 193

Fine dell'amministrazione controllata (1)
Testo a fronte
TESTO A FRONTE



(abrogato)




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(1) Articolo abrogato, con effetto dal 16 luglio 2006, unitamente all'intero titolo quarto, dal D. Lgs. 9 gennaio 2006, n. 5, il quale ha altresì soppresso tutti i riferimenti alla amministrazione controllata contenuti nel regio decreto 16 marzo 1942, n. 267.

GIURISPRUDENZA

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Amministrazione controllata - Cessazione dell’amministrazione controllata - Rimessione "in bonis" - Successiva dichiarazione di fallimento - Revocatoria di pagamenti eseguiti nel corso dell'amministrazione controllata - Onere della prova - Oggetto - Identità dello stato di insolvenza - Necessità - Fondamento - Fattispecie.

Fallimento ed altre procedure concorsuali - Fallimento - Effetti - Sugli atti pregiudizievoli ai creditori - Azione revocatoria fallimentare - Atti a titolo oneroso, pagamenti e garanzie - In genere - Amministrazione controllata - Rimessione "in bonis" - Successiva dichiarazione di fallimento - Revocatoria di pagamenti eseguiti nel corso dell'amministrazione controllata - Onere della prova - Oggetto - Identità dello stato di insolvenza - Necessità - Fondamento - Fattispecie.
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Il decreto di rimessione "in bonis" dell'impresa assoggettata ad amministrazione controllata, certificando l'avvenuto superamento dello stato di dissesto che ha dato luogo alla procedura, evidenzia l'assenza d'interdipendenza e continuità tra la stessa e l'eventuale successiva dichiarazione di fallimento. Pertanto, il fallimento che agisca in revocatoria relativamente a pagamenti eseguiti nel corso dell'amministrazione controllata, è tenuto, al fine di escludere la prededucibilità dei crediti cui si riferiscono i pagamenti, a fornire la prova dell'identità dello stato d'insolvenza che ha dato luogo alle due procedure, in quanto tale prova, che sarebbe superflua in caso di consecuzione tra amministrazione controllata e fallimento, si rende invece necessaria in ragione della buona riuscita del tentativo di risanamento. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata, che, pur escludendo la consecuzione tra le procedure, in quanto il fallimento era stato dichiarato otto mesi dopo la positiva chiusura dell'amministrazione controllata, aveva accolto l'azione revocatoria, desumendo la conoscenza dello stato d'insolvenza dall'avvenuta ammissione dell'impresa alla procedura minore e dalla stipulazione nel corso della stessa di un accordo stragiudiziale con il quale il creditore rinunciava a parte dei propri crediti anteriori all'apertura della procedura). (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 19 Aprile 2010, n. 9289.


Amministrazione controllata - Presupposto - Stato di insolvenza - Sostanziale coincidenza con quello posto a fondamento del fallimento - Conseguenze - Dichiarazione di fallimento successiva all'amministrazione controllata - Periodo sospetto per la revocatoria delle garanzie reali - Decorrenza - Dalla data di apertura del fallimento - Esclusione - Dalla data di ammissione alla procedura di A.C. - Configurabilità - Soluzione di continuità tra le due procedura - Irrilevanza.
Nell'ipotesi di successione della procedura fallimentare a quella di amministrazione controllata, il computo a ritroso del cosiddetto "periodo sospetto" di cui all'art. 67 della legge fallimentare per l'esercizio dell'azione revocatoria relativamente alla concessione di garanzie reali decorre dalla data del decreto di ammissione alla prima procedura e non da quella della dichiarazione di fallimento, atteso che il presupposto dell'ammissione all'amministrazione controllata è del tutto analogo a quello del fallimento, senza che spieghi, pertanto, influenza la circostanza che (come nella specie) tra le due procedure sia intercorsa soluzione di continuità (nella specie, decorso di circa cinque mesi tra la scadenza del biennio dell'amministrazione controllata e la dichiarazione di fallimento), atteso che la continuità tra le procedure non si risolve in un mero dato temporale, configurandosi, per converso, come fattispecie di consecuzione (più che di successione) tra esse, il fallimento rappresentando lo sviluppo della condizione di dissesto che diede causa all'amministrazione controllata. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 16 Aprile 2003, n. 6019.


Forniture somministrate sia prima che durante l'amministrazione controllata - Debito dell'impresa fallita per il corrispettivo - Prededucibilità.
Il contratto di somministrazione, disciplinato dagli artt. 1559 e segg. cod. civ., come contratto di durata, dando luogo ad un rapporto unitario con riguardo al sinallagma sia generico che funzionale, implica la continuazione di questo anche nel corso della procedura di amministrazione controllata, alla quale il somministrato sia ammesso, posto che difetta, per essa, la previsione di automatico scioglimento dei rapporti in atto,, propria del fallimento. Pertanto, qualora a detta procedura segua quella liquidatoria, atteso il nesso di consecutività e di interdipendenza che lega la seconda alla prima, trova applicazione il secondo comma dell'art. 74 legge fall., con la conseguenza che il debito contratto dall'impresa, sia anteriormente all'ammissione all'amministrazione controllata che nel corso di essa, per le forniture somministrate, deve essere soddisfatto in prededuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 12 Luglio 1994, n. 6556.


Fallimento - Ripartizione dell'attivo - Ordine di distribuzione - In genere - Forniture somministrate sia prima che durante l'amministrazione controllata - Debito per il corrispettivo - Prededucibilità.
Il contratto di somministrazione, disciplinato dagli artt. 1559 e segg. cod. civ., come contratto di durata, dando luogo ad un rapporto unitario con riguardo al sinallagma sia genetico che funzionale, implica la continuazione di questo anche nel corso della procedura di amministrazione controllata, alla quale il somministrato sia ammesso, posto che difetta, per essa, la previsione di automatico scioglimento dei rapporti in atto, propria del fallimento. Pertanto, qualora a detta procedura segua quella liquidatoria, atteso il nesso di consecutività e di interdipendenza che lega la seconda alla prima, trova applicazione il secondo comma dell'art. 74 Legge Fall., con la conseguenza che il debito contratto dall'impresa, sia anteriormente all'ammissione all'amministrazione controllata che nel corso di essa, per le forniture somministrate, deve essere soddisfatto in prededuzione. (massima ufficiale) Cassazione civile, sez. I, 05 Febbraio 1993, n. 1444.